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Cronaca

Ospedale di Palestrina: da ostetricia portano via anche le attrezzature

La decisione di trasferire le attrezzature del reparto di ostetricia e ginecologia per destinarle all’ospedale di Tivoli ha scatenato la reazione dell’Amministrazione comunale, con il sindaco Mario Moretti che denuncia un tentativo di “smantellamento definitivo del reparto”. Ripercorriamo la cronologia degli eventi che hanno portato al nuovo scontro tra gli enti.

di Matteo Palamidesse e Massimo Sbardella

Il 20 gennaio, il direttore generale della Asl Rm5, Giorgio Santonocito, comunica all’Amministrazione del Comune di Palestrina che avrebbe proceduto a rimodulare l’accesso dei pazienti Covid presso il Coniugi Bernardini, trasferendo le attrezzature del reparto di ginecologia ed ostetricia al DEA di Tivoli, così da garantire la separazione dei percorsi e scongiurare la diffusione del virus.

Una nota mal digerita dal sindaco Mario Moretti che, nella giornata di lunedì, ha inviato al mittente una risposta piuttosto piccata, sia nel tono che nella sostanza, annunciando azioni contro la decisione arrivata, sottolinea il sindaco, senza aver mai interpellato l’Amministrazione comunale.

La lettera inviata il 24/01/22 dal Sindaco Mario Moretti al Direttore Generale della Asl Rm5, Giorgio Santonocito

Santonocito, nella sua comunicazione, garantisce l’acquisto di nuove attrezzature per i reparti di Palestrina, ma solo nel momento in cui si procederà all’ennesima riconversione del nosocomio in ospedale cittadino. Tale promessa, però, nasconderebbe la volontà di smantellare definitivamente i reparti dal “Coniugi Bernardini”. Ci si chiede, infatti, perché non si sia proceduto all’acquisto di nuove attrezzature per Tivoli – visto che il direttore ne ha facoltà e capacità- invece di trasferirla da un altro ospedale, quello di Palestrina.

Se la situazione è temporanea, come afferma Santonocito nella missiva, perché togliere al Coniugi Bernardini per prevedere poi l’acquisto delle stesse cose che già ci sono?

Sembrerebbe piuttosto una cortina fumogena per celare la vera volontà dell’amministrazione sanitaria, che continua a smantellare pezzo per pezzo l’ospedale di Palestrina, da due anni convertito in Covid Center, lasciando la comunità priva di un presidio ospedaliero e di una delle eccellenze del territorio, ovvero il reparto di ginecologia ed ostetricia.

Appresa la notizia, anche il sindaco di Colleferro, Pierluigi Sanna, non nasconde la propria preoccupazione:

“Apprendiamo dalla pagina facebook del comune di Palestrina che la Asl Rm5 sta prevendendo lo spostamento delle attrezzature del reparto di ostetricia e ginecologia da Palestrina a Tivoli.
Condividiamo le legittime preoccupazioni, evidentemente fondate, sullo smantellamento. A Colleferro, anni fa, la dipartita dei reparti ebbe un copione molto simile.
Ci chiediamo quale sia la strategia della Asl Rm5 su tali reparti. La ginecologia ed ostetricia Covid dovrebbero rimanere a Palestrina!
La ginecologia ed ostetricia no Covid dovrebbero venire temporaneamente a Colleferro, fino a che Palestrina rimane ospedale Covid. Altrimenti il Polo Unico non ha senso. Altrimenti si prendono in giro i cittadini e si tradisce l’atto fondamentale di programmazione della Asl, approvato dai sindaci.
Il Polo Unico non può esistere solo quando fa comodo! Quale è la motivazione per la quale si trasferisce tutta la branca sia nella sua parte Covid che no Covid? Con chi è stata condivisa?
La Regione e nello specifico l’Assessorato alla Sanità sono d’accordo con tali scelte che non si può non definire insensate.
Come sindaci del Polo Unico Colleferro – Palestrina dovremmo vederci al più presto per scongiurare questa assurdità”.

Un’ipotesi prontamente smentita dalla Asl Rm5 che questa mattina ha pubblicato sul proprio account ufficiale una replica alla comunicazione veicolata ieri dall’amministrazione comunale di Palestrina, sottolineando come non vi sia in atto alcuno smantellamento ma solo un trasferimento provvisorio di attrezzature per garantire – in quel di Tivoli – la sicurezza dei percorsi Covid e non Covid e che sono state immediatamente avviate le procedure per la loro pronta sostituzione alla ripartenza delle ordinarie attività del Presidio.

Ormai la confusione è tale e le posizioni dei diversi enti tanto distanti che è lecito chiedersi dove sia la verità. Credo sia legittimo chiedersi se questi due anni non abbiano pesato ulteriormente sulla decisione di trasferire i reparti altrove. In fondo, potrebbero pensare, se si è riusciti per due anni a fare a meno di certi reparti perché mai tornare indietro?

Eppure le premesse sono state ben altre. Era il 5 luglio 2021, veniva dimesso l’ultimo paziente Covid e l’ospedale di Palestrina, dopo la dura fase di lotta al Covid, veniva riconvertito. Nei giorni successivi venivano riattivati i reparti di emergenza urgenza, di medicina interna e di chirurgia. Nulla sul ritorno di ortopedia, mentre per ostetricia e ginecologia la promessa era di avviare tutte le attività connesse nel mese di settembre.

Uno dei problemi riscontrati nella riconversione fu la carenza di personale (nel caso specifico di medici pediatri e ginecologi), tanto che l’on. Rodolfo Lena, presidente della Commissione sanità della Regione Lazio, comunicava di aver presentato all’Assemblea regionale un progetto di legge volto ad incentivare, attraverso incentivazioni economiche, il personale medico e infermieristico che decidesse di prestare servizio presso gli ospedali delle sedi periferiche e disagiate.

Una congiuntura che, in quel momento, placò gli animi più preoccupati sulle sorti dell’ospedale di Palestrina e che portò anche il sindaco Mario Moretti a condividere con gli altri sindaci del territorio l’apprezzamento per le attività svolte dal Covid Center, esortando la Direzione strategica a comunicare quanto prima alla cittadinanza il piano di riapertura dei servizi.

A quasi sette mesi di distanza, con un’altra riconversione alle spalle, il futuro dell’ospedale appare (e gli enti non fanno nulla per fare un minimo di chiarezza) sempre più incerto, forse al centro di un riassetto strategico ben più ampio dei confini del comune.

Il peso politico delle amministrazioni comunali sarà determinante tanto quanto il tempo che intercorrerà tra una decisione e l’altra, in un gioco di scacchi nel quale la variabile “Covid” potrebbe decretare lo “scacco matto” per Palestrina.
Nel mentre che le due istituzioni si sfidano a colpi di comunicati stampa, i cittadini si interrogano sul futuro prossimo. Fare chiarezza, in maniera congiunta, sarebbe il minimo.

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