Due note circolate sui social, di esponenti politici del centrodestra laziale, accomunavano il sindaco di Olevano Romano, Umberto Quaresima, e quello di Genazzano, Alessandro Cefaro, in una solidarietà come vittime di aggressioni. Ma i casi sono ben differenti!
Due storie diverse, quella di Quaresima e di Cefaro, accomunate da una forzatura. In realtà le due storie sono distanti anni luce tra loro. Del caso di Olevano Romano, dove un senegalese fuori di senno ha lanciato vasi e oggetti su tutti, ferendo il sindaco e 4 carabinieri, ne abbiamo ampiamente parlato. Il sindaco Quaresima ne è uscito con un braccio dolorante, per i colpi subito durante una complessa azione per neutralizzare l’energumeno.
L’emulazione del sindaco di Genazzano

Due giorni dopo l’episodio di Olevano, il sindaco di Genazzano Alessandro Cefaro pubblica sul proprio profilo un’agenzia stampa in cui – due esponenti del centrodestra regionale esprimo solidarietà nei suoi confronti in quanto – si legge – “aggredito da un ex assessore mentre stava dando un ultimo saluto ad una persona cara e solo l’intervento dei partecipanti ha evitato il peggio. Il sindaco, che è anche un noto primario chirurgo dell’ospedale di Velletri, a causa dell’aggressione subita ha dovuto rimandare degli interventi che aveva programmato in ospedale. Condanniamo senza attenuanti simili episodi che dimostrano ancora una volta come il mestiere di sindaco, specie nei piccoli Comuni, sia sempre più difficile”. Posta in questo modo sembra quasi che anche a Genazzano ci sia stata qualche brutale aggressione nei confronti del primo cittadino. Ma andando a scavare si scopre che così non è.
Il post di solidarietà è sparito nel nulla
Posta così la questione pare seria. Da più parti arrivano esortazioni a Cefaro a spiegare l’accaduto, a dire se abbia denunciato il presunto aggressore. La risposta non arriva e, nel frattempo, il post sulla propria pagina sembra sparito (salvo riapparire qualche ora più tardi). Ci siamo quindi attivati per ricostruire l’accaduto e abbiamo ricostruito i fatti, ben diversi da quelli che hanno coinvolto il collega di Olevano.
La scomparsa di Carla Tatò e i legami con Genazzano
Il 13 agosto scorso, all’età di 79 anni, è morta l’attrice Carla Tatò, una delle figure più originali e radicali del teatro italiano. La figura della Tatò rappresenta un pilastro del Nuovo Teatro italiano e del teatro di ricerca e vanta un legame profondo con Genazzano dove, oltre a risiedervi da tanti anni, è stata protagonista di un lungo progetto artistico, politico e culturale d’avanguardia. Per lei Genazzano non è stato, dunque, solo un luogo di residenza ma parte essenziale della propria idea di teatro, un grande spazio scenico. Spettacoli, performance, incontri e laboratori hanno trasformato strade, piazze e il Castello Colonna in luoghi di produzione artistica.
Carla Tatò ai tempi di Cefaro

L’amore con la città si nutre fino all’arrivo del sindaco Alessandro Cefaro quando, dopo una prima fase di intensa collaborazione (grazie all’ex assessore alla cultura del tempo Massimiliano Lucci), i rapporti tra il Comune e la Tatò si freddano. Si passa, quindi, dalla bella inaugurazione della Quadreria nel Castello (l’esibizione della foto) all’invito, da parte dell’Amministrazione, ad interrompere ogni forma di legame e, addirittura, a togliere opere e quant’altro da Castello Colonna. Segnando, così, la fine dei “buoni rapporti” tra l’attrice e il Comune.
Il sindaco alla Camera ardente

Come se non bastasse, negli ultimi mesi, Cefaro invia due diffide formali alla Tatò intimandole di togliere “tutto il materiale di artisti e autori vari” era stato depositato nel Castello con contratto del 2021, rinnovabile per 10 anni che il Comune ha voluto disdire. Una diffida che ha colpito Carla nel cuore, visto l’amore per la cittadina prenestina. E’ per questo che, quando lunedì scorso il sindaco Cefaro si è presentato al policlinico Umberto I alla camera ardente di Carla Tatò, un ex amministratore comunale vicino alla famiglia lo ha esortato ad uscire in quanto, a fronte delle azioni intraprese contro la donna, non era persona gradita, neanche ai familiari della defunta. Ne è nata una discussione, accesa nei toni ma ferma al livello verbale, tra il sindaco e l’ex assessore. Una discussione, davanti a molti testimoni, a cui non è seguita alcuna aggressione fisica ma solo l’invito ad andare via.
Un parallelismo falso nonché pericoloso
Non sta a noi entrare nel merito della vicenda ma accomunare i gravi fatti di Olevano Romano con quanto accaduto a Cefaro, nella camera ardente dell’Umberto I, sembra una forzatura di cui, in un momento come questo, avremmo fatto volentieri a meno. Non solo perché il sindaco di Genazzano non è, e non sarà, il primo a subire una contestazione verbale da un cittadino ma anche perché, vale la pena ricordarlo, il sindaco Cefaro non è nuovo ad azioni dal sapore di provocazione (come presentarsi nella camera ardente della Tatò).
Il precedente del 25 aprile 2025: allontanato dalle telecamere del Tg Lazio
Basta tornare indietro al 25 aprile 2025, per ricordare quando, pur avendo inizialmente negato con un’ordinanza la sfilata della Festa della Liberazione, il sindaco Cefaro, vedendo la banda schierata per la commemorazione, è corso nella sua stanza in Comune a prendere la fascia tricolore per mettersi in testa al corteo. Non pago, mentre la tromba suonava il silenzio e veniva deposta la corona davanti la targa di Giuseppe Emilio d’Amico (martire delle Fosse Ardeatine), ha pensato bene di farsi intervistare dal Tg Lazio, destando la reazione dell’ex consigliere comunale Francesco Mosca che lo ha invitato ad allontanarsi con frasi del tipo “ma non ti vergogni?!”. Insomma, crediamo che di fronte ad una provocazione possa capitare che qualcuno lo faccia notare. Da qui a parlare di aggressioni, paragonandole addirittura alla follia di Olevano Romano, sembra sinceramente fuori luogo.

