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Da Poli a Santiago: il viaggio sul Cammino Francese

Tredici persone dai 16 ai 71 anni hanno percorso l’ultimo tratto del Cammino Francese. T

Tredici persone dai 16 ai 71 anni hanno percorso l’ultimo tratto del Cammino Francese. Tre famiglie con figli adolescenti, un viaggio vissuto in modi diversi ma con una domanda comune: dove ci porterà questa strada?

Il 4 settembre sono partiti da Poli. Il 10 sono tornati a casa. In mezzo, circa cento chilometri, quattro tappe, sveglie quando fuori era ancora buio, preghiere sotto le stelle, piedi doloranti, pasti condivisi e una quantità di risate che nessuno aveva probabilmente messo in conto alla partenza.
Erano in tredici, nove donne e quattro uomini, dai 16 ai 71 anni. Con loro anche don Ciro, parroco di Poli, che ha organizzato il cammino. Non sono arrivati a Santiago tutti dallo stesso posto. Alcuni hanno raggiunto la Spagna passando da Madrid, altri da Porto. Da Roma, invece, il viaggio è passato per Barcellona, prima dell’arrivo a Santiago. Poi due taxi hanno accompagnato il gruppo fino a Sarria.
Ed è cominciato il Cammino.

Tredici motivazioni
Il tratto percorso è quello del Cammino Francese che da Sarria conduce a Santiago de Compostela, passando per Portomarín, Palas de Rei, Arzúa e O Pino.
La strada è stata la stessa per tutti, le ragioni per affrontarla no. C’era chi cercava un’esperienza nuova, chi voleva mettersi alla prova, chi aveva bisogno di fermarsi e guardarsi dentro.
Tre genitori hanno condiviso il viaggio con i propri figli adolescenti. Età diverse, modi diversi di reggere la fatica e il silenzio. A tenere insieme il gruppo, una fede comune.

La giornata cominciava al buio
Il Cammino aveva i suoi ritmi. La sveglia presto, la preparazione degli zaini, le scarpe da allacciare e la strada da affrontare. Ma prima di partire c’era un appuntamento diventato parte integrante delle giornate. Alle 6, quando fuori era ancora buio, il gruppo si ritrovava per recitare insieme il rosario. Poi le lodi mattutine. Nel pomeriggio, invece, ci si ritrovava per la celebrazione della Messa.
Camminare insieme non significa procedere allo stesso passo. C’è chi va più veloce, chi rallenta, chi si ferma. Ci si aspetta, ci si raggiunge, ci si ritrova. Ed è lungo quei chilometri che il gruppo ha cominciato a conoscersi davvero.

Una comunità anche davanti alla lavatrice
La parte più inattesa del viaggio non aveva nulla di spirituale. Mangiare insieme, dormire insieme, organizzare le giornate, condividere gli spazi.
Anche fare il bucato era diventato un piccolo esercizio di vita comunitaria, con la biancheria da separare e capire a chi appartenesse, scene banali, diventate motivo di “risate immense”.
Poi le medicine condivise, gli unguenti, i piccoli rimedi per affrontare la tappa successiva. Il Cammino, in fondo, passa anche da qui, dalla disponibilità a mettere a disposizione dell’altro quello che si ha.

Quando il corpo presenta il conto
I chilometri non hanno risparmiato nessuno. Qualcuno ha continuato a camminare con i piedi segnati dalle vesciche. È una delle immagini più concrete di quei giorni. Il Cammino non è solo il paesaggio o la cattedrale che aspetta alla fine. E’ anche il dolore ai piedi, la voglia di fermarsi, la decisione di continuare. Ed è nella fatica che si vede quanto il gruppo faccia la differenza.

Dove porta davvero una scelta?
Non tutti erano partiti con lo stesso obiettivo. Ma, come ha ricordato più volte don Ciro, non sempre siamo noi a sapere dove ci porteranno le nostre scelte. Una decisione può aprire una strada diversa da quella che avevamo previsto. Il gruppo non cercava una risposta. Cercava di mettersi nella condizione di ascoltare.

Santiago, il viaggio non finisce lì
Quando finalmente si arriva Santiago, la strada percorsa assume un significato diverso. Si arriva con le gambe stanche, ma anche con una conoscenza reciproca più profonda di quella con cui si era partiti. Il Cammino si è chiuso il 10 settembre, con il ritorno a casa. Ma solo quello che ciascuno ha incontrato lungo il percorso, torna a casa con lui.

 

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