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Cronaca

“Vogliamo giustizia e lotteremo fino a trovare la verità sulla morte di Valerio!”

Parlano il padre e il fratello di Valerio Frijia, il 15enne morto il 12 gennaio 2018 sotto un treno a Labico. Dopo 21 mesi, con la salma ancora da seppellire, non si conosce il risultato dell’autopsia. Spaccio di droga, aggressioni e minacce: tutti i retroscena della tragica fine del giovane 

Incontro Alessandro ed Emanuele Frijia, padre e fratello di Valerio, dopo una serie di contatti telefonici. Il caso della morte del ragazzo, che allora trattammo in prima pagina e che abbiamo seguito nel tempo, non è chiuso, anzi, presenta nuovi elementi. A detta della famiglia sono molti di più, a riprova che ciò che è accaduto a Valerio non è stato un suicidio, come gli inquirenti hanno più volte considerato, bensì un omicidio.

Una morte violenta, odiosa, prematura. Una morte che, a Labico e nel territorio, ha destato sconcerto eppure, nell’arco del tempo, sembra essere passata in secondo piano, bollata come suicidio o incidente. Insomma, pronta per essere chiusa.

Noi torniamo a quel giorno. E’ il 12 Gennaio 2018 e Valerio, dopo una mattina, torna a casa. A detta del fratello e del papà, tutto sembra tranquillo. Ma alle 16.00, il giovane esce di casa e, quando torna, tutto è cambiato. “Era nervoso, – racconta il padre – si è chiuso in camera, non ha voluto cenare, voleva riposare ma con un figlio adolescente queste cose sono all’ordine del giorno, i suoi cambiamenti d’umore non ci hanno fatto preoccupare. Eppure quel pomeriggio qualcosa era successo”.

Sì, qualcosa deve essere accaduto per forza perché Valerio, verso la mezzanotte, entra in bagno, si lava, si veste di tutto punto ed esce. Sono passati sei minuti dopo la mezzanotte, quando viene ripreso dalle telecamere di sorveglianza della zona. Percorre un tragitto (determinato dalla localizzazione della App sul telefono) insolito.

“Per andare verso la stazione, luogo dove ha trovato la morte – ci conferma il fratello – vi è una discesa di qualche centinaio di metri. Perché abbia fatto quel giro non me lo so spiegare, forse ha incontrato qualcuno, forse si è fermato a fumare, chissà. Per raggiungere il punto in cui è stato trovato è davvero insolito”.

Alle 00.41, circa mezzora dopo essere uscito di casa, Valerio viene investito dall’Intercity per Lecce, che transitava per la stazione di Labico.

“Abbiamo saputo quello che era successo solo la mattina dopo – dice il padre – credevamo fosse in camera a dormire. Da quel momento per noi è stato l’inferno. Abbiamo passato giorni e giorni, settimane, a scandagliare i binari, alla ricerca di vestiti e oggetti di Valerio. Abbiamo ritrovato anche frammenti del corpo di mio figlio, Emanuele ha ritrovato la SiM del suo telefono, ancora intatta. Sin da subito, però, ci è parso che gli inquirenti sottovalutassero il caso, convinti si trattasse di suicidio. Per noi, invece, è palese da sempre che Valerio non si era ucciso”.

Ad oggi, dopo 21 mesi, la famiglia non è ancora a conoscenza degli esiti dell’autopsia. Il fascicolo aperto all’inizio a carico dei macchinisti, per omicidio colposo, è stato chiuso e ne è stato aperto uno nuovo per “omicidio colposo a carico di ignoti” (art. 589 c.p.).

“In tutti questi mesi – spiega il papà –  abbiamo setacciato tra i suoi account social, nel telefono, tra la sue amicizie perché volevamo capire cosa fosse successo, cosa avesse portato mio figlio a detenere, dentro l’armadio, un discreto quantitativo di hashish”

Valerio aveva comprato della droga quella sera? chiedo, anche se con molto imbarazzo.

“Si, – risponde Emanuele – siamo venuti a conoscenza che avesse comprato una discreta quantità di fumo, insieme ad un suo amico, a cui aveva dato un centinaio di euro per pagarlo. Per noi è stata una sorpresa, e lo dico da fratello, perché Valerio era riservato, educato, mai sopra le righe, e questo ci ha lasciato stupiti. Il giorno stesso abbiamo portato il ritrovamento ai carabinieri”.

L’inattesa scoperta porta la famiglia a percorrere nuove strade di indagine e, da lì in poi, saltano fuori nuovi indizi, nuove persone con le quali Valerio aveva rapporti, nuovi episodi.

“Credevamo che la morte di Valerio fosse la conseguenza di qualche debito non pagato – precisa Alessandro, il padre – ma, come detto prima, abbiamo saputo dagli amici, ascoltati anche dai carabinieri, che l’hashish era stato pagato e doveva essere diviso tra tre persone. Elementi che portiamo a chi sta indagando ma ogni volta, non capiamo perché, ci viene ribadito di non aspettarci quello che pensiamo. Noi non pensiamo nulla, noi vogliamo soltanto che sia fatta giustizia per Valerio e, se per arrivarci, si devono percorrere tutte le strade, percorreremo tutte le strade”.

