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Cronaca

Ora dobbiamo fare sul serio. Cronaca di una quarantena

Analisi di una quarantena nata quasi per gioco e proseguita all’acqua di rose. I bambini ne fanno le spese più degli adulti. Il lavoro e la sua mancanza, mette in crisi le famiglie.

No, non scriverò l’ennesimo articolo in cui sciorino dati sugli infetti del giorno. Dire che siano 8, 10 o di più sinceramente cambia poco il gioco. Ma come non ti importa dei malati?

Certo che mi importa e proprio perché mi importa mi spingerò a fare due piccolissime considerazioni.

Ora dobbiamo fare sul serio. I dati sono dati, ma se ogni giorno siamo li ad aspettare i dati dalla tv, ci compriamo mascherine FFPP 2000 nuovo modello super efficiente, cambiamo guanti in lattice cento volte al giorno, ci incazziamo con il tipo fuori il supermercato perché non rispetta le distanze e poi… Eh già, e poi usciamo trovando piccoli escamotage, perché il cane deve fare pipì o perché la vaghezza sulla corsetta post prandiale mi permette di farmi i beati fatti miei, beh tutto quello che avete messo giustamente in campo, andare a farsi benedire.

Ora dobbiamo fare sul serio, anche e soprattutto per gli altri. C’è chi perde la vita in un letto d’ospedale, da solo, senza poter nemmeno guardare chi ama per l’ultima volta. Muore soffocato, come un annegamento, in maniera cosciente. C’è chi sacrifica la vita nelle corsie degli ospedali. Infermieri e medici lo stanno facendo da settimane, con un totale senso di abnegazione che trasferirei il Parlamento in Ospedale.

C’è chi sacrifica la propria salute, attentando alla sua e a quella dei propri familiari, perché deve andare a lavorare. Non può fermarsi, non può lavorare in modalità si smartworking, non può prendere ferie, mettersi in malattia, né cassa integrazione. Deve lavorare perché altrimenti non riesce a mettere la pagnotta sulla tavola.

C’è chi sta soffrendo la quarantena più degli altri. La quarantena non è uguale, almeno non lo è per tutti. I metri quadri di casa, i balconi e le terrazze, i giardini, i computer per le lezioni dei figli, la possibilità di comprarsi giornali, fare abbonamenti di Netflix o Sky, la possibilità di avere la credenza piena.
Persino ammazzare il tempo, per alcuni è difficile.
No, la quarantena non è uguale, non per tutti.

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