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Marco Giacchetta, i nuovi elementi apportati dalla ricostruzione della madre. Le ultime ore del ragazzo

Marco Giacchetta e la madre, Elisabetta Rocca. Photo credit: Elisabetta Rocca on Facebook

Durante la puntata di venerdì scorso di Zero in Onda, Elisabetta Rocca, madre del ragazzo morto nel 2015 a Cave (Rm), in circostanze dubbie, ricostruisce le ultime ore del figlio. I buchi nella ricostruzione fatta fino ad oggi, gli elementi del tutto nuovi sui movimenti di Marco nelle 48 ore precedenti alla sua morte. La partecipazione a “Chi l’ha Visto” di domani sera.

di Matteo Palamidesse

Elisabetta è una donna minuta, ma di una lucidità impressionante, se solo pensiamo l’immenso dolore provato in ogni ricostruzione fatta per tv e giornali che annebbierebbe la mente anche dell’essere umano più caparbio.

Elisabetta racconta di Marco, di come e perché non si è arresa alle richieste di archiviazione da parte degli inquirenti, portando alla riapertura delle indagini sulla morte del figlio il 22 Gennaio 2020. Indagini che oggi sono in mano al Procuratore Capo del Tribunale di Tivoli, Francesco Menditto. Proprio il Procuratore a seguito della nuova perizia medico legale operata dal Prof. Vittorio Fineschi, ordinario di medicina legale all’Università La Sapienza di Roma e responsabile della medicina legale dell’ospedale Sant’Andrea (molto noto nel campo per essere stato perito legale di parte nel caso Cucchi).

Le parole a chiusura della perizia non lasciano spazio a equivoci, rifiutando “categoricamente l’ipotesi di un evento suicidario perché ci sono chiare evidenze, tra loro convergenti, a suffragio di una condotta omicidiaria, volontaria, da parte di terzi”.

Elisabetta è chiara, la sera dell’omicidio sono state udite delle urla, non riconducibili ad una sola persona. Testimonianze parlano di più voci, forse tre, sentite abbastanza distintamente, provenienti dalla zona in cui è stato poi ritrovato Marco. Marco quindi non sarebbe stato solo, secondo la madre, aspetto che porterebbe a ripensare tutto l’impianto delle indagini, almeno quelle fatte all’inizio.

Ma veniamo a noi. Marco esce la sera del mercoledì, il 16 Settembre 2015. Elisabetta ricorda perfettamente che parlava al telefono con qualcuno, si metteva d’accordo per l’uscita. Un fatto strano, la cui spiegazione diverrà più chiara durante le ricerche. Marco fa a cambio macchina con un suo amico, perché? Secondo Elisabetta, aveva timore di qualcuno, non voleva farsi riconoscere. Secondo la ricostruzione della donna Marco quella sera sarebbe andato ad una festa dove non era invitato, probabilmente per discutere con qualcuno dei partecipanti. La motivazione per ora rimane un’illazione, ma sarebbe abbastanza forte da spiegare ciò che accadrà di li a poche ore.

Il primo buco temporale è proprio la notte tra il 16 e il 17 Settembre; nessuno sa dove l’abbia passata il ragazzo né con chi, per ora lo si può solo immaginare. Fatto sta che Marco viene rivisto il giovedì mattina a Colle Palme, mentre tra via Matteuzzo e la piazza di Colle Palme, frazione di Cave, si dirigeva verso il bar, forse per fare colazione.

L’ultimo avvistamento, da li in poi Marco scompare, per venire poi ritrovato lunedì 21 in un terreno in zona, con la gola recisa. Secondo gli inquirenti si sarebbe trattato di suicidio, ma i dubbi divengono sempre più pesanti man mano che passano le ore.

Perché si è pensato subito al suicidio? Elisabetta per la prima volta parla della condizione di suo figlio, perché non vi è timore né vergogna nel raccontarlo, se il fine ultimo è la ricerca della verità. Marco era in cura da una psichiatra e psicoterapeuta, da tempo. Soffriva di attacchi di ansia, era un ragazzo molto insicuro. Il medico gli aveva prescritto anche un farmaco contro l’utilizzo di sostanze, nelle quali Marco a volte si rifugiava, forse per sfuggire per alcune ore a quegli stati. Proprio l’utilizzo del farmaco, ha portato gli inquirenti, in prima battuta, a propendere per un gesto disperato del ragazzo.

