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Tre carabinieri furono condannati per violenze: era solo una messinscena

di Massimo Sbardella

Dopo oltre due anni la Corte d’appello rende giustizia ai tre militari di Olevano Romano: era una messinscena, assolti con formula piena. Rinviato a giudizio per calunnia uno degli accusatori.

Olevano Romano. Furono dipinti come violenti, autoritari e arroganti mentre, in realtà, avevano fatto soltanto il loro lavoro. Con la correttezza e la lealtà che, da anni ormai, li vede quotidianamente impegnati a garantire la sicurezza nei territori dove lavorano. Dopo 29 mesi, per fortuna, si conclude con l’assoluzione con formula piena, per non aver commesso il fatto, l’assurda storia dei tre carabinieri della stazione di Olevano Romano che, il 28 aprile 2014, vennero condannati in primo grado a pene tra gli otto mesi e i due anni con le accuse di lesioni, percosse e falso. Una condanna che sorprese tutti visto che non c’erano elementi ad avvalorare le accuse ed era stato lo stesso Pubblico ministero, al termine di un’arringa quasi un’ora, a chiedere l’assoluzione dei militari. A sorpresa, però, il Gip respinse quella richiesta di assoluzione e condannò a due anni di reclusione il maresciallo Bernardo Paradiso, ad un anno l’appuntato Giovanni Russo e ad otto mesi il carabiniere Carlo Maisano. Una sentenza ribaltata, in pochi istanti, in corte d’appello dove i tre carabinieri sono stati assolti. Nel frattempo, il prossimo 17 febbraio al Tribunale di Tivoli, uno degli accusatori dovrà rispondere del reato di calunnia, per il quale è stato rinviato a giudizio.
Anche se ha minato la serenità dei tre militari, l’assurda sentenza del 2014 non ha inciso su carriera e professionalità. I vertici dell’Arma, a cominciare dal comando della Compagnia di Palestrina (per la quale lavoravano), non si sono fatti condizionare dalla condanna e hanno lasciato che continuassero a lavorare, come avevano sempre fatto, nella stazione di Olevano Romano (uno di loro si è trasferito un anno fa, ma solo per avvicinarsi a casa). Ed oggi i fatti confermano che avevano ragione, visto che è stata riconosciuta loro la totale estraneità alle accuse.
La storia, che si conclude con l’assoluzione, ha inizio il 3 luglio 2012. Olevano Romano festeggia l’Annunziata e cinque giovani di Bellegra, a bordo di una Fiat Punto, sono in giro a fare baldoria. Bevono molto, infastidiscono qualche passante. Poi vanno davanti la caserma ed urlano “bastardi carabinieri”, facendo pipì alla base della lapide che commemora un commilitone morto. I carabinieri escono, li fermano per l’identificazione ma uno di loro prova a reagire e oppone resistenza. Rimediando, per questa, una denuncia.
Tutto sembra finire lì ma, dopo oltre due mesi, due di questi sporgono querela contro i tre carabinieri accusandoli di essere stati picchiati e costretti a dichiarare il falso. Uno sostiene di aver subito la lesione di una cornea, l’altro la distorsione di un polso ma, nel referto medico, nessuno di loro aveva mai fatto riferimento a questo. Soltanto in un secondo certificato, otto giorni dopo il fatto, uno di loro parla dei carabinieri. Ma non presenta denuncia, per più di due mesi. In primo grado, nelle udienze, la sensazione è che gli accusatori abbiano concordato una linea comune, per incastrare i carabinieri. Agli atti finisce anche un video che, però, mostra soltanto i giovani che parlano tra loro commentando la presunta aggressione. Un video che, in appello, è stato considerato del tutto ininfluente visto che non fornisce alcun elemento reale. Alla fine la Corte d’appello esclude ogni forma di aggressione ed assolve Paradiso, Russo e Maisano, vittime di una messa in scena demolita dai riscontri oggettivi.

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