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Sanità, nessun accordo sugli infermieri precari. I sindacati: “Senza accordi sarà stato d’agitazione”

Crediti fotografici: usb.it
Cgil Cisl Uil: “Avevamo chiesto una programmazione sul personale e invece la Regione ha disposto la proroga dei contratti precari fino a Dicembre, senza sottoscrivere un accordo di impegno politico che potesse dare una prospettiva oltre tale data. Un anno a combattere il Covid nei reparti e nelle strutture per poi vedersi negare qualunque certezza“. I sindacati lamentano anche il premio Covid non corrisposto e le vaccinazioni per il personale, ancora incomplete.
di Matteo Palamidesse

Niente accordo tra la Regione Lazio ed i sindacati per i lavoratori precari impiegati nell’emergenza Covid. I sindacati chiamano a raccolta gli iscritti poiché senza accordo sarà stato di agitazione

Al posto di quello che doveva essere un accordo di prospettiva per dare certezza ai 3.500 precari, dalla Regione Lazio è arrivato un atto unilaterale che non dà un vero futuro agli operatori e tanto meno alla domanda di sicurezza e salute dei cittadini” denunciano Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini – segretari generali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio.

La mini proroga infatti, dispone il rinnovo dei contratti dei lavoratori precari fino a dicembre 2021. Ma i sindacati sottolineano come per due mesi si era spesi per trovare un accordo serio, che desse futuro a tutti coloro che hanno combattuto l’epidemia all’interno delle strutture pubbliche della regione.

Avevamo chiesto una programmazione seria e di lungo periodo, su personale e organizzazione, attraverso la verifica dei fabbisogni reali di un sistema già sovraccarico, che altrimenti non può reggere la pressione dell’emergenza e della campagna vaccinale. Per questo avevamo avviato un confronto per arrivare ad un accordo politico che definisse un percorso di stabilizzazione per i lavoratori precari, prevedendo nel mentre delle proroghe sostanziali dei contratti in essere, e di un vero piano straordinario di assunzioni“.

E invece – continua la nota – dopo due mesi passati a non decidere, l’amministrazione regionale ha disposto, unilateralmente, di prorogare i lavoratori precari, sia impiegati direttamente nell’emergenza Covid che impiegati per garantire il funzionamento ordinario del Ssr, a dicembre 2021. Senza sottoscrivere un accordo di impegno politico che potesse dare una prospettiva oltre tale data“.

Stiamo parlando di oltre 3500 professionisti del settore, infermieri, OSS, tecnici, ostetriche, amministrativi, personale di assistenza che in questi mesi è stato indispensabile per la gestione della pandemia.

Un anno a combattere il Covid nei reparti e nelle strutture per poi vedersi negare qualunque certezza. Di fronte a un trattamento di questo genere, in molti decideranno di andare altrove, quando già le attività di cura e assistenza si reggono solo sull’impegno straordinario di organici ridotti all’osso. Il sistema sanitario del Lazio finirà per andare incontro al collasso o per lasciare ulteriore spazio ai grandi gruppi che operano nella sanità privata“.

I sindacati stimano che il fabbisogno delle 10000 unità mancanti per il servizio sanitario regionale sia da rivedere al rialzo, considerati i pensionamenti previsti per l’anno in corso. I carichi di lavoro aumentano, i turni si moltiplicano mentre le retribuzioni continuano ad abbassarsi.

In questo senso è una vergogna non aver ancora onorato l’impegno a corrispondere il cosiddetto premio Covid – chiude la nota – previsto da un accordo datato novembre 2020. Senza dimenticare che non si è ancora provveduto a immunizzare tutto il personale: un operatore amministrativo del Cup ha perso la vita in questi giorni proprio perché la Regione non ha inserito gli amministrativi fra le categorie prioritarie per il vaccino“.

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