Breaking News, Politica, Primo Piano, San Cesareo

San Cesareo Viva, Andrea Polimeni: «Leali alla maggioranza, fedeli al patto con i cittadini»

Dopo il voto solitario di San Cesareo Viva in Consiglio comunale, intervista a tutto campo

Dopo il voto solitario di San Cesareo Viva in Consiglio comunale, intervista a tutto campo al capogruppo Andrea Polimeni: “Scelta alla luce del sole”.

Polimeni, in Consiglio comunale c’è maretta? In paese si moltiplicano le voci su San Cesareo Viva.

Qualcuno sente uno scricchiolio e pensa al trasloco. Noi siamo saldamente in maggioranza. Ma esserci non significa annuire a comando.

Eppure, la vostra astensione sulla variante urbanistica ha fatto rumore.

Abbiamo chiesto di approfondire il parere negativo di Città Metropolitana e di rinviare la decisione. Il rinvio non è stato concesso e ci siamo astenuti. Una scelta motivata, alla luce del sole.

Perché insistevate nel chiedere più tempo?

Perché il voto lo esprimono i consiglieri, ma le conseguenze ricadono su tutta San Cesareo. Il tempo dell’approfondimento è una parte essenziale del nostro mandato. Prima di alzare la mano dobbiamo valutare attentamente ogni aspetto.

Non potevate chiarirvi prima, all’interno della maggioranza?

Era esattamente ciò che chiedevamo. Il confronto serve prima del voto, quando può ancora migliorare una decisione. Dopo rimangono soltanto i commenti.

Ma siete in maggioranza: non dovreste votare a favore?

La lealtà si esprime anche aiutando la maggioranza a costruire decisioni più solide. Chiedere un approfondimento significa mettere tutti nelle condizioni di scegliere meglio. È anche così che si fa squadra.

Andrea Polimeni, Stefano Sabbatucci e Loredana Terziani

Lei e Loredana Terziani vi siete ritrovati soli, con maggioranza e opposizione d’accordo.

Effettivamente questa comunione di intenti ha sorpreso anche noi. Ma il punto non cambia. San Cesareo Viva ha preferito sostenere una scelta scomoda, ma motivata, piuttosto che votare a favore senza gli approfondimenti richiesti.

State facendo voi l’opposizione?

Facciamo i consiglieri. In un paese abituato a un’opposizione inesistente, appena qualcuno pone una domanda sembra scoppiata una crisi. Il confronto politico è sano e costruttivo: dovremmo praticarlo più spesso.

Anche dentro la maggioranza?

Soprattutto. San Cesareo ha conosciuto stagioni in cui le maggioranze somigliavano più a una corte che a una squadra: il sindaco decideva, gli altri annuivano. Una maggioranza tiene insieme sensibilità diverse. Il suo valore si misura nella capacità di discuterle e trovare una sintesi. Da soli forse si va più veloci, di certo insieme si va più lontano.

Quindi restate, ma con qualche mal di pancia?

Restiamo con idee, energie e lavoro da portare avanti. Leali alla maggioranza e fedeli al patto con i cittadini: è l’impegno a realizzare il programma elettorale che dà senso alla nostra presenza. Con serenità, autonomia di giudizio e la determinazione di sempre. Senza mal di pancia.

Che ruolo rivendica San Cesareo Viva nella coalizione?

Quello di una forza che spinge l’amministrazione a fare: proposte, solleciti, verifiche e lavoro quotidiano. Il motore si riconosce dai chilometri percorsi, non dal rumore che fa.

E quali chilometri avete percorso?

Mi costringi a parlare delle nostre deleghe. Sull’ambiente i risultati sono concreti: differenziata quasi all’80%, oltre un milione di chili di indifferenziato in meno rispetto al 2022. E una riduzione della TARI. Risultati che arrivano nelle case, oltre che nelle statistiche.

Qui entra in gioco Stefano Sabbatucci.

Stefano sta facendo un lavoro straordinario nella gestione dei rifiuti. Segue i servizi, affronta le criticità e cerca continuamente margini di miglioramento. Dietro quei numeri ci sono lavoro quotidiano, una dedizione totale alla causa e una direzione politica precisa.

C’è anche il tema dell’innovazione.

Abbiamo lavorato sulla digitalizzazione dei servizi, dall’app agli strumenti di intelligenza artificiale. La tecnologia serve quando rende il Comune più accessibile e semplifica la vita dei cittadini. È su questo che va misurata.

Lei, Sabbatucci e Terziani: come funziona la squadra?

