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Castel San Pietro

Palio di Sant’Agapito 2019: 14 mesi tra fatti e retroscena

Per comprendere perché il Palio 2019 non si farà, bisogna tornare indietro di un anno, conoscere i protagonisti e rimettere ogni tassello al proprio posto

di Massimo Sbardella

IL FUTURO PROSSIMO

A tre settimane dalla festa del Santo Patrono, una cosa è assodata: il Palio di Sant’Agapito non si farà. Di sicuro, infatti, non si svolgeranno le taverne del Palio, primo motivo del contendere che ha portato alla situazione attuale, e – per forza di cose – non si faranno giochi e sfilate, come siamo stati abituati a vedere in questi anni. Unica chance rimasta, un lumicino in fondo al tunnel, qualcosa di molto parziale e limitato, tanto per non trascorrere la festa più importante della città ciascuno a casa propria.

IL BIG BANG DEI PROBLEMI

Per comprendere cosa stia accadendo all’interno del Comitato Palio, e in che modo le sorti della festa del Patrono dipendano dal Tribunale di Tivoli, è necessario tornare indietro di 14 mesi, al maggio 2018, quando il presidente del Comitato Palio, il veterinario Paolo Ponzo, stremato dalle resistenze interne ad alcune innovazioni, necessarie per stare al passo con la crescita degli ultimi anni, rassegnò le proprie dimissioni. Tra i motivi del contendere sollevati da Ponzo, oltre ai rapporti complicati con “il prete” (don Rodolfo Baldazzi), la controversa questione legata alle cosiddette taverne che, pur dipendenti dal Palio e autorizzate dal presidente del Comitato (che – in caso di problemi – se ne assumeva ogni responsabilità civile, penale e finanziaria), fino ad allora (maggio 2018) avevano sempre discusso l’idea di contribuire in quota parte con gli incassi alla realizzazione della manifestazione.

LA PRECISAZIONE DELLE PORTE (**aggiornamento**)

Accusa, quella di non voler partecipare alle spese del Palio, che diverse porte respingono con fermezza. PORTA SAN MARTINO, ad esempio, sottolinea che – per quanto riguarda la partecipazione delle taverne in quota parte per la realizzazione del palio – nel 2017 ha contribuito, con tanto di ricevuta, versando 1500 euro, “cosa che – scrive il rappresentante della Porta – penso abbiano fatto anche le altre 3 porte. Anche nel 2018, ad agosto, con ricevuta firmata dal presidente temporale è stato versato un contributo di 1000 euro. Anche PORTA SAN GIACOMO sottolinea di aver fatto la propria parte in termini economici, con un versamento di 1.000 euro in data 13 agosto 2018. E un contributo era stato dato anche nel 2017.

LA POLITICA SI INSINUA COME UN TARLO

Di fronte alle dimissioni di Ponzo, che avvengono all’interno di un soggetto PRIVATO (il Comitato palio è un’associazione), entra in gioco la politica, con effetti devastanti. Il vice sindaco Manuel Magliocchetti, che fino a quel momento aveva intessuto rapporti con il Comitato, pensa bene di chiedere al sindaco Adolfo De Angelis di Commissariare il Comitato e nominare Matteo Petronzi, fedelissimo del vice sindaco, come commissario. Un atto giuridicamente “forzato”, visto che non si capisce come un Ente pubblico (il Comune) possa commissariare un soggetto privato. Ed infatti, fin quando c’è da concordare modalità e termini della festa, dei giochi e delle sfilate, il Commissario fa la propria parte ma quando è il momento degli atti formali (ovvero firmare le richieste di autorizzazioni “da legale rappresentante” per le taverne e per il palio) ci si rende conto che Petronzi non ha alcun titolo a farlo.

COL CAPPELLO IN MANO

Per uscire dall’impasse, si va col cappello in mano dalla vice presidente del Comitato, Antonella Coltellacci, e le si chiede di firmare quegli atti formali. Con responsabilità, e coraggio, la Coltellacci firma ed evita che la manifestazione salti. Ormai manca poco ai festeggiamenti e si cerca di andare avanti. Il vice sindaco Magliocchetti e il fido Petronzi chiamano quindi a raccolta quelli che, poco dopo, diventeranno i luogotenenti della campagna elettorale, i rappresentanti delle porte e il solito don Rodolfo e la festa del 2018 si fa. Una manifestazione a cui, vale la pena ricordarlo, tutto il Comitato lavorava ormai da un anno, non negli ultimi due mesi! 

