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Palestrina

Stadio comunale in abbandono: gli sportivi chiedono una ripresa delle attività

A Palestrina manto erboso senza cura, sporcizia e nessuna squadra da tifare. Dopo anni a porte chiuse, l’autorizzazione c’è ma il calcio non c’è più

di Massimiliano Rosicarelli

Palestrina. E’ capitato a tutti, negli anni, di entrare almeno una volta nello stadio comunale di Palestrina, sito in via Pedemontana, oggi chiamato Antonio Sbardella. Un impianto ristrutturato ed accogliente, almeno sino a qualche anno fa, dove la squadra di calcio cittadina era arrivata addirittura a militare nel campionato di Serie D. Per anni, purtroppo, è capitato anche di dover vedere le partite di nascosto, perché prima di saliere in serie D lo stadio è stato chiuso e nessuno, salvo pochi autorizzati, hanno potuto godere il brivido della quarta serie nazionale, giocata peraltro dignitosamente.

Cittadini arrampicati lungo la Pedemontana, sopra gli alberi o sopra avventurate sedie ed impalcature a “spiare” la propria squadra di calcio, sostenuta dall’esterno, mentre tutto il comprensorio “rideva” di quanto accadeva a Palestrina a livello organizzativo e politico, con la squadra cittadina diventata un circo da portare a spasso, quando giocava in casa, tra San Cesareo, Zagarolo, San Basilio e via dicendo, sempre per gentile concessione delle amministrazioni ospitanti.

Anni bellissimi, sotto il profilo strettamente calcistico, con allenatori, giocatori che hanno onorato il club centenario vestendo la maglia arancioverde mentre a livello logistico la fantomatica installazione delle tribune di terza generazione, stile “un passo dal cielo” (vista l’altezza strutturale delle stesse) ha lasciato sbigottiti tutti, senza che nessuno abbia davvero affrontato il problema, cercando soluzioni alternative a problemi incomprensibili per noi comuni mortali.

In questi anni, gloriosi calciatori hanno lasciato questa vita senza aver avuto l’onore di partecipare ad una degna e oramai insperata inaugurazione dello stadio cittadino che, come se non bastasse, oggi che la parte burocratica è sistemata versa in uno stato di degrado e abbandono, inaccettabile e incomprensibile.

Poco interessa sapere di chi siano le responsabilità di tale noncuranza, visto che a rimetterci è soltanto Palestrina. Una città del genere merita davvero tutto questo?

Perché, oltre a non avere più una squadra di calcio iscritta ad alcun campionato federale, i cittadini e gli sportivi prenestini non hanno neanche uno stadio dignitoso, peraltro intitolato ad un arbitro internazionale Antonio Sbardella? E’ normale vedere un complesso sportivo ridotto in quelle condizioni, tra cumuli di sporcizia, panchine capovolte, erbaccia come in un giardino pubblico privo di manutenzione, porte da bianche ormai arrugginite e reti rotte?  Neanche l’elisoccorso potrebbe accedere su tale manto, in caso di necessità. E’ accettabile una cosa del genere?

In mezzo a tale scempio ci si domanda se a Palestrina esista un assessorato allo sport capace di prendere provvedimenti per ripristinare una decenza che la città merita nei fatti concreti e non nelle parole che abbiamo ascoltate a suon di omelie.

Questo articolo non vuole essere un attacco a nessuno, ma un’esortazione, alla classe politica in primis, affinché si prendano provvedimenti urgenti. Una considerazione da cittadino, amante dello sport e del calcio in particolare, che vorrebbe tornare ad assistere ad una partita allo stadio o a veder crescere su quel manto erboso atleti che possano portare il nome di Palestrina in giro per l’Italia.

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