Con ruoli diversi e obiettivi condivisi. Stefano sta facendo un lavoro straordinario in giunta. Loredana porta avanti un impegno difficilissimo sul decoro e sulla cura degli spazi pubblici, dopo anni in cui questi temi sono stati troppo spesso trascurati. Io seguo i temi dell’innovazione, il lavoro in Consiglio e il coordinamento del gruppo.  Ci confrontiamo con tutta la squadra di San Cesareo Viva e seguiamo le questioni finché non arriva una risposta.

Il gruppo di San Cesareo Viva

Questa spinta continua ha fatto crescere anche San Cesareo Viva?

 

Sì. Siamo tra i pochi gruppi politici che, dopo le elezioni, hanno continuato a riunirsi e lavorare e, nel frattempo, si sono aggiunte nuove persone. Ci uniscono valori condivisi e un legame forte con il paese: affrontare i problemi e proporre idee nuove è ciò che ci tiene attivi.

Negli ultimi due anni di governo la maggioranza rischia di arrivare col fiato corto?

San Cesareo Viva ha lo stesso entusiasmo del primo giorno. Vogliamo che tutta la maggioranza affronti questi due anni con slancio. È proprio adesso che dobbiamo dare di più per raggiungere i traguardi che ci siamo posti.

Da dove bisogna partire?

Dal Piano Regolatore Generale, dai servizi primari nelle periferie e dalla valorizzazione delle aree pubbliche: parchi, spazi curati e luoghi che i sancesaresi possano vivere davvero.

Perché mette il Piano Regolatore al primo posto?

Perché è la madre di tutte le scelte urbanistiche. Deve stabilire come cresce San Cesareo, dove servono verde, servizi, abitazioni e infrastrutture. Non possiamo continuare a ragionare un pezzo di paese alla volta.

Si riferisce alle varianti urbanistiche?

Le varianti rispondono a singole operazioni. Il Piano Regolatore deve rispondere a una comunità. Serve una visione complessiva, perché lo sviluppo porti benefici ai cittadini e non soltanto a chi realizza un intervento.

Chi deve scrivere questa visione?

Il Comune, attraverso il confronto con i cittadini. Prima si stabilisce di cosa ha bisogno il paese, poi si valutano le proposte. L’agenda urbanistica deve partire dalle priorità pubbliche.

E sulle periferie che cosa chiedete?

Illuminazione, fognature, sicurezza e manutenzione. Chi vive fuori dal centro deve sentirsi pienamente parte del paese.

Sul rapporto con i cittadini, invece, come siamo messi?

Dobbiamo aprirci molto di più. A San Cesareo le occasioni di confronto sono quasi inesistenti. Siamo uno dei pochissimi comuni in Italia a non avere ancora le commissioni. Confrontarci con l’opposizione, ascoltare i cittadini e discutere con loro migliora la qualità dell’amministrazione. Su questo abbiamo ancora molta strada da fare.

Il confronto porta anche critiche.

E non dobbiamo averne paura. Chi amministra deve saper ascoltare anche quello che non gli piace. Una critica può farci vedere un problema che ci era sfuggito e aiutarci a correggere una scelta.

Come si rende stabile questo dialogo?

Con incontri regolari nei quartieri e sulle decisioni importanti. Il confronto è vitale per una sana amministrazione. Il voto dura un giorno; la partecipazione deve durare cinque anni.

Era questo il senso della Consulta delle periferie?

Esattamente: un ponte stabile tra Comune, quartieri e comitati. Il percorso si è fermato dopo che avevamo già coinvolto i cittadini. Abbiamo aperto e poi una parte della maggioranza l’ha voluta richiudere per la solita paura della politica di aprirsi ai cittadini. Quella porta va riaperta.

Tra le priorità c’è anche la Villa di Cesare e Massenzio?

Deve diventare una priorità concreta: tutela, valorizzazione e un percorso verso un parco archeologico. Può dare a San Cesareo storia, identità e futuro. Merita un progetto all’altezza di questa opportunità.

Come si evita che tutto resti un elenco di buone intenzioni?

Faccio il project manager: per lavoro sono abituato a definire obiettivi, scadenze e responsabilità, e a verificare i progressi. Questo metodo serve anche nella pubblica amministrazione. Per ogni priorità dobbiamo sapere chi se ne occupa, entro quando e con quali risultati attesi.

E a chi continua a parlare di maretta?

Dico di guardare dove vogliamo portare la barca. Noi continuiamo a remare senza sosta. Ma se vediamo uno scoglio, avvisiamo chi è al timone e chiediamo di correggere la rotta. Anche questo significa avere a cuore la squadra.

Lascia un commento