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Cronaca

Medici di famiglia, vaccini e fragilità. L’associazione “Pro Salute” e i sindaci in campo

Il bailamme tra le istituzioni per l’accesso al vaccino, la lettera dei medici di famiglia ai sindaci del territorio, l’Associazione “Pro Salute” in prima linea, le dosi da consegnare ai medici e i pazienti più fragili a cui destinare l’assistenza. Una storia che sembra infinita della quale si attendono gli sviluppi.

Il 22 Aprile i medici di famiglia inviavano una lettera ai sindaci del territorio, lamentando lo scarso o mancato invio delle dosi del vaccino Pfizer per i propri assistiti. Una denuncia alla quale aggiunsero di non voler apparire, in questo frangente storico, come coloro che “se ne fregavano” quando tutto intorno a loro invece era in prima linea nella lotta al Covid-19.

La lettera inviata dai MMG ai sindaci del territorio

A sostegno della richiesta dei medici di famiglia, oltre alle amministrazioni comunali, giustamente preoccupate per la propria cittadinanza, vi è stato l’impegno dell’associazione “Pro Salute”, che nella persona del vicepresidente Giuseppe Farina, intervenuto anche nella trasmissione Zero in Onda, venerdì scorso, ha volontariamente posto l’accento sulla presenza di soggetti molto fragili e incapaci di accedere ai sistemi di prenotazione del vaccino, sia per un fattore anagrafico che di accesso a sistemi informatici.

“Vi sono categorie completamente isolate, soggetti soli, che non hanno nessuno e che hanno il medico di famiglia come unico punto di prossimità a livello sanitario. Persone incapaci di muoversi, persone alle quali dire di prenotare il vaccino sul sito dedicato, significa chiedere l’impossibile. A costoro noi dobbiamo tendere la mano, non escluderli per l’incapacità degli enti preposti o per mancanza di comunicazione tra i vari attori in campo” ha affermato Giuseppe Farina.

Più volte infatti, i medici che hanno abbracciato sin da subito la campagna vaccinale (non tutti a dire la verità, cosa sottolineata anche da Farina) hanno lamentato la mancanza di dosi, prima di Astra Zeneca, successivamente di Pfizer. Nella lettera addirittura più volte si sottolinea il fatto come per settimane abbiano ricevuto solo 6 dosi di media, invece che delle 12 garantite (seppur anch’esse insufficienti).

Mentre gli Hub aprivano, mentre la gran cassa mediatica giustamente si concentrava sull’accelerazione data alla campagna vaccinale, una fetta di popolazione, la più fragile, sembrava essere lasciata in balia del tempo.

Lo stesso dott. Giuseppe Lanna, medico e segretario provinciale dello SNAMI, il sindacato autonomo dei medici italiani) ha più volte, anche a questo giornale, ribadito come la comunicazione allora arrivata dalla Regione Lazio, nella quale si comunicava ai MMG che non gli sarebbero più stati inviati i vaccini Pfizer, voleva dire non poterne più somministrare, poiché gli altri non erano indicati per le fragilità dei pazienti in carico.

Una situazione complessa, alla quale i sindaci hanno richiesto, alla dirigenza della Asl Rm5 di dare formale risposta. A ieri, come ha sottolineato Giuseppe Farina, “lo stallo sembra ancora in atto, ma attendiamo gli sviluppi del caso, che speriamo si possa risolvere in maniera positiva il prima possibile”.

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