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Se l’antifascismo diviene motivo di divisione. Palestrina, il caso in Consiglio comunale

Oggi alle 9.00 si è tenuto il consiglio comunale. Numerosi i punti all’ordine del giorno, ma una mozione presentata dal Pd, Palestrina Popolare e Palestrina Bene Comune fa traballare la serenità della maggioranza. Cinque consiglieri su sei della Lega votano contro la mozione che richiedeva di intraprendere azioni di ferma condanna contro l’affissione di uno striscione inneggiante alla marcia su Roma del 28 Ottobre scorso.

E’ il 28 ottobre quando a Palestrina compare uno striscione inneggiante alla marcia su Roma. “Marciare per non marcire” recita. Dopo poche ore viene rimosso da militanti di “Palestrina non si lega” con tanto di polemiche a rimorchio. Una polemica che non si è spenta però nell’arco di quelle poche ore: l’ANPI richiese -inviando una lettera a tutti i consiglieri- di prendere posizione chiara e netta sull’accaduto. Iniziano i mal di pancia.

Con una mozione da parte delle forze di minoranza, infatti, – per bocca del consigliere Manuel Magliocchetti – la richiesta è stata presentata in Consiglio, con l’auspicio di impegnare la Giunta e il sindaco. Già il sindaco, ricordiamocene bene, perché in questa vicenda sarà l’unico a farne le spese, o quasi.

Una prassi, direbbe qualcuno, una strumentalizzazione direbbe qualcun altro. Eppure ha portato allo scoperto una differenza di vedute netta all’interno della maggioranza, differenza che ha evidenziato i malumori in Palestrina Democratica (che ha votato a favore), esternati dal consigliere Fatello, in Bella Palestrina (idem) ma soprattutto nella Lega, dove cinque consiglieri su sei (Beatrice Stazi, Augusto Briccetti, Cinzia De Rose, Andrea Rossi e Roberto Mancini) hanno votato contro, lasciando il Presidente del Consiglio Simone Coccia unico tra i rappresentanti del carroccio a votare a favore.

In effetti se si dovesse presentare una mozione per ogni striscione o scritta inneggiante a dittature del passato, un sindaco come Mario Moretti non avrebbe scampo e passerebbe l’intera legislatura a condannare le idiozie altrui. Ma quando si parla dei valori e delle fondamenta della nostra Repubblica, nessun rappresentante delle Istituzioni dovrebbe mai tirarsi indietro dalla difesa, “senza se e senza ma”, dei principi contenuti nella Carta Costituzionale. Soprattutto se richiesta.

E’ stato il consigliere Ludovico Rosicarelli a riportare tutti sulla terra: “Il mio Stato di Consigliere comunale non mi permette altro voto se non il mio voto favorevole!”

Per quanto se ne possa pensare, la Costituzione è nata dalla lotta al Fascismo, pensata, ideata, voluta e scritta dai rappresentanti delle forze politiche che il fascismo hanno combattuto, con le idee, con il carcere, con le armi.

No, non possiamo trattare l’ideologia neofascista come una libera espressione di pensiero. Non lo è, né per la legge, né per i valori costituzionali ai quali la legge si ispira.

Durante le intenzioni di voto, l’intervento – targato Lega – del consigliere Beatrice Stazi avrebbe quindi potuto passare come un atto di routine, ma la piega è stata sin da subito molto chiara.

“L’assunto della mozione è scontato. E’ una strumentalizzazione di fatti noti: una stucchevole ovvietà”.

“Non vogliamo legare il sindaco Moretti a ribadire ogni mese ciò che è ovvio” chiude infatti il consigliere Stazi il suo intervento”.

Ma se guardassimo bene l’intera vicenda, capiremmo che in realtà l’unico ad averne fatto le spese è proprio il sindaco Mario Moretti. Non il Presidente del Consiglio Comunale, Simone Coccia, unico tra i leghisti ad aver votato a favore, né le altre forze di maggioranza che di certo non sono vicine alla destra (Palestrina Democratica era pronta ad uscire) ma il sindaco, in termini politici e di serenità della propria maggioranza.

La Lega, infatti, pur credendo di aver fatto cosa gradita ad argomentare il proprio voto contrario ha, nella realtà dei fatti, messo un bel vestito alla propria contrarietà (si è arrivati a citare addirittura l’art. 4 della legge 645/1952 per poi votare contro), fornendo l’assist alla minoranza (Pd, Palestrina Popolare e Palestrina Bene Comune) di arrivare a dama, saldandosi con una parte della maggioranza e incuneandosi nelle differenze ideologiche di quest’ultima, incrinando una tenuta in apparenza granitica.

A queste ultime forze va dato atto di essere state capaci di portare all’approvazione la mozione e, forse, di aver fatto qualcosa di più.

Non un bel vedere, compresa la difficoltà del sindaco Mario Moretti, nella tenuta di alcuni elementi che, oggi, hanno pensato bene di non rendergli la vita semplice su una presa di posizione, talmente scontata, che avrebbe dovuto essere unanime.

I malumori proseguiranno, dentro e fuori Palazzo Verzetti, anche se c’è chi tenterà di sminuire la vicenda.

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