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Rifiuti, attenti al cetriolo

Con la chiusura di Colleferro e l’indisponibilità di Latina a trattare i rifiuti di Roma, l’altolà della Regione Lazio a Roma Capitale: “Entro 24 ore si individuino i siti per i rifiuti di Roma”.

Ci risiamo, il cetriolo è ancora per aria. Colleferro, dopo la chiusura del sito di Colle Fagiolara è fuori discussione. Colleferro infatti, in questi anni ha stoccato e smaltito 2200 delle 3000 tonnellate di indifferenziata romana giornaliere. L’impianto è fermo dal 9 Novembre, giorno in cui è morto un operaio di 65 anni, Giuseppe Sinibaldi, investito da una ruspa.

Latina, dopo le richieste di Roma Capitale, si dichiara indisponibile come sito. Nel mentre, i rifiuti si accumulano nei centri di Rocca Cencia e di Ponte Malnome e sui marciapiedi di Roma. Si, Roma non sa dove mettere i propri rifiuti.

Per questo oggi il Sindaco Virginia Raggi ha l’ordinanza anti emergenza, aumentando il conferimento dei rifiuti verso Civitavecchia di 1000 tonnellate (non senza conseguenze, vista l’opposizione politica in città).

Un provvedimento che a detta del sindaco sarà valido per il tempo necessario per la riapertura della discarica di Colleferro. Ma si sa, in Italia non vi è cosa più duratura di una situazione provvisoria, cosa che porta a pensare gli addetti ai lavori che il cetriolo, per ora in aria, prima o poi a qualcuno toccherà.

“Se il Comune non individuerà nelle prossime ore soluzioni che gli competono per i compiti di raccolta e smaltimento, useremo i poteri sostitutivi per superare la loro inerzia”, ha dichiarato l’assessore al ciclo dei rifiuti della Regione Lazio, Massimiliano Valeriani, facendo scoppiare il caso politico.

La chiusura di Colleferro, è solo l’assaggio di quello che accadrà dopo il 31 Dicembre. Perché a quella data comunque il sito di Colleferro dovrà essere chiuso, come da accordi tra il sindaco della città Pierluigi Sanna e il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

Tutti si chiedono cosa accadrà, dove finiranno i rifiuti di Roma, vista l’indisponibilità ormai conclamata della provincia a ricevere ulteriormente “la monnezza” della città e vista la situazione ormai al limite del collasso dei siti finora utilizzati.

Gira e rigira il cetriolo a qualcuno toccherà, anche se la situazione si presenta piuttosto incredibile per una metropoli europea come Roma, ad oggi sprovvista di propri siti ed impianti per lo smaltimento dei propri rifiuti.

In verità a Marzo 2018 Roma Capitale aveva individuato delle “zone bianche” nella provincia dove poter inserire le proprie discariche, una tesi rigettata però dalla Regione Lazio, in quanto sarebbe l’ex provincia di Roma a doverle individuare.

Quindi? Ricordate che anche sulla nostra area qualcuno aveva messo gli occhi? Ricordate che anche Monte Castellaccio, a Carchitti era stata più volte chiamata in causa come sito “adatto” a ricevere i rifiuti di Roma? Ad oggi il sospetto che qualcuno abbia riacceso le proprie mire sulla porzione orientale della provincia c’è. Se i Comuni dell’area, compreso quello di Palestrina, non alzano il livello di attenzione verso il territorio, il pericolo che qualcuno si bruci col cerino in mano, beh, potrebbe divenire ben presto realtà.

Di cosa parliamo? Se facciamo un salto indietro, l’ex assessore all’ambiente del Comune di Palestrina, Micol Urtesi, tentò, ahimè invano, di far ricadere la porzione del Comune di Palestrina, all’interno del Parco stesso, per salvaguardarlo dalle mire allora piuttosto palesi.
Non siamo a conoscenza di ulteriori passaggi fatti dall’attuale amministrazione, ma se non si fossero presi provvedimenti ad hoc rispetto alla zone allora individuata, potrebbe scoppiare un bell’incendio, e non sarebbe un cerino a farlo scaturire, né il famoso cetriolo volante, che a qualcuno pur toccherà, ma all’ignavia, la colpevole indolenza di fronte il pericolo.

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