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Colleferro

I fratelli Bianchi condannati per droga. Cinque anni e quattro mesi per gli accusati dell’omicidio di Willy

Gabriele e Marco Bianchi
Sentenza di primo grado inflitta dalla Corte d’Assise Marco e Gabriele Bianchi. Secondo la procura gestivano lo spaccio in provincia di Roma, in particolare ad Artena, Velletri e Lariano. Si spacca la difesa nel caso Willy Monteiro Duarte, gli imputati si accusano a vicenda, tutti e quattro rischiano l’ergastolo. Aggiornato il 22 Maggio ore 10.54 con rettifica.
di Matteo Palamidesse

Condannati in primo grado a cinque anni e quattro mesi per spaccio di sostanze stupefacenti e lesioni. I due, già in carcere perché accusati dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte, il giovane di 21 anni massacrato di botte a Colleferro nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2020, sono finiti al centro di un’indagine dei Carabinieri di Colleferro: secondo quanto sostengono gli inquirenti, la droga era la loro fonte di reddito principale.

I due fratelli avrebbero mantenuto il loro tenore di vita fuori le righe, vendendo eroina, hashish e cocaina, attività che non avrebbero smesso nemmeno sotto il lockdown dello scorso anno. A testimoniarlo le dichiarazioni dei redditi, mai presentate ed alcuni conti corrente che non presenterebbero entrate ed uscite se non datate e di piccola entità.

L’aggravante allo spaccio sarebbero i metodi intimidatori utilizzati dai fratelli per chi non pagava. Secondo la procura erano pronti a tutto, anche a picchiarlo e ad ottenere il denaro con la forza.

Le consegne, secondo le ricostruzioni degli investigatori, avvenivano in modo itinerante. si spostavano con le macchine tra Lariano, Artena e Velletri, concordando luogo ed ora della consegna per non farsi “beccare” dalle forze dell’ordine.

Un’attività molto remunerativa, visto il tenore di vita dei due, fatto di viaggi e vacanze, macchine costose e di grossa cilindrata e abiti firmati. Un tenore ben superiore rispetto a quanto dichiarato, tanto che entrambe percepivano il reddito di cittadinanza.

Nel frattempo nel caso Willy, si spacca la difesa. Mentre Pincarelli, uno dei quattro accusati di omicidio volontario, reato per il quale rischia l’ergastolo come gli altri tre imputati, sarebbe stato intercettato in carcere a colloquio con il padre ed avrebbe ammesso di aver picchiato il ragazzo di Paliano.

I fratelli Bianchi invece, avrebbero accusato Francesco Belleggia, l’unico ad aver avuto gli arresti domiciliari, di aver sferrato il colpo fatale a Willy, accuse che il Belleggia ha rispedito al mittente.

Rettifica richiesta dall’Avv. Loredana Mazzenga, difensore del Sig. Mario Pincarelli Pubblichiamo in data 22 Maggio, ore 10.54.

Dopo la pubblicazione dell’articolo è giunta in redazione la comunicazione dell’Avv. Loredana Mazzenga, del Foro di Roma, in qualità di difensore del Sig. Mario Pincarelli.

Ci chiede di rettificare quanto scritto in relazione all’affermazione “…mentre Pincarelli, uno dei quattro accusati di omicidio volontario, reato per il quale rischia l’ergastolo come gli altri tre imputati, sarebbe stato intercettato in carcere a colloquio con il padre ed avrebbe ammesso di aver picchiato il ragazzo di Paliano”, poiché il Pincarelli non ha ammesso di aver picchiato il ragazzo di Paliano, ma durante il colloquio con il padre, ha spiegato allo stesso cio’ che poi ha riferito al Giudice, durante il secondo interrogatorio: ha narrato come effettivamente si erano svolti i fatti, descrivendo quale sarebbe stato il suo ruolo in tutta questa vicenda. Spiegazioni che non possono essere sintetizzate con l’espressione che abbiamo scritto.

“Una vicenda processuale come questa,- scrive l’avvocato – deve essere trattata con grande rispetto, sia per chi purtroppo non c’è più, sia per chi deve difendersi in un’aula di Tribunale, anche in virtù del fatto che non sono stati ancora ben delineati ruoli e responsabilità dei diretti protagonisti. Non abbiamo bisogno di un altro processo mediatico, basato su notizie gravemente ed ingiustamente diffamatorie, ma di un giusto processo, che si celebri in Tribunale, all’interno di un’aula di Giustizia”.

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