Il Tribunale di Civitavecchia condanna l’ex parroco dell’Annunziata e direttore della Pastorale Giovanile della Diocesi di Palestrina per fatti del 2016. Il Vescovo Parmeggiani precisa: “Antonello Sio non è più sacerdote dal 19 gennaio scorso”
Don Antonello Sio, ex parroco della Santissima Annunziata, a lungo vice parroco di Sant’Agapito e del Gesù Redentore, nonché direttore della Pastorale giovanile della Diocesi di Palestrina è stato condannato dal Tribunale di Civitavecchia ad un anno, cinque mesi e 10 giorni e al pagamento delle spese processuali, per “aver avuto un rapporto sessuale con un minorenne, abusando dei poteri connessi alla sua posizione di sacerdote e di guida spirituale” (art.609 quater, comma 2 del codice penale).
La clamorosa notizia, pubblicata oggi sul quotidiano Il Messaggero, ricostruisce l’episodio che ha portato alla condanna e il contesto in cui si è svolto. I fatti contestati risalgono all’agosto 2016 quando don Antonello, per riportare in Sardegna i genitori anziani che erano venuti a Roma per una visita medica, chiese ad un sedicenne che frequentava il centro giovanile di accompagnarlo. Il ragazzo conosceva il sacerdote già da due anni e, avendo espresso la volontà di prendere i voti, era spesso con lui. Il prete andò dal papà e dalla mamma del giovane per chiedergli se poteva portarlo con lui in Sardegna e i due, vista la stima che nutrivano per il sacerdote, non esitarono.
Durante la notte in mare, però, quando i due restarono in cabina da soli, “Don Sio – si legge nel dispositivo del tribunale – mise in dubbio il principio del celibato dei sacerdoti”, ed iniziò a parlare “della storia di Davide e Gionata come coppia omosessuale” per arrivare alla conclusione che: “vedi, se io facessi qualcosa non ci sarebbe nulla di male, sia a livello biblico, sia etico”. Il ragazzo ha raccontato che aveva interpretato quelle parole come se il sacerdote stesse parlando di qualcosa che gli era avvenuto in passato. In realtà, qualche istante dopo, don Antonello si spogliò ed entrò nel letto del giovane, iniziando a toccarlo ed inducendolo a consumare un rapporto sessuale con lui. Colto di sorpresa, e temendo di non essere creduto e di ciò che avrebbero pensato amici e familiari, il giovane non solo non oppose resistenza ma, tornato da quel viaggio, non disse a nessuno cosa fosse successo. Anzi, come si legge nelle carte del tribunale, “iniziò a sentirsi a disagio con gli amici, di cui evitava la compagnia, e l’unica persona con cui non si sentiva fuori posto era proprio il sacerdote, dal momento che si era creata una sudditanza psicologica”.
Non è un caso se, da quel momento, i due stanno spesso insieme, visto che – secondo il giudice – il ragazzo vedeva nel sacerdote l’unica persona con cui riusciva a non sentirsi in difficoltà tanto che la sentenza tiene conto “del rilevante grado di invasività nella sfera sessuale della vittima, per il tempo ed il luogo della condotta (di notte, nella cabina di una nave, lontano da casa) e per il danno prodotto”.
Due anni dopo, a settembre 2018, il commissariato Casilino Nuovo ferma don Antonello Sio in possesso di un involucro di cocaina e il vescovo della Diocesi Monsignor Mauro Parmeggiani ne dispone l’immediato trasferimento in una comunità di recupero in Sardegna. Contestualmente il ragazzo viene assegnato alla comunità di recupero Il Dialogo, a Trivigliano (Fr), dove inizia ad aprirsi e a parlare con qualcuno di quella notte sulla nave. Nell’aprile 2019, ad oltre 19 anni, la famiglia si presenta al Nucleo mobile della Guardia di Finanza di Frascati per sporgere denuncia. La vittima, insieme ai genitori e all’avvocato Ennio Maria Carrozzini, racconta una serie di episodi legati all’ambiente frequentato con il sacerdote, “un ambiente fatto di droga, trasgressioni, orge e prostituzione, annullando nella sua vita la propria capacità di autodeterminarsi“.
Di fronte alla denuncia, e ai riscontri oggettivi trovati dagli inquirenti, nel corso dell’udienza preliminare del 4 novembre 2021, la difesa del sacerdote sceglie di essere giudicato con il rito abbreviato, in modo da ottenere una pena inferiore. E’ per questo che il 24 marzo, quando il giudice Paola Petti emette la sentenza questa è ridotta ad un anno, cinque mesi e 10 giorni (dai 3 anni e 3 mesi di reclusione di pena base, ridotta per le attenuanti generiche e di un terzo per il rito abbreviato). Essendo l’imputato incensurato, può usufruire della sospensione condizionale della pena.
Dal Vescovo della Diocesi, Monsignor Mauro Parmeggiani, una precisazione:
In merito all’articolo apparso oggi, la Curia Vescovile di Palestrina precisa che Antonello Sio è stato dimesso dallo stato clericale lo scorso 13 gennaio, quindi non è più sacerdote. Pertanto è erroneo riferirsi a lui come don Antonello o don Sio. Il Vescovo, Mons. Mauro Parmeggiani, infatti, in ottemperanza alle norme canoniche, aveva segnalato i fatti al Dicastero Vaticano preposto nel momento in cui ne era venuto a conoscenza.
Il Vescovo e la Curia Vescovile colgono questa occasione per esprimere tutto il loro rammarico per il male compiuto dal già sacerdote.