FATTA LA FESTA, GABBATO LO SANTO

Mai come stavolta detto fu più adeguato. La conclusione del Palio 2018, infatti, segna l’inizio della fine. Il Commissario Petronzi, nella sua veste un po’ impalpabile, anziché farsi da parte e lasciare che il Comitato si chiarisca al suo interno e cominci a riorganizzarsi per il 2020, resta inutilmente (e senza motivo) al proprio posto. Anzi, nonostante un paio di solleciti ricevuti dal sindaco Adolfo De Angelis – che gli comunica di essere sollevato dall’incarico – insieme ai fidi amici arriva, a quanto sostengono gli ex membri del Comitato, ad espellere dal Comitato una serie di nomi “scomodi”, con la motivazione ufficiale di non aver versato la quota annuale. Tra questi l’ex presidente Paolo Ponzo e, con lui, alcuni dei soci fondatori. Al loro posto, dal solito elenco degli amici del giaguaro, verrebbero “arruolati” i nuovi soci con cui si vorrebbe procedere alla nomina del nuovo direttivo. E qui si ferma la giostra.

SI FINISCE IN TRIBUNALE

La “cacciata” dei soci fondatori diventa la classica goccia che fa traboccare il vaso. Paolo Ponzo e gli altri, convinti di essere stati messi alla porta da chi – sostengono nel ricorso– non avrebbe avuto neanche il titolo, si rivolgono al Tribunale civile di Tivoli, chiedendo l’annullamento di ogni atto ritenuto illegittimo. L’organizzazione del Palio non parte e tutto resta sospeso, per il semplice motivo che – ad oggi – non esiste alcun comitato organizzatore titolato ad assumersi oneri legali ed economici per far sì che la manifestazione si realizzi. Una manifestazione che, vale la pena ricordarlo, non si può certo improvvisare, vista la complessità dei giochi, dei costumi e degli eventi,.

LE PROSPETTIVE PIU’ IMMEDIATE

Il giudice, che a quanto pare dovrebbe esprimersi sulla vicenda il prossimo 23 settembre, in questi giorni potrebbe però dare la sospensiva, annullando gli atti con cui Ponzo e gli altri soci sono stati estromessi. In tal caso, il vecchio Comitato tornerebbe in carica fin da subito e, probabilmente, qualche piccola cosa per il Palio potrebbe pure riuscire ad organizzarla. In caso contrario non se ne farà nulla.

PORTA SAN GIACOMO

Nel comunicato sulla propria pagina FB, è la prima Porta ad annunciare “ufficialmente che il Quartiere di Porta San Giacomo si è costituito in associazione culturale”. Uno strumento che, oltre a consentire loro di “costruire un saldo legame di comunità” per “diventare epicentro di aggregazione per ragazzi e cittadini che abitano e vivono il quartiere”. Una scelta che, quanto meno, va nella direzione auspicata di quella autonomia giuridica delle Taverne di cui si parlava ormai da anni.

E IL SINDACO MARIO MORETTI?

In tutta questa vicenda, l’Amministrazione comunale non ha alcun potere di intervenire, perché non ha alcun titolo a farlo. Anzi, a dirla tutta, forse non staremmo in questa situazione se, un anno fa, non ci si fosse infilata in quel modo. Perché è proprio questa la crepa che ha buttato giù il sistema: quando la politica si insinua nelle iniziative private, per prenderne il posto anziché per affiancarle, non porta nulla di buono, ma solo danni. Il Comitato organizzatore del Palio di Sant’Agapito è un soggetto privato e, in quanto tale, ha il diritto (e il dovere) di risolvere al suo interno le dispute e le controversie. Ben venga, da parte del sindaco Moretti, la nota sul sito web del Comune con cui conferma: “questa Amministrazione ha dimostrato volontà e disponibilità affinché si realizzasse l’Edizione del Palio 2019 ed è ancora intenzionata ad offrire tutto il supporto necessario al buon esito della manifestazione stessa, la cui organizzazione è però prerogativa esclusiva del Magistrato del Palio, rispetto al quale il Comune è soggetto terzo”. Ovvero, il Comitato sbrighi le sue questioni interne e il Comune sarà pronto a sostenerlo.

