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Cronaca

Morte di Marco Giacchetta. Si indaga per Omicidio. Vicini alla verità?

Marco Giacchetta e la madre, Elisabetta Rocca. Photo credit: Elisabetta Rocca on Facebook

Dopo vari tentativi di chiudere in un cassetto la morte di Marco, bollandola come suicidio, la riapertura delle indagini infonde nuove speranze nella ricerca della verità. La madre, Elisabetta Rocca, in prima linea.

Ospitammo Elisabetta in radio, nel nostro programma “Zero in Onda”, insieme al suo legale. La ospitammo con tutta la delicatezza del caso, quello di una madre che ha perso il figlio, in una maniera tragica, in cui le ombre hanno sovrastato la luce per molto tempo, dove il non detto ha occupato tutto lo spazio della verità.

Ricordiamo i fatti, per chi ci legge: il corpo di Marco, 25 anni, è stato ritrovato in un terreno in località Colle Palme, la sua macchina poco più distante. Sul corpo del ragazzo numerose ferite da taglio, la gola recisa e il coccio di bottiglia, secondo cui (stando alle prime ricostruzioni) si sarebbe tolto la vita, a circa sette metri di distanza da lui. Non vi sono tracce di sangue intorno al corpo, ma i vestiti del ragazzo ne sono intrisi. Il collo di bottiglia, privo di qualsiasi impronta.

Una ricostruzione che a chiunque oltre che accapponare la pelle farebbe sorgere il dubbio che qualcosa di strano vi sia, sarebbe quanto meno lo sprone per vederci meglio.

Invece nei primi momenti, gli inquirenti bollano il fatto come un suicidio e tale strada viene perseguita per un arco temporale che vede anche due richieste di archiviazione del caso, alle quali la famiglia di Marco si opporrà.

Elisabetta Rocca, la madre, anche durante la nostra trasmissione, oltre ad essere certa che di suicidio non si tratti, ma che il suo Marco sia stato invece ucciso, lo dicono anche i medici incaricati dalla famiglia che il suicidio non sta in piedi, in primis il professor Vittorio Fineschi, ordinario di medicina legale all’Università la Sapienza di Roma secondo il quale bisogna “rifiutare categoricamente l’ipotesi di un evento suicidario perché ci sono chiare evidenze, tra loro convergenti, a suffragio di una condotta omicidaria, volontaria, da parte di terzi”.

Una posizione diversa da quella del medico legale, che propendeva per un suicidio, vero, che però, due giorni fa ha portato ad una sintesi: occorre indagare per omicidio.

No, Elisabetta forse non avrà esultato, ma avrà tirato un respiro di sollievo. Perché il peso che si porta avanti per molto tempo oltre a far sudare, taglia il fiato. Ma lo sforzo non è stato invano, anzi.

Ora bisogna ricostruire la vicenda, la rete di amicizie e conoscenze di Marco, nella quale, Elisabetta ne è convinta, sta la risposta. Marco nei giorni precedenti la morte era angosciato, aveva paura, forse era ricattato. Cosa è accaduto in quei giorni? Chi erano i suoi amici? Perché più volte, anche durante la puntata di “Zero in Onda” Elisabetta si è detta convinta che alcuni suoi conoscenti non abbiano detto tutto?

Noi per ora non sappiamo quale sia la verità, ma sappiamo che la ricerca di quest’ultima è la strada che dobbiamo perseguire. Elisabetta ne è testimone in prima linea, noi dobbiamo per dovere professionale.

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