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“Un’occasione da non perdere” – Cronaca di una quarantena

Da quando è iniziata questa fase di emergenza da Coronavirus abbiamo cominciato una serie di riflessioni sulla nostra società, su cosa ne è di noi chiusi in casa, di cosa ne sarà di noi quando avremo finalmente la possibilità di uscirne. Abbiamo concepito questa rubrica come un rubrica il più possibile “condivisibile” e per questo abbiamo aperto ad altri contributi, dopo alcune richieste di pubblicazione. Felici di ospitare il pensiero di molti.

Un’occasione da non perdere – cronaca di una quarantena. Di Roberto Frezza

Qualche esempio: il litorale di Napoli con acque limpide come in Sardegna, il Po a Torino che appare limpido come un ruscello di montagna, la presenza nell’aria vi di molte città del Nord di un gran numero di inquinanti in meno ed in minor quantità.


Credo che il lock- down, oltre ai benefici auspicati sul fronte epidemiologico, ci stia offrendo la possibilità di condurre un esperimento scientifico in tempo e con dati reali che sarebbe un vero peccato non monitorare e misurare.


CNR, Arpa, Enea e tutte gli altri enti di ricerca e monitoraggio, non esclusi quelli privati e/o del mondo del no/profit dovrebbero scendere in campo e raccogliere (in sicurezza) con metodo scientifico il maggior numero di dati possibili durante e prima del termine del blocco.
Sarebbe in questo modo possibile avere risposte a diverse domande che dovremmo porci rispetto ai fenomeni sopra riportati.


Come mai le nostre acque dopo solo 4 settimane di lock-down appaiono così diverse?
Le acque dei nostri mari e dei nostri fiumi sono inquinate in gran parte dalle attività produttive? I nostri depuratori  riescono a gestire il carico delle attività civili e non sono sufficienti per sopportare il carico di quelle delle attività produttive? Ci sono scarichi da attività produttive direttamente nei fiumi e/o nel mare? In buona sostanza, le nostre attività produttive sono condotte con modalità sostenibili? Taranto già insegna, d’altra parte.


Sarebbero risposte importanti per aiutarci a ridisegnare il nostro futuro. In molti hanno proposto una sorta di piano Marshall riveduto e corretto per uscire dalla crisi socio-economica che inevitabilmente seguirà alla pandemia.


Pulire, depurare, canalizzare, manutenere, produrre in modo sostenibile potrebbero essere gli elementi di una buona parte di questo piano di investimenti pubblici (di pari passo ad una concreta repressione delle trasgressioni alle norme ambientali vigenti).
E non si pensi che si tratterebbe di investimenti improduttivi. Basterebbe riflettere sulle ricadute sulla salute e sul turismo.

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