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Il bando per la Valle dell’Aniene esclude dai contributi il settore agricolo

L’avviso pubblico della Regione Lazio stanzia fondi sulla legge 18/2007 ma non tiene conto di uno degli obiettivi cardine della stessa legge: il sostegno all’agricoltura

Levata di scudi, dalla Valle dell’Aniene, per lamentare le carenze dell’avviso pubblico emesso dalla Regione Lazio per la “Concessione di contributi a fondo perduto alle imprese operanti nella Valle dell’Aniene”. Un avviso che stanzia dei fondi sulla base della Legge regionale 18/2007, il cui obiettivo (si legge all’articolo 2) prevede, tra l’altro, “lo sviluppo di attività economiche, produttive ed artigianali, di interesse sovracomunale, nei settori agricolo, turistico-ricettivo e dei servizi, compatibili con le caratteristiche peculiari della Valle dell’Aniene”. 

Peccato, denunciano le aziende agricole del territorio e alcuni amministratori locali, che “l’avviso precluda la possibilità di accesso alle imprese agricole, che proprio in questa area possono svolgere una importante funzione”. 

Nella sostanza l’avviso, che stanzia soldi sulla base di una legge che prevede il sostegno all’agricoltura, non prevede fondi per l’agricoltura in un’area molto vasta che, oltre i comuni della X Comunità Montana Valle dell’Aniene, comprende i comuni di Castel Madama, Ciciliano, Pisoniano e San Vito Romano.

“Occorre dare atto alla Giunta Regionale – si legge nella nota diffusa da aziende agricole e amministratori – di aver messo a disposizione le risorse che da anni erano attese, ma le modalità con le quali è stato costruito l’avviso lasciano molte perplessità. Non vi è alcun disegno organico per misurare gli effetti degli interventi, né, tantomeno, si rileva una coerenza con gli obiettivi della legge stessa. Anche le modalità di accesso, il cosiddetto “clik day”, sono prive di ogni valutazione dei progetti e quindi fuori da qualsivoglia disegno organico di sviluppo.

Guido Milana

“Oggi – commenta Guido Milana, ex presidente del Consiglio regionale, tra i promotori della legge 18/2007 – vi sono giovani imprese che, negli ultimi anni, hanno visto una nuova generazione di agricoltori impegnarsi con grandi sacrifici a costruire un modello di agricoltura di qualità, con obiettivi di salvaguardia del territorio e produzione di reddito e che attraversano momenti di difficoltà accentuati anche dal covid 19.  Proprio queste imprese avrebbero, oggi, bisogno di sostegno ed è inaccettabile che vengano tenute fuori da questo strumento”.

Milana contesta quella che viene fornita come parziale giustificazione, ovvero che “le imprese agricole possono utilizzare altri strumenti (Gal e PSR) per essere sostenute”.

“In realtà – puntualizza Milana, attualmente relatore del Comitato delle regioni sulla Strategia Farm-to-Fork (“Dai campi alla tavola”), pilastro fondamentale del “Green Deal”, – al di là del fatto che non tutti i comuni interessati sono all’interno dello stesso Gruppo di Azione Locale, e vi sono tra i diversi GAL comportamenti e disponibilità profondamente diverse, non ci può essere alcuna correlazione tra gli strumenti di sostegno ‘ordinari’ e l’implementazione di una legge che, per sua natura, è ‘straordinaria’. Tra l’altro, anche tutto il resto del sistema economico al quale è rivolto l’avviso regionale è destinatario di risorse ordinarie e, quindi, in grado di trovare altri sostegni negli strumenti ordinari, compreso il Gal ove le misure con maggiori disponibilità sono a disposizione di tutti i settori, a volte escludendo il settore agricolo”.

Una svista che, con la buona volontà delle parti, può essere sicuramente ancora corretta da Regione Lazio, per salvaguardare il buon esisto dell’avviso pubblico ed evitare l’aprirsi di contenziosi.

“Occorre una correzione dell’avviso pubblico – chiedono i firmatari della nota – consentendo l’accesso ai benefici anche alle aziende agricole. Se ciò non dovesse accadere crediamo che l’intera questione potrebbe finire sub-giudice”.

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