IL PATRONO E’ DI TUTTI

Per concludere, in un momento in cui si rincorrono a mettersi medagliette per una vicenda che non ha nessun premio da assegnare, va ribadito un concetto semplice ma innegabile: Sant’Agapito è il patrono di tutta la città. E, in quanto tale, va festeggiato lavorando tutti nella stessa direzione, per la buona riuscita della manifestazione. Chi ha l’intelligenza e le capacità per lavorare in squadra lo faccia, altrimenti si metta da parte. E’ inaccettabile uccidere una tradizione per beghe interne o per tentativi di politicizzare la manifestazione. Se l’interesse non è per tutti il Palio, siate bravi: fatevi da parte!

(di Massimo Sbardella)

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DAI PROTAGONISTI
ALCUNE UTILI PUNTUALIZZAZIONI

QUESTIONE TAVERNE E CONTI ERRATI

Sulla questione Taverna ci sarebbe da dire che nascono come aggregazione per iniziare a vivere il clima Palio e reclutamento figuranti. Per qualche quartiere è rimasta tale per altri è diventato qualcosa di “diverso”. Il contributo può starci ma in forma percentuale, non a quota fissa, visto che non tutte le Taverne hanno lo stesso utile. Come parere personale credo ci sia stato anche qualche errore nella voce bilancio e previsione di spesa negli ultimi due anni e sono mancati fondi. In pratica “si è venduta la pelle prima di aver ucciso l’orso”

ALCUNE PRECISAZIONI DA UN MEMBRO DEL COMITATO DI UNA DELLE PARTI IN CAUSA

Lo scorso anno il Comune è entrato nel balletto del palio perché il presidente del comitato, anziché all’assemblea del Comitato, rassegnò le dimissioni nelle mani del sindaco De Angelis. Il mancato accordo tra “il prete” e la “dittatora” portò i capitani di due porte (Roberto Casale e Luciano Angelucci) a chiedere l’intervento di Manuel Magliocchetti e del sindaco (come conseguenza istituzionale), invitando il Comune ad indicare una persona terza come commissario per realizzare il palio.

Il compito del commissario finiva con la convocazione dell’assemblea dei soci, per il rinnovo delle cariche sociali. I soci in qualunque associazione sono coloro che pagano le quote annuali e solo alcuni soci fondatori, e il loro avvocato, possono dichiarare che i soci fondatori hanno gli stessi diritti ma non gli stessi doveri dei soci ordinari, ovvero pensano di non dover pagare le quote associative. Come da riunioni effettuate, con presa d’atto di obbligo del pagamento quota sociale previa espulsione dai diritti sociali (socio fondatore resta a vita) sono firmate dal presidente veterinario in verbali di assemblea.

Paolo Ponzo, con certezza assoluta, non è tra le persone che hanno chiesto al giudice l’annullamento degli atti  (Coltellacci, Nardi, Ilardi). Nel caso, quindi, in cui il giudice sospendesse le convocazioni e gli atti dei 29 soci, riporterebbe la situazione allo stallo iniziale, ossia senza un presidente, e con un vice presidente che deve convocare l’assemblea x rinnovare le cariche sociali. Con quali possibilità di fare un palio?  

Il manifesto della piazza oltre a dire una grande verità, la loro voglia di fare questo palio, fa un passo importante verso uno dei passaggi fondamentali della modifica dello statuto, in cui si chiede alle contrade di divenire associazioni, con soci e direttivi e capacità di azione proprie. Anche la nuova Amministrazione ha fatto il massimo che poteva essere fatto, rendendosi disponibile fin da subito per fare questa manifestazione e con ogni mezzo. 

Sono convinto come te che questa è la festa del paese e chi non se la sente, per il prossimo anno, faccia un passo indietro. 

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