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Zagarolo, gli eredi di Gramsci e il manifesto che fa tanto discutere

Il manifesto pubblicato dalla sezione PCI MONTI PRENESTINI – CASILINA fa discutere. La presa di parte è palese, il rimando alla guerra russo – ucraina è fin troppo chiaro, la Z di “Zagarolo” associata alla “Z” che contraddistingue l’esercito russo.

Nei commenti di risposta ai critici, ci si muove fra i distinguo tra la “Z” e il nastro di San Giorgio (che in occidente è diventato famoso in queste ultime settimane di scontri in Ucraina perché rappresenta la mostrina identificativa ufficiosa delle truppe e che ricorda la più alta onorificenza militare della Russia zarista), ma la presa di posizione è più che ovvia.

Il manifesto dell’evento promosso dalla sezione del PCI “Aldo Bernardini” per celebrare “La festa della Vittoria” dell’8 Maggio ed onorare “la Grande Guerra Patriottica dell’Unione Sovietica che ha portato alla Liberazione d’Europa dalla Bestia Fascista” non è affatto passato inosservato.

Il post a corredo recita:

“Oggi in un mondo in cui vige una narrazione unica, nella quale vengono riabilitati opportunisticamente simboli e gesta dei Nazifascisti, con una NATO un UE che armano il Battaglione Azov Nazista e Banderista e che vede l’Italia in prima fila contro la Resistenza del Donbass e nell’invio di armi contro i loro alleati russi, attraverso questa iniziativa vogliamo ribadire i concetti cari al Partito Comunista Italiano:

1) Siamo contro e condanniamo ogni forma di equiparazione fra nazismo e comunismo;

2) l’Italia ripudia la Guerra secondo l’art 11 della Costituzione;

3) Noi comunisti siamo per un’ Europa dei Popoli, che vada da Lisbona agli Urali, per un’Ucraina neutrale e antifascista, che funga da ponte tra Asia e Europa, per una collaborazione con la Russia, per la PACE E LA PROSPERITA del Continente Europeo che deve liberarsi dal Giogo degli Stati Uniti d’America;

4) Siamo per un’Italia libera e indipendente, fuori dalla Nato per costruire una società basata sulla Rivoluzione Promessa, la Costituzione del 1948

Vi aspettiamo Domenica 8 Maggio”.

Insomma poco importa se la lettera “Z” sia la prima lettera di “Zapad”, ovvero occidente in russo o se indichi direttamente il Presidente Zelenskyj o se più semplicemente serva a distinguere i soldati sul campo, questioni di lana caprina in questo contesto.

E’ indubbio che indichi apertamente le truppe russe oggi ed il suo utilizzo connoti apertamente la propria posizione in merito al conflitto odierno in atto contro l’Ucraina.

Una posizione legittima, ci mancherebbe, ma che di fronte gli orrori della guerra e soprattutto in un contesto sociale fortemente polarizzato, suona come una provocazione bella e buona, della quale, a dircela tutta, avremmo fatto volentieri a meno.

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