La vicenda, infatti, si complica. La famiglia crede fermamente che la morte di Valerio sia legata al fenomeno dello spaccio di droga a Labico. “Saltano fuori dei nomi, – continua il padre – delle persone con le quali Valerio intratteneva rapporti che, sin dall’inizio di questa nuova fase, hanno tentato di insabbiare, sviare, inventare fatti mai accaduti, per coprire ciò che noi pensiamo sia il tema al centro della morte di Valerio: il traffico di stupefacenti”.

Che cosa vi ha portato, concretamente, a pensare che sia la droga al centro di tutto?

“Un mese dopo la morte di mio figlio, siamo andati alla ricerca del punto da dove sarebbe potuto cadere. Abbiamo scoperto un posto, al quale si accede attraverso un sentiero in mezzo alla vegetazione, che conduce alla scarpata da dove Valerio sarebbe “caduto”. Un posto macabro, privo di recinzioni, circa 15 metri sopra la ferrovia. Un luogo frequentato, come confermano anche i resti di fuochi accesi. In corrispondenza del punto da dove vi sarebbe stata la caduta, la vegetazione era stata schiacciata e data alle fiamme. Abbiamo pensato che, forse, lì sotto, sui binari, vi potesse essere qualcosa e, infatti, abbiamo ritrovato il suo accendino e le sue sigarette, peraltro immortalate in uno dei suoi post poco prima di morire.

Inoltre, ed è il fatto che più ci ha lasciato sconcertati, il telefono di Valerio viene distrutto alle 00.29 del 13 Gennaio, mentre l’Intercity per Lecce che investirà il suo corpo passa esattamente alle 00.40, ovvero dieci minuti dopo. Cosa è accaduto in quel posto? Perché è un tabù parlare di spaccio a Labico? Cosa accade nel paese dove vivo?”.

“Aggiungo altro – conferma Emanuele – per cercare la verità sulla morte di mio fratello abbiamo creato una pagina Facebook. Abbiamo richiesto di mettere uno striscione durante le festività di San Rocco, che è finito in mezzo a quelli degli sponsor, cosa che abbiamo ritenuto inadeguata, offensiva.E’ per questo che, il 5 settembre, dopo aver chiesto più volte all’Amministrazione di spostarlo siamo andati in piazza per riposizionarlo. Quella sera volevamo solo ricordare mio fratello e mettere lo striscione in un posto dove fosse più visibile. Peccato che, in quella circostanza, un mio caro amico, che ci sta aiutando in questa battaglia per la verità, sia stato aggredito da appartenenti ad una famiglia dell’est Europa, finendo in ospedale con una prognosi di ben 25 giorni”

Perdonami, cosa c’entrano queste persone con la morte di tuo fratello?

“Vorrei saperlo anche io – risponde Emanuele – quel che è certo è che il figlio degli aggressori, che a Labico tutti conoscono, cinque giorni dopo la morte di Valerio pubblicò un post con un fotomontaggio che sfotteva mio fratello. Il post è stato poi cancellato, ma noi lo abbiamo salvato. Idem su Instagram, dove pubblica un video parlando di Valerio. Che cosa centra con Valerio? Perché, durante la fiaccolata, io sono stato aggredito da alcune persone, probabilmente minorenni, che gli gravitano intorno, perché gli starei rovinando la piazza?”.

Una vicenda dai risvolti ancora oscuri, in cui la verità fatica ad emergere, in cui probabilmente le persone coinvolte sono molte di più di quelle emerse finora. Una vicenda che ha portato, per oltre un anno, Alessandro Frijia a rifiutare la sepoltura per il figlio, almeno fino a quando non si sarebbero avuti i risultati dell’autopsia e dell’esame tossicologico effettuati su Valerio. Una vicenda nella quale lo spaccio giovanile a Labico è il fulcro su cui ruotano i fatti di quella tragica notte, ma che nessuno vuole ammettere.

“Ho recuperato tutti i dati dalla SIM di Valerio, – conclude il padre – cosa non fatta dagli inquirenti, non so perché. Valerio comprava e rivendeva piccole dosi di hashish e, quella sera, è uscito di casa con quattro canne e un pò di fumo in tasca. Le telecamere del mio vicino di casa lo hanno preso che parlava al telefono, ma non sappiamo con chi. Purtroppo è morto prima che il telefono salvasse nel backup i dati della chiamata o dei messaggi vocali ricevuti. Non ho dubbi, Valerio è morto per una situazione che quella sera è degenerata, forse qualcuno lo ha spinto, forse vi è stata una colluttazione e poi il volo dalla scarpata. Non posso sapere precisamente la dinamica dell’accaduto ma sicuramente ci sono altre persone implicate, qualcuno ha la coscienza sporca. E noi continueremo a lottare per dare giustizia a mio figlio e verità a Labico”.

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