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Cave, svolta nel caso Giacchetta: si riaprono le indagini

A dieci anni dalla morte, si riapre il caso di Marco Giacchetta. Il cadavere del giovane,

A dieci anni dalla morte, si riapre il caso di Marco Giacchetta. Il cadavere del giovane, 25 anni, venne trovato in un campo a Cave. Dai legali della famiglia nuovi elementi che avvalorano la tesi dell’omicidio. Presto verrà riesumata la salma.

Il ragazzo aveva avuto problemi di tossicodipendenza ma era un ragazzo tranquillo, lavorava come operatore ecologico.
Subito dopo il ritrovamento del corpo, il caso fu archiviato dagli inquirenti come suicidio, sebbene le circostanze della morte fossero alquanto dubbie: Marco giaceva in un campo con la gola tagliata, la bottiglia che aveva reciso il collo era a 6 metri e senza impronte del giovane e, nonostante i vestiti fossero intrisi di sangue, sotto il corpo non c’erano tracce ematiche. Tutti elementi che facevano pensare ad un corpo trasportato sul posto, quasi certamente dopo la morte.

Eppure la Procura di Tivoli ha archiviato tre volte il caso come “atto volontario”, archiviazioni alle quali i legali della famiglia hanno sempre fatto opposizione.

In questi giorni, una perizia degli esperti di parte civile ha portato all’attenzione della Procura gli esami dei vestiti che Marco indossava il giorno della morte, dissequestrati dalla caserma dei carabinieri di Cave, dove si trovavano ormai da dieci anni.

Su quei vestiti sono state trovate, all’altezza delle caviglie, tracce di DNA diverse da quelle di Giacchetta. Sono di colui che lo ha trascinato?

Il capo della procura di Tivoli, Francesco Menditto, ha quindi disposto la riapertura della indagini, stavolta per omicidio, nominando i periti del Tribunale che si confronteranno con i due periti della famiglia.

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