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Auto in giro e pranzi in campagna: l’incoscienza ai tempi del Coronavirus

Tolleranza zero per Pasquetta: negli occhi le code di questi giorni, sulla Pontina e sulle strade, e le troppe rimpatriate nei tinelli di campagna, per ritrovarsi tutti insieme a mangiare. Denunciate 32 persone in giro pur se positive: rischiano fino a 21 anni di carcere.

di Elvira Casale

Le immagini ai Tg di questi giorni, con lunghe code di auto sulla Pontina o verso il mare e luoghi di villeggiatura, sono la testimonianza che – anche in un momento così difficile – il rischio che egoismo e menefreghismo trionfino è reale. Pur di trascorrere una giornata al mare, o nella seconda casa, in tanti hanno sfidato la sorte e si sono messi in macchina. Certo, dopo le immagini e i video di ieri – diffusi anche da qualificati quotidiani e noti Tg – oggi ci si affretta a dire che quelle lunghe file erano tutte legittime visto che soltanto il 3,9% dei fermati è stato multato.  

Stento a crederci ma, anche prendendo il dato per buono, stiamo parlando di 23.000 multe in due giorni (su 583.425 controlli), ovvero di 23.000 persone fermate sprovviste di giusta causa.

Che non sarebbero comunque poche (in due giorni!). Anche perché sono lontani i tempi in cui si minimizzava il problema. Oggi, ormai, abbiamo visto morire migliaia di persone, molte delle quali anche giovani e senza patologie pregresse. Insomma, che di Covid-19 si muore, e si può morire tutti, è assodato. 

A quanto pare, però, a molti non interessa. E non pensiamo che ciò accada soltanto ai romani, o in altre città italiane. Basta fare un giro per le campagne prenestine per rendersi conto che, anche qui, qualche furbo (o idiota, secondo i punti di vista) non manca, tra barbeque accesi con amici o parenti invitati a vivere un po’ di socialità. Senza rendersi conto che, come accaduto a Gallicano nel Lazio, basta qualche giorno per scoprire un contagio e portarsene dietro altri sei.

Situazioni inaccettabili su cui carabinieri, polizia locale e forze dell’ordine devono avere il polso fermo. Non si tratta di chiudere un occhio sul figlio che va a trovare il genitore anziano ma impedire atti di arroganza che mettono a rischio la salute di tanti di noi, che da oltre un mese osservano alla lettera ogni restrizione, l’incolumità di tutti gli operatori, sanitari e non solo, nonché, non di meno, la tenuta economica di un Paese intero.

La situazione attuale, con oltre la metà del panorama produttivo italiano fermo, non può resistere a lungo. Se non si supera l’emergenza e si riparte, la crisi assumerà contorni allarmanti, con tante chiusure che saranno irreversibili e migliaia di persone senza un lavoro. 

Una grigliata tra amici, o una gita fuori porta, può valere tutto questo? Eppure, facendo un giro sui social, sembrano tutti compatti conl’hastag #iorestoacasa, ed in tanti addirittura critici con il governo per la mancata riapertura del proprio settore produttivo. Magari sono gli stessi che, per Pasqua e Pasquetta, e non solo, si incontrano con parenti e amici, e non capiscono che, con le loro azioni irresponsabili, contribuiscono ad allontanare la data della ripresa. Insomma, un cane che si morde la coda.

Un capitolo a parte, invece, lo meritano quei 32 delinquenti, perché di questo si tratta, fermati nella giornata di Pasqua mentre erano in giro, pur sapendo di essere positivi, con il rischio di contagiare altre persone, causandone lesioni o, nei casi più gravi, la morte. Costoro, in barba a qualunque regola del vivere civile, sembrano non capire e infischiarsene che, con i loro comportamenti, possano infettare chiunque, e quindi anche persone anziane o comunque soggetti a rischio causandone la morte.

Ecco perché, se ciò dovesse accadere, l’imputazione potrebbe trasformarsi in omicidio doloso, con reclusione non inferiore a 21 anni.

La stessa pena si applica a chi ha avuto contatti con persone positive al coronavirus e continua ad avere rapporti sociali o a lavorare con altre persone senza prendere precauzioni o avvisarle. 

Per tutti questi, le imputazioni, oltre a quella di violazione dell’ordine dell’autorità, sono molto più gravi: vanno dal tentativo di lesioni e/o di omicidio volontario se si viene a contatto con soggetti fragili o a rischio fino all’omicidio volontario se ne deriva la morte. Non è solo la legge ad essere chiara, ma anche la giurisprudenza. A queste ipotesi si applicano gli stessi principi dei casi delle persone sieropositive che sanno di esserlo e non avvisano il partner né adottano precauzioni per evitare il contagio.

Ma poiché neanche questo sembra scoraggiare gli incoscienti, l’unica soluzione è applicare la tolleranza zero. E visto che le sanzioni in vigore sembrano non sortire gli effetti sperati, si potrebbe tentare la via – a volte ventilata – del sequestro delle auto e degli arresti domiciliari. Potrebbero essere un buon deterrente o, comunque, un efficace mezzo per tenerli sicuramente a casa. Qualunque sia lo strumento, deve essere quello della fermezza e rigidità perché a rischiare c’è un Paese intero con il suo sistema, sociale e produttivo.

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