A ottantatré anni esatti da quel tragico autunno, le comunità di Capranica Prenestina e del borgo di Guadagnolo hanno reso omaggio alla figura di don Pasquale Buttarazzi, il parroco ed ex cappellano militare barbaramente trucidato dalle truppe di occupazione naziste il 25 ottobre 1943.
La cerimonia commemorativa ha visto la partecipazione del sindaco Francesco Colagrossi e del vicesindaco Fabio Mazzi che, accompagnati dal parroco Padre Damian Korcz, si sono recati in pellegrinaggio nel punto esatto in cui si consumò l’efferato omicidio. Un gesto solenne per rinnovare, a nome dell’intera cittadinanza, il legame indissolubile con una vicenda umana ed eroica che ha segnato nel profondo la coscienza collettiva del territorio prenestino.
Il contesto in cui maturò il martirio di don Pasquale Buttarazzi affonda le radici nei giorni più bui della seconda guerra mondiale in Italia. Subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’intera area dei Monti Prenestini si trasformò in una cerniera strategica e in un territorio di transito per migliaia di militari italiani sbandati, ex prigionieri alleati in fuga e per le prime cellule della Resistenza locale. In questo scenario di estremo pericolo, don Pasquale – forte della sua passata esperienza come cappellano militare dell’Aeronautica – scelse di non rimanere indifferente.
Il sacerdote entrò in contatto operativo con gli esponenti di “Bandiera Rossa”, una delle formazioni partigiane più attive del quadrante romano, offrendo rifugio, sostentamento e supporto logistico a tutti coloro che si opponevano alle forze tedesche.
La ritorsione nazista scattò fatale il 25 ottobre 1943.
Durante un rastrellamento e una violenta perquisizione condotta dai soldati della Wehrmacht nel borgo di Guadagnolo, il parroco fu accusato di collaborare apertamente con i ribelli. Aggredito brutalmente, don Pasquale venne freddato sul colpo da una sventagliata di mitragliatrice.
Per aggiungere ulteriore orrore al crimine, il comando tedesco ordinò che il cadavere del sacerdote venisse lasciato esposto al pubblico per tre lunghi giorni nella piazza del paese: un monito spietato volto a terrorizzare la popolazione locale e a stroncare ogni forma di collaborazione con i partigiani.
«La storia di don Pasquale Buttarazzi appartiene alla memoria identitaria del nostro territorio e si inserisce a pieno titolo nella più ampia epopea della Resistenza e della lotta di Liberazione nazionale», hanno ricordato i rappresentanti istituzionali durante il momento di raccoglimento.
Preservare il ricordo di questo sacrificio significa non solo restituire la dovuta dignità storica a un uomo di fede che pagò con la vita la propria scelta di campo, ma anche riconoscere il valore universale di chi, in un’epoca dominata dalla violenza, dall’oppressione e dalla persecuzione, decise di mettere a rischio se stesso per proteggere il prossimo e difendere la libertà.



