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Buoni scuola per frequenza paritarie: dalla Pisana stop in aula alla legge

Voto a maggioranza sulla proposta per la libertà di scelta educativa della famiglia. Respinti anche sei ordini del giorno delle opposizioni in materia di istruzione

Il Consiglio regionale del Lazio ha respinto a maggioranza (7 voti a favore e 21 contro) la proposta di legge “Interventi per garantire la libertà di scelta educativa della famiglia”, di iniziativa consiliare. Il provvedimento proponeva di intervenire sulla normativa regionale in materia di diritto allo studio (legge 29 del 1992) e, con un unico articolo, prevedeva l’introduzione di “buoni scuola” in favore delle famiglie del Lazio per la copertura, totale o parziale, delle spese effettivamente sostenute per l’iscrizione e la frequenza di istituzioni scolastiche paritarie.

Il voto finale è giunto al termine di un prolungato dibattito, incentrato, in particolare, sui temi del diritto alla libertà di scelta educativa, della qualità del sistema scolastico e dell’opportunità o meno di introdurre un sostegno per le famiglie che intendono iscrivere i propri figli a scuole paritarie, in alternativa alle statali. In particolare, tra gli altri, è stato criticato il meccanismo proposto per alleggerire le rette: un contributo del 25 per cento sull’importo annuale, ritenuto insufficiente ad agevolare l’accesso a questo tipo di istituti da parte dei ceti meno abbienti. Tra le proposte, oltre a emendamenti che hanno cercato di riscrivere varie parti dell’unico articolo, anche quella di riservare alla materia una nuova e differente iniziativa di legge regionale.

Il testo, approdato in commissione Diritto allo studio e istruzione nell’aprile scorso, era stato oggetto di un lungo ciclo di audizioni, dopo il quale aveva incassato il voto contrario di tutti i consiglieri presenti alla seduta finale, eccetto la prima firmataria.

Al termine dei lavori il Consiglio regionale ha votato e respinto sei ordini del giorno proposti da diversi settori dell’opposizione. Un primo chiedeva la destinazione di risorse regionali in favore della scuola pubblica, penalizzata a differenza degli istituti paritari – secondo l’atto di indirizzo – dalle spending review regionali e nazionali, e per un maggior sostegno nei confronti delle scuole pubbliche degli enti locali. Di segno opposto, invece, gli altri cinque ordini del giorno bocciati dall’Aula. Tutti, con diversi accenti (su fasce Isee, iscrizioni, redditi bassi, minori disabili), intendevano impegnare la Regione ad adottare ogni atto utile e di competenza volto a rafforzare le politiche in materia di scelta educativa e formativa per le famiglie del Lazio.

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