Marco viene trovato con la gola recisa, i vestiti intrisi di sangue, a terra nemmeno una goccia. A sette metri da lui un collo di bottiglia, l’oggetto con il quale si sarebbe tolto la vita. Come può una persona uccidersi e poi gettare così lontano il coccio? Perché a terra non ci sono tracce di sangue? Cosa avrebbe portato Marco ad uccidersi? Domande che risuonano in studio, durante l’intervista, che escono dalla bocca della madre per infrangersi di fronte il silenzio, quello di noi giornalisti che la ascoltiamo e quello omertoso della comunità alla quale Elisabetta chiede aiuto da anni, per fare luce sull’accaduto.

Secondo Elisabetta, suo figlio sarebbe stato in compagnia quella notte, avrebbe discusso con qualcuno, discussione sfociata in qualcosa che fa paura solo ad essere immaginato. Secondo Elisabetta anche le tempistiche sarebbero ben più lunghe e farebbero pensare ad un omicidio non avvenuto il giovedì, bensì il venerdì 18 Settembre.

La domenica mattina partono le ricerche, un elicottero partito da Pratica di Mare sorvola la zona, ma non le sue ricerche non danno alcun esito, così come quelle delle squadre di carabinieri, volontari di protezione civile e dell’associazione nazionale dei carabinieri sul campo. Il corpo di Marco, verrà trovato solo il lunedì. Come è possibile che né l’elicottero né i volontari siano riusciti a trovarlo in quel fazzoletto di terra?

“Ci sono passati e ripassati, anche l’elicottero ha sorvolato il campo, come è possibile che non abbiano visto Marco?” dice Elisabetta, con occhi lucidi e voce tremolante.

“Sappiamo che Marco non era solo, perché nessuno parla? Perché quelli che si definivano suoi amici oggi negano quell’amicizia? Perché Marco è stato ritrovato proprio in quel campo? Non posso pensare che sia arrivato li da solo, perché mai avrebbe dovuto farlo? L’unica cosa che mi porta a pensarci è che stesse scappando da qualcuno, altrimenti sarebbe tornato a prendere la sua macchina, aveva le chiavi, anche se non sono mai state ritrovate, così come non sono mai stati ritrovati i suoi effetti personali”.

Domande che suonano come martellate ma che sono il perno intorno al quale gira l’intera ricostruzione dell’accaduto. Marco quindi non sarebbe stato da solo, avrebbe partecipato a una festa, forse di compleanno, avrebbe lasciato poi quel posto. Non sappiamo dove avrebbe passato la notte ma sarebbe stato riavvistato a Colle palme la mattina successiva per poi sparire e venire ritrovato tre giorni dopo.

“Voglio la verità, non voglio vendetta, ma è innegabile che Marco non si sia ucciso, bensì sia stato ucciso. Chi sa, parli, una volta per tutte. Come è stato ritrovato, i suoi movimenti contorti in zona, lo scambio dell’automobile, la sparizione dei suoi effetti personali, parlano chiaro. Voglio solo la verità e rimanere sola con il mio dolore”.

“La riapertura delle indagini – dichiara l’Avvocato Giuseppe Cinti, legale della famiglia- è avvenuta in forza della propensione costante alla ricerca di nuove circostanze di fatto ma anche attraverso la rielaborazione di fatti, che sebbene già indagati, sono stati verificati sotto diversa ottica. Una nuova e più approfondita consulenza medico legale ha confermato quanto già ipotizzato in termini di ipotesi di reato. Tutto ciò purtroppo sotto una cappa opprimente costituita dalla sensazione di aver perso molto tempo. Siamo convinti – conclude l’avvocato- che a questo punto le indagini della procura saranno volte ad indagare in ogni direzione ipotizzabile”.

Mentre scriviamo l’articolo, l’avvocato ci conferma la presenza di Elisabetta e della figlia Martina, alla puntata di “Chi l’ha visto” in onda domani sera su Rai 3.

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