Diciotto morti per Covid nella casa di riposo: chiesto il rinvio a giudizio

Il Gup del Tribunale di Tivoli fissa al 12 ottobre l’udienza preliminare sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dai Pm nei confronti di titolare e gestore della casa di riposo in cui morirono 18 ospiti

di Massimo Sbardella

Sono passati 15 mesi da quando, il 21 gennaio 2021, Matteo Palamidesse riportò su Numero Zero la notizia del blitz dei Nas in una casa di riposo di Palestrina. Diverse erano le contestazioni che venivano fatte, in particolare quella di aver messo dentro un numero di ospiti superiori a quelli autorizzati.

Una situazione che, stando alla denuncia di una ex operatrice e dei familiari di alcuni ospiti, tra novembre e dicembre 2020 (nel pieno della prima ondata Covid) aveva contribuito a diffondere la pandemia tra gli ospiti, provocando diversi decessi.

Al tempo ci recammo nella struttura Villa Silvana, per intervistare i titolari ed accogliere la loro versione dei fatti, facendo un articolo che teneva conto di tutto.

Purtroppo non fu sufficiente e i due, poco dopo, commissionarono un video promozionale in cui si scherniva il giornale che aveva scritto tutte fandonie e si riaffermavano le proprie ragioni, con degli improbabili siparietti nel video a supporto delle proprie tesi.

L’inchiesta della Procura di Tivoli

Su quella vicenda, però, al di là dei video e delle parole la Procura della Repubblica di Tivoli ha lavorato fino ad oggi con i due Pubblici ministeri che hanno raccolto le informazioni che hanno chiesto il rinvio a giudizio per due persone (la titolare della società che gestisce la casa di riposo e il compagno, nella veste di gestore della struttura).

L’11 aprile scorso, il Tribunale ordinario di Tivoli ha diramato l’avviso di fissazione dell’udienza preliminare, insieme alla richiesta di rinvio a giudizio, sia agli imputati che ad altre 26 persone, ovvero le due operatrici che hanno presentato denuncia contro la coppia che i familiari dei 18 ospiti morti nella struttura, dopo aver contratto il covid, nel periodo dal 1 novembre 2020 al 6 dicembre 2020.

La richiesta di rinvio a giudizio per titolare e gestore

Su richiesta dei Pm che hanno condotto le indagini, il Gup Emanuela Francini ha pertanto fissato l’udienza preliminare relativa alla richiesta di rinvio a giudizio, con  l’accusa di epidemia colposa, sia per la rappresentante legale della società, L.L. di 41 anni, che per il compagno E.F., 38 anni, che è anche colui che si occupava in concreto della gestione.

Da quanto ricostruito dai pm, ai due vengono contestati la “generica negligenza, imprudenza e imperizia” nonché “l’inosservanza delle disposizione finalizzate a limitare la diffusione dell’epidemia da Covid-19”.

Le accuse degli inquirenti

Secondo il Tribunale di Tivoli, essi avrebbero anche omesso di segnalare alla Asl casi sospetti o conclamati di Covid, favorendo la diffusione del virus da cui sono stati contagiati rapidamente sia i pazienti che dieci operatori della casa di riposo (tra cui anche l’imputato). La contestazione più rilevante che la procura ha fatto è di aver accolto nella struttura ben 28 ospiti, quando le persone autorizzate sarebbero state 12 persone, impedendo così di garantire il distanziamento, una delle principali prescrizioni del Governo nazionale contro la pandemia.
«Nella struttura – si legge nella richiesta di rinvio a giudizio – gli ospiti giravano liberamente, mangiavano e stazionavano nella sala polifunzionale tutti insieme». Per quanto riguarda gli operatori, infine, si evidenzia che questi fossero «in numero inferiore al previsto (uno ogni sei ospiti) e, insieme con I visitatori, potevano accedere indossando mascherine chirurgiche e solo saltuariamente le FFP2».

L’intervento dei Nas nel gennaio 2021

Proprio di questa vicenda, nel gennaio 2021, si erano occupati anche i carabinieri dei Nas che, dopo la denuncia di una operatrice, avevano fatto un sopralluogo nella struttura riscontrando la presenza di eccessivi ospiti e il mancato rispetto di alcune prescrizioni. Al riguardo, fin da quel tempo, quando siamo andati a Villa Silvana i titolari si sono sempre detti estranei alle morti in quanto: «Nell’alloggio erano presenti anziani con una o più patologie e, come in tutte le comunità per anziani del mondo, il Covid è risultato un pericolo che, in alcuni casi, non si è potuto evitare. Una cosa è certa: appena saputo della prima positività al virus siamo stati noi stessi a comunicare la situazione all’Uscar della Asl Rm5».

Se il 12 ottobre prossimo dovesse esserci il rinvio a giudizio sarà un regolare processo a stabilire se quelle morti sono state causate anche da atteggiamenti sbagliati dei gestori della struttura oppure siano figli esclusivamente della casualità e di una pandemia il cui tributo di vite umane è stato elevatissimo in tutta Italia.

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