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Palestrina

L’emergenza virus e il valore umano dell’ospedale: la salute non ha colore politico

Il popolo prenestino di oneri ne ha vissuti e ne vivrà, senza rinfacciarli, ma non si possono ignorare appelli e richieste di sicurezza da parte di chi rappresenta le proprie comunità. Serve rispetto per un ruolo e un territorio

di Massimiliano Rosicarelli

Palestrina. Quello che stiamo vivendo ed affrontando oggi è sotto i nostri occhi. Affrontiamo un’epidemia dalla quale ogni giorno assumiamo le preoccupazioni e le ansie che, a malapena, riusciamo a oltrepassare con un pensiero di ottimismo e positività. La nostra comunità poi, da qualche giorno, vive momenti di notevole apprensione perché ritrovatasi in un batter d’occhio senza una certezza che, bene o male aveva, l’ospedale. Già, il “Coniugi Bernardini” di Palestrina diventa Covid19 per scelta della Regione Lazio. Una decisione che deve far riflettere, semmai avessimo tempo di farlo. In primis perché le modalità decisionali sono apparse da subito affrettate, con tempistiche da guinness dei primati e non tenendo in considerazione che Palestrina è in primis composta da 25 mila cittadini e da un Sindaco che li rappresenta. 

La figura istituzionale si rispetta a prescindere dal colore politico e, soprattutto in questo momento, nessuno si permetta di fare lezioni moralistiche ad un Primo Cittadino che è il portavoce della città, il simbolo del cittadino che paga le tasse per avere un servizio, che mai si è tirato indietro a collaborare come la storia, inclusa quella dell’Ospedale di Palestrina (le cure nel nosocomio ad Abdullah Ocalan ricordate?), insegna anche a chi oggi non ha memoria o fa finta.  

Nessuno è contrario a questa trasformazione perché il popolo prenestino di oneri ne ha vissuti e ne vivrà senza rinfacciarli a nessuno e sempre dotato di altruismo per tutti,  se fatta con la testa perché non è accettabile e, siamo nel 2020, recarsi ad un Pronto Soccorso dentro una tenda, con tutto il rispetto per la tenda e poi essere smistato come un pacco da consegna ad un altro nosocomio nella stessa Asl. 

Abbiamo il sacrosanto diritto di estendere perplessità logistiche anche perché Palestrina è dotata di altri edifici che potevano essere utilizzati, alcuni dei quali, a quanto pare, messi a disposizione dal privato. Penso ai locali Ex Inam, liberissimi attualmente a due passi dal “Coniugi Bernardini”, al PalaVerde confinante, già messo a disposizione dei vertici sanitari regionali dall’Amministrazione Comunale di Palestrina. Altro gesto lodevole. 

Verrebbe da chiedere ai signori che governano il Lazio, diciamocelo onestamente, per quale motivo lasciare 100 mila abitanti privi di una struttura sanitaria seria che era comunque un primo punto di soccorso e di riferimento per un comprensorio ampio, di gente che per curarsi ora dovrà andare a Tivoli, Colleferro o chissà dove, arrecando altro lavoro a tale personale di cui nessuno ha nulla da eccepire per professionalità e serietà. 

Comprendiamo che tanto la trasformazione a Covid 19 è fatta, e non siamo assolutamente contrari a patto che, con i fatti e non a parole, ci sia la certezza di avere in contemporanea un serio Pronto Soccorso e garanzie di sicurezza per chi lavora nell’ambito sanitario del “Coniugi Bernardini” di Palestrina. La salute non ha e non deve avere alcuno schieramento politico, alcun colore politico perché in ballo c’è la vita, la nostra vita, dei nostri familiari, di persone che, malate, in tre ore si sono viste private di un servizio a garanzia della salute. Questa non è retorica, ma un dato di fatto: Palestrina ha contribuito ed è pronta a contribuire alle emergenze, lo ha fatto e lo farà sempre (ha un Associazionismo encomiabile) e nessuno si permetta di insinuare il contrario e, soprattutto, porti rispetto a chi indossa una Fascia Tricolore nel nome della città del Pierluigi e dei suoi concittadini, che essi siano di destra, sinistra, centro. 

Ascoltare, venerdì scorso in diretta su Radio Onda libera, il sindaco Mario Moretti ci ha mostrato che la comunità ha un punto di riferimento per vivere il dramma epidemico. No, perché un sindaco che è il responsabile sanitario del territorio, deve essere anticipatamente e tempestivamente informato dai vertici regionali su tutto e di tutto, signori come noi che hanno una vita ed una famiglia. Il Sindaco deve a sua volta renderne conto ad altri “colleghi” di comprensorio condividendone idee e decisioni. La gente vota (e ci si ricorda di noi una volta ogni 2,3, 5 anni) per essere loro rappresentati. 

Questi signori, con la Fascia Tricolore, hanno delle responsabilità anche penali nei confronti dei concittadini. Lo sfogo del Primo Cittadino di Palestrina deve essere un esempio per tutti. Uniti si, ma fessi no, lo ricordi sempre la direzione generale Asl Roma 5. A coloro che dicono di governare la Regione Lazio per il bene di tutti ricordiamo di ricordarsi (scusate il gioco di parole), a tempo perso, la loro provenienza territoriale, la loro gioventù, le loro battaglie anche politiche e personali, ma non dimenticassero che ora solo con il dialogo tempestivo si deve tutelare la gente, chiamata però a non offendere nessuno. 

Un ultima considerazione: Rodolfo Lena su cui in tanti puntano il dito come responsabile della trasformazione dell’ospedale a Covid 19. Che ruolo ha il nostro concittadino ed anche ex sindaco: è forse lui il Presidente del Consiglio Regionale del Lazio o l’Assessore alla sanità? Pensiamo davvero che sia lui il colpevole di tale decisione? Pensiamo poi che Mario Moretti, il nostro sindaco, non sia collaborativo nel nome della salute della gente? Non usciamo da certi binari con la scelleratezza e l’astio che purtroppo la politica crea o che qualcuno tende a alimentare per dimenticare il dramma che oggi viviamo e che continueremo a vivere. A Mario Moretti e a Rodolfo Lena chiediamo che, per sempre, nel nome del comprensorio prenestino ci siano unità d’intenti (esulando la sponda politica) perché, loro malgrado, si trovano coinvolti, chi nel ruolo di sindaco, chi di Consigliere Regionale ma che vive ed è comunque, ricordiamolo, cittadino di Palestrina a dover gestire una situazione non facile. Al tempo stesso, chiediamo a chi si trova in Regione e prende certe decisioni, di rispettare chi indossa la Fascia Tricolore (Palestrina in primis e tutti i comuni del comprensorio), di rispettare la gente che paga le tasse ed ha paura di ammalarsi non solo di virus, di rispettare chi si prodiga veramente nell’ospedale di Palestrina e negli studi medici di base (dottori, infermieri, segretarie), sopra le ambulanze e nei 118. 

Chiediamo rispetto per Palestrina e per il comprensorio tutto, come questa frase che chiediamo di sottoscrivere: “la salute non ha colore politico”. 

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