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Cave

“Uccise la moglie: chiediamo un equo processo, basato sui fatti non sulle emozioni”

Omicidio Brigida/Vernica

L’avvocata Loredana Mazzenga, del Foro di Roma, solleva la questione del rispetto dei diritti per Antonio Brigida, il 60enne che un anno fa uccise la moglie a colpi di pistola

di Massimo Sbardella

CAVE. Inizierà il 2 luglio, presso la Corte d’assise di Roma, il processo per omicidio a Antonio Brigida, 61 anni, l’uomo di Cave che il 7 maggio di un anno fa uccise con diversi colpi di pistola la moglie Carmen Vernica, 45 anni di origine romena. Sul banco degli imputati salirà Antonio Brigida mentre si è costituita parte civile la figlia della vittima, Luiza Alexandra Vernica. 

Entrambi al secondo matrimonio, i due si erano sposati qualche anno prima, non avevano avuto figli e, al momento della tragedia, avevano da poco sottoscritto la separazione (il 23 aprile). Antonio e Carmen erano conosciuti, a Cave, per la cordialità e l’impegno civico: Carmen anche in ambito religioso, con la Confraternita della Cona, mentre l’uomo – fin dai primi istanti dopo l’omicidio – è stato descritto da chi lo conosceva come “un uomo molto fermo e determinato, ma mai violento”.

L’OMICIDIO 

Il 7 maggio di un anno fa, però, la giornata inizia con una lite, alle 7.30 del mattino, sentita in modo chiaro dai vicini. La donna esce poi di casa per rientrare intorno alle 12 quando, poco dopo, degli spari squarciano il silenzio in via delle Noci. Dopo circa un minuto di silenzio, si sente un’altra esplosione. Inizialmente si pensa all’omicidio-suicidio ma quando arrivano i carabinieri trovano lei riversa sul pavimento del bagno, lui immobile con la pistola in mano. Non oppone resistenza e si fa arrestare. 

LA RICOSTRUZIONE

Le indagini compiute dalla Procura di Tivoli ricostruiscono la dinamica dei fatti. Dopo la lite del mattino, l’ennesima tra i due, e l’uscita della donna, Brigida è salito al piano superiore, in casa della cugina, per prendere la chiave della cassaforte del garage dove custodisce la pistola per tiro a segno, detenuta regolarmente. Prende arma e munizioni, sale in casa e spara “a breve distanza contro Carmen Vernica, che viene attinta da sei proiettili, di cui alcuni mentre si trova a terra riversa sul pavimento, riportando gravi lesioni che ne cagionano il decesso”. 

LE ACCUSE DELLA PROCURA

A meno di un mese all’inizio del processo, la dinamica dei fatti e le responsabilità dell’uomo sull’omicidio non sembrano in discussione. Ciò che la difesa dell’uomo contesta, invece, sono le aggravanti (premeditazione e crudeltà) introdotte dalla Procura di Tivoli: “il fatto – si legge nella chiusura delle indagini – è aggravato perché commesso ai danni del coniuge separato, con premeditazione e crudeltà in riferimento al numero dei colpi esplosi contro la vittima inerme a terra”.

NON E’ FEMMINICIDIO

La difesa di Antonio Brigida, condotta dall’avvocata Loredana Mazzenga, del Foro di Roma, punta in primo luogo ad uscire dai riflettori del femminicidio. “Non si tratta di femminicidio bensì di uxoricidio. – afferma l’avvocata Mazzenga – L’uomo ha ucciso la moglie in un gesto d’impeto, di fronte all’ennesima aggressione e provocazione, e non risulta mai, a suo carico, alcun maltrattamento nel periodo in cui sono stati insieme. Al riguardo abbiamo diverse testimonianze che confermano l’assoluta mancanza di atteggiamenti violenti da parte del Brigida che, anzi, più volte era stato offeso e umiliato anche in pubblico dalla donna. Non è un caso che, in poco tempo, Brigida aveva perso ben 15 chilogrammi”.

“L’omicidio c’è stato e, in quanto tale, un equo processo deve stabilire la pena, nel rispetto dei diritti! Contesto, invece, in modo categorico le aggravanti della crudeltà e della premeditazione di cui parla il pubblico ministero”.

Avv. Loredana Mazzenga

PREMEDITAZIONE E CRUDELTA’

Secondo il legale, infatti, nella coppia Brigida/Vernica era il primo ad aver subito, da tempo, soprusi e violenze, tanto che aveva scelto di nascondere la pistola – che aveva in casa da anni per pratica sportiva – in una cassaforte in garage “perché – precisa l’avvocata Mazzenga – temeva che Carmen potesse fargli del male”. Nessuna premeditazione, quindi, ma solo un atto d’impeto dopo che la donna, dopo aver offeso e accusato l’ex marito di avergli fatto sparire dei documenti, aveva ritrovato il faldone con le carte e lo avrebbe usato per colpire in faccia l’uomo.   

Il legale, in particolare, contesta la presunta crudeltà (che, va ricordato, i giudici non hanno riconosciuto neanche al caporalmaggiore Salvatore Parolisi nell’efferato omicidio della moglie Melania Rea con 35 coltellate): “tale aggravante – chiarisce l’avvocato – sussiste quando le modalità della condotta rendono obiettivamente evidente la volontà di infliggere alla vittima sofferenze che esulano dal ‘normale’ processo di causazione dell’evento, attraverso atti e pratiche particolarmente riprovevoli per la gratuità e superfluità dei patimenti cagionati alla vittima con un’azione efferata”.

PROCESSI DI SERIE A E DI SERIE B 

La sensazione è che alcune decisioni siano figlie della grande eco mediatica avuta dall’omicidio, a partire dal respingimento della richiesta di rito abbreviato presentata dalla difesa, con il processo assegnato alla Corte d’assise di Roma, dove sarà una giuria popolare a giudicare Tonino Brigida.

“C’è un’assurda disparità di trattamento tra omicidi, con processi di serie A e di serie B – afferma l’avvocato Mazzenga – Nonostante non ci sia la fattispecie del femminicidio, al Brigida viene negato il diritto, sacrosanto, di poter usufruire del rito abbreviato, contro i principi sanciti dagli articoli 3 e 111 della nostra Costituzione. Tutte obiezioni che verranno formalizzate il 2 luglio a Roma, nella prima udienza”.   

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