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Palestrina

Una brutta storia di colpi di testa e baby gang

L’ira del quarantenne all’uscita delle scuole medie sarebbe scaturita a causa dei numerosi atti di bullismo messi in atto da una banda di bulletti adolescenti. Si cerca la verità.

di Massimo Sbardella

Non sempre le storie sono come sembrano o come ce le raccontano. Nella giornata di martedì, a Palestrina, è partito il tam tam su social e gruppi whatsapp per il gesto eclatante di un 40enne, residente vicino all’istituto comprensivo Pierluigi, che si è prima recato a scuola per fare delle rimostranze alla dirigente scolastica poi, all’orario di uscita, si è ripresentato davanti all’istituto urlando e sbraitando contro alcuni alunni. C’è chi parla di un machete che l’uomo avrebbe avuto in mano e della paura che ha scosso genitori e figli che tornavano a casa. L’arrivo dei carabinieri, prontamente chiamati dalla scuola, ha fatto rientrare l’allarme e per l’uomo è scattata la denuncia.

La mattina dopo, però, il sindaco Mario Moretti è tornato a scuola per capire meglio cosa fosse accaduto e si è reso conto che, pur se da condannare nei modi e nei termini, dietro la reazione esagerata del 40enne si nasconde un problema che parte da lontano. A quanto pare, infatti, un gruppo di bulletti viziati da tempo lo avrebbe preso di mira, divertendosi a provocarlo e causando anche danni ai contatori e intorno a casa. Una situazione che avrebbe portato all’esasperazione una persona che, già dotata di scarso autocontrollo, martedì ha perso la misura, rischiando di creare seri problemi per sé e per gli altri.

Al riguardo la dirigente scolastica della Pierluigi, Silvia Mezzanzani, ha subito diramato una circolare con cui raccomanda agli alunni di non entrare in aree private limitrofe alla scuola e di avere comportamenti consoni. Nel frattempo sono scattati gli accertamenti per capire se queste continue bravate siano frutto soltanto di stupidità e immaturità o, invece, non nascondano una sorta di baby gang, che potrebbe mettere in atto anche atti di bullismo.

Ben venga, quindi, la condanna ferma di ogni atto sconsiderato da parte degli adulti ma è tempo che si chieda conto alle famiglie dei danni e della maleducazione dei propri figli, sia nei confronti delle cose che di altre persone.

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