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Caso Magliocchetti, parla il sindaco: “Già prima del cimitero, le gravi carenze da assessore”

Clamore, a Palestrina, per il decreto del sindaco che ha sollevato  Manuel Magliocchetti dalla Giunta. Il sindaco Adolfo De Angelis spiega i motivi della decisione: “non si poteva più andare avanti”.

Il sindaco Adolfo De Angelis ha sollevato Manuel Magliocchetti dall’incarico di assessore e vice sindaco. Il decreto di revoca era nell’aria già da giorni dopo che, il 21 ottobre scorso, un incredibile episodio al cimitero di Palestrina aveva messo l’Amministrazione prenestina nell’occhio del ciclone.

In pieno orario di apertura, tra le 14.00 e le 14.40, il cimitero era stato chiuso ai visitatori per consentire ad un gruppo di persone di girare – a quanto pare – lo spot per una festa di Halloween. Donnine seminude, pupazzi variopinti con più braccia, un uomo col vestito da Papa e una bara bianca animavano questo video, tra lo stupore e la rabbia di chi, fuori dal cancello, aspettava di fare visita ai propri cari. La questione del cimitero, ed il modo di gestirla dei giorni successivi, è stata la classica goccia che fa traboccare il vaso.

Si difende, sui social, l’assessore Magliocchetti che dichiara il proprio “stupore” per la decisione del sindaco. “Sono rammaricato – scrive l’ex vice sindaco della lista Palestrina Popolare – per il modo in cui ha fatto questa scelta: senza essersi mai confrontato con me, né con la coalizione che governa la città. Spero che questa decisione non trovi giustificazione nei fatti del cimitero, in quanto non è stata rilasciata alcuna autorizzazione per girare riprese all’interno dello stesso”.

Dal canto suo il sindaco De Angelis spiega il provvedimento: “Già prima dei fatti del cimitero – afferma – c’era stato un confronto all’interno del Partito Democratico, con i cinque consiglieri, i due assessori e il segretario, per affrontare la questione riguardante la gestione di un assessorato delicato, quello all’urbanistica, in cui in quattro anni e mezzo non è stato fatto assolutamente nulla. Non un piano urbanistico, non un regolamento, nessun intervento… soltanto qualche concessione in sanatoria, senza affrontare la questione nella sua complessità ma in ordine sparso, apparentemente senza un criterio. Avremmo voluto fare una variante per l’area del palazzetto in costruzione, per dargli una destinazione che lo rendesse appetibile ad un privato ed eliminare, così, quella situazione di degrado. Ma, pure qui, non si è visto niente. Anche rispetto al progetto di recupero del convento di Santa Lucia, su cui la Banca Centro Lazio con coraggio ha deciso di investire oltre 9 milioni di euro in un’area importante della città, ci sono stati ritardi e rallentamenti inspiegabili e ingiustificabili. Poi, qualche settimana fa, è saltato fuori dai cassetti un piano commerciale di ben 90 pagine, per oltre 15 mila metri quadri di commerciale fuori del centro abitato, che non era stato discusso né condiviso con nessuno, né in Giunta né in maggioranza. Da qui l’esigenza di un confronto con gli amministratori ed il segretario del Partito Democratico in cui, come le dicevo, tutti hanno concordato sul fatto che non fosse stato fatto nulla e sulla linea da seguire. I fatti del cimitero hanno solo accelerato questo epilogo”.

Ma l’interessato prende le distanze dai fatti del cimitero e afferma che lui non ha autorizzato nulla?

“Io credo che la prima qualità di un amministratore sia quella di sapersi assumersi le responsabilità. Si può sbagliare in buona fede, magari con leggerezza, ma si deve avere il coraggio di porre riparo a quegli errori. Prenderne le distanze, anche per iscritto, rischiando di causare seri danni al funzionario, o al custode o ai ragazzi, io non la trovo una cosa di cui andare fieri”.

Lei conferma che non esiste alcuna autorizzazione scritta sulle riprese al cimitero?

“Certo, ma esiste la mail inviata al vice sindaco e al funzionario, con cui si chiedeva quel permesso, e ci sono le testimonianze di tutte le persone coinvolte, che sono al vaglio del comandante della Polizia locale, a cui ho dato mandato subito dopo quei fatti per ricostruire la vicenda e capire se si configurano violazioni, più o meno gravi. Una su tutte: il decreto del 25 maggio sulla privacy prevede sanzioni fino a 5 milioni di euro per chi lo viola, e la ‘fede dell’individuo’ è uno dei dati sensibili che vanno tutelati”.

Fino a ieri in Consiglio, dopo l’uscita dell’Udc, lei aveva 8 consiglieri in maggioranza e 8 in opposizione. Con la rinuncia a Magliocchetti, e a Palestrina Popolare, sulla carta lei resta solo con 6 consiglieri. Sa che potrebbe andare a casa?

“Sì, ma non mi interessa. Siamo chiamati ad amministrare la città per il bene comune, non per noi stessi. Di sicuro non si poteva più andare avanti in questo modo, con un assessore e vice sindaco che, oltre a non aver fatto niente, aveva fatto venire meno le condizioni di fiducia e di rispetto. Incontrerò i vari gruppi presenti in Consiglio per capire se esistono i numeri per andare avanti e, al di là delle posizioni, portare a compimento alcune opere importanti per la città. Se ciò accadrà farò un rimpasto in Giunta e continueremo a lavorare, in caso contrario ci fermeremo e aspetteremo primavera per le nuove elezioni”.

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