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“Mai come ora la civiltà è chiamata a conoscere la bellezza”. Cronache di una quarantena

Da quando è iniziata questa fase di emergenza da Coronavirus abbiamo cominciato una serie di riflessioni sulla nostra società, su cosa ne è di noi chiusi in casa, di cosa ne sarà di noi quando avremo finalmente la possibilità di uscirne. Abbiamo concepito questa rubrica come un rubrica il più possibile “condivisibile” e per questo abbiamo aperto ad altri contributi, dopo alcune richieste di pubblicazione. Felici di ospitare il pensiero di molti.

Di Albino Lucarelli

Pensare e ripensare il nostro ruolo nel mondo dovrebbe essere un esercizio continuo, ma spesso la velocità del mondo intorno a noi non permette questo tipo di analisi.

In questo periodo storico particolarmente difficile siamo obbligati a rallentare e a volte fermarci, pertanto dovremmo utilizzare questo tempo per conoscere e conoscerci meglio. Conoscere noi e il nostro fortunato ruolo di esseri umani.

Senza entrare nelle cause di un virus che ha cristallizzato il mondo, è necessario capire come ripartire. Non parlo di livelli economici, anch’essi di primaria importanza, ma di approcci esistenziali e filosofici, in un contesto mondo spesso dato per scontato ma che invece ci sorregge e ci ospita. Ho provato più volte a individuare strade, a scrutare sentieri anche poco battuti e mi sono sempre trovato di fronte ad un pensiero: ci salverà la bellezza.

Vedere i nostri fiumi, i mari limpidi, traboccanti di una natura che si riappropria del proprio spazio vitale, le nostre città visitate da animali che pensavamo fossero lontani, il cielo tornato terso fa una certa impressione. È il segno di un respiro che c’è sempre stato: la natura non ci sta dicendo di ripartire, ma di percepire.

Questo vuol dire bellezza, che non è estetica, ma è bontà, una elevata idea di bene. Un bene diffuso che sottolinea la sacralità della vita tutta, dell’ambiente che ci ospita. Bontà nei rapporti tra esseri che possa disegnare rotte nuove: allontanandoci dal più grande pericolo del nostro tempo: la superficialità del sentirsi artefici e padroni del Tutto.

Un atteggiamento, quello della superiorità, che ci impoverisce e che mette a repentaglio le nostre esistenze. La nostra idea di fagocitare, crescere, depredare non avrà una durevolezza infinita nel tempo, qualora il nostro esercizio di introspezione ci porti a vedere quale sia il nostro vero ruolo di ospiti di una grande casa che chiamiamo Terra.

Sussistenza, produzione, globalizzazione, capitalismo ecc. non sono il nocciolo del problema “ripresa”, ne sono semplicemente il corollario; il nocciolo è quella funzione che rivestiamo e rivestiremo nell’adattamento alle dinamiche del pianeta.

Ricalibrare i nostri sistemi produttivi, la nostra concezione della vita e dell’esistenza dell’altro (di tutti gli esseri viventi) è la prospettiva che ci porta al mio concetto di base: la bellezza come diffusa e insita idea di armonia; il punto nodale dal quale più ci allontaneremo e meno arriveremo (e i fatti lo dimostrano) a nessun tipo di economia o approccio immunizzante di fronte a emergenze inevitabili.

Mai come in questo frangente storico la civiltà è chiamata a conoscere la bellezza, il bene che ne è prerogativa, utilizzarlo, trasmetterlo e preservarlo saranno le sfide del futuro. Senza questo approccio non solo avremo il decadimento della vita morale, ma anche fisica.

Si è dato spesso l’appellativo al coronavirus di “castigo”, non la vedo così, mi pare troppo antropocentrica come definizione, io sono più per un atteggiamento del tutto naturale (le teorie del complotto e le dietrologie lasciano il tempo che trovano) che serva a riequilibrare le nostre vite.

Anche se in questo periodo è difficile, pensiamo al bello, pensiamo al buono. Solo così preserveremo e glorificheremo l’esistenza che ci circonda e ci sorregge.

Ripartiamo da noi stessi, da un concetto di ecologia integrale che comprende vari aspetti  che si compenetrano e ci compenetrano: l’ambiente, l’uomo, l’economia, il sociale e la cultura. Impariamo a decrescere materialmente per elevarci come esseri viventi, accantonare il bello significa degrado, solo così ripartiremo. 

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