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L'editoriale

Piove, scuole chiuse: le teste annacquate

di Massimo Sbardella

Siamo entrati in autunno solo da un mese, eppure, nei giorni scorsi, alcuni comuni hanno già chiuso le scuole per due giorni per maltempo. Un’allerta meteo, media, neanche alta, è ormai sufficiente a scatenare la psicosi dei sindaci. Non dico neve, che potrebbe bloccare la viabilità e creare problemi di ordine pubblico, ma solo pioggia.

Il rischio, per i ragazzi, è limitato all’entrata a scuola, alle 8, e all’uscita, alle 14 (o alle 16.30) poi, mentre sono in classe, stanno tranquilli. Se restano a casa, al contrario, rischiano mentre vengono accompagnati da nonna e, quando va male, quando vanno dietro a mamma per negozi o chissà dove. Siamo onesti, di questo passo – da qui a marzo – potrebbero saltare decine di giorni di scuola, vedendosi negare il diritto allo studio. Eppure la paura dell’opinione pubblica per molti sindaci è tanta.

Ma se lunedì chiudono e martedì no, ecco imprecazioni, insulti, bestemmie. “Se mi figlio torna zuppo, te vengo a cerca’”, scrive un papà. Signori miei, datemi retta: contro la pioggia bastano ombrelli, k-way e galosce. Come per tutti noi, per anni.

Un po’ d’acqua sui vestiti e sulla testa non crea problemi. E’ quella che si insinua dentro che fa danni irreparabili.

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