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Palestrina. La commemorazione dei partigiani sovietici del 9 Maggio

di Massimiliano Rosicarelli Ogni anno, il 9 maggio, la città di Palestrina commemora i pa

di Massimiliano Rosicarelli

Ogni anno, il 9 maggio, la città di Palestrina commemora i partigiani sovietici caduti nella resistenza italiana durante la seconda guerra mondiale attraverso una solenne cerimonia presso il cimitero comunale dove riposano Nikolai Demyachenko, Anatoly Kurepin e Vasily Skorokhodov.

Palestrina. Un ricordo per il sacrificio nella lotta contro il nazifascismo con garofali e mazzi di fiori, oltre a ben 4 corone floreali.
Alla manifestazione hanno preso parte l’ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Alexey Paramonov, l’ambasciatore della Repubblica di Belarus presso la Santa Sede, Yury Ambrazevič, il sindaco di Palestrina, Igino Macchi con gonfalone della città, i dipendenti delle missioni diplomatiche russe e bielorusse in Italia, gli studenti della scuola media presso l’Ambasciata della Federazione Russa in Italia, la sezione comunisti A.Bernardini di Zagarolo che ha deposto una corona al monumento stesso, giornalisti, connazionali e cittadini, il tutto coordinato da misure di sicurezza curate dal commissariato di polizia di Frascati, diretto dalla dottoressa Emanuela Surace, dai carabinieri Compagnia Palestrina e dalla polizia locale di Palestrina.
L’Ambasciatore Paramonov ha esordito affermando: “Più si allontanano gli eventi della Seconda guerra mondiale, più è importante difendere la verità storica.  Oggi, purtroppo, assistiamo sempre più spesso a tentativi di revisionismo storico, di distorsione del ruolo dei liberatori dell’Europa, viene giustificato il collaborazionismo e minimizzata l’impresa di coloro che hanno combattuto contro il nazismo. Nostro comune dovere è impedire che vengano dimenticate le tragiche lezioni del XX secolo. La memoria della vittoria non è solo un omaggio ai caduti, ma anche un punto di riferimento etico per le generazioni future”.
L’Ambasciatore Ambrazevič ha proseguito dicendo: “La Bielorussia perse allora un abitante su tre, un totale di tre milioni di persone. Dopo perdite così immense non possiamo e non abbiamo il diritto di limitarci a piangere in silenzio i caduti. Il nostro compito principale è impedire che un simile orrore possa ripetersi.
Una memoria silenziosa resta patrimonio di una cerchia ristretta e conduce all’oblio, all’impossibilità di comprendere le cause e i significati. Una memoria solenne e viva, con tradizioni, poesie, canti e danze, film e spettacoli, invece, conserva e trasmette alle nuove generazioni l’essenza, la vera comprensione di quegli eventi agli occhi dei contemporanei. L’orrore, la tragedia, il dolore delle perdite, la giusta indignazione, la gioia e le lacrime della vittoria, tutto insieme. E dobbiamo ricordare, a qualunque costo, quella guerra così come l’hanno conosciuta i nostri nonni, così come è stata vista dai partecipanti al Processo di Norimberga, che ha condannato i crimini della Germania nazista e dei suoi alleati”.
A fare gli onori di casa il sindaco di Palestrina Igino Macchi: “Le pieghe in questi tragici eventi intrecciano le vite dei soldati russi insieme a quelle dei nostri partigiani e della popolazione locale che ha lottato contro l’occupazione. Ricordare oggi i caduti russi a Palestrina non è solo un atto formale di cortesia diplomatica, ma un dovere morale. Questi giovani uomini hanno affrontato gli orrori della guerra a migliaia di chilometri da casa, sacrificando il bene più prezioso, la vita, in un’epoca di oscurità che aveva attanagliato l’Europa intera. Palestrina non dimentica. Le lapidi che oggi visitiamo sono il simbolo di un legame silenzioso ma indissolubile”.
Lo ieromonaco della Chiesa romana di Santa Caterina la Grande Martire, Kirill Porubaev, ha celebrato una messa funebre. Il servizio floreale  per il Comune di Palestrina è stato curato in ogni particolare, per la prima volta, da La casetta dei Fiori di Ambra Marchetti che ha allestito la corona di Alloro e bacche ornamentali nastrata tricolore con la scritta Città di Palestrina.
“Sono estremamente orgogliasa di aver potuto prestare servizio per un evento storico come questo. La capacità di creare un’esperienza unica, che coinvolge non solo la vista ma anche il profumo e la sensazione tattile, contesti di alta gamma. La passione coltivata nel tempo attraverso corsi e aggiornamenti continui. Essere preparati e attenti ai minimi dettagli è ciò che ci distingue. Ringrazio il Comune di Palestrina per la fiducia”.
LA STORIA DA RICORDARE.
Nella notte tra il 28 e il 29 gennaio 1944 i partigiani sovietici sono arrivato a Palestrina, tra loro c’erano Nikolaj Demianchenko, Anatolij Kurepin e Vasilij Skorokhodov. Vennero accolti dagli antifascisti italiani del posto: oltre al comunista Enrico Giannetti vi erano Francesco Sbardella, Lucio e Ignazio Lena. I partigiani sovietici furono sistemati in una delle case, equipaggiati con mitragliatrici e bombe a mano. I partigiani avevano il compito di controllare l’importante strada Gallicano-Poli. A Palestrina i partigiani sovietici rimasero per più di un mese prima che avvenisse lo scontro con i nazisti. La mattina del 9 marzo 1944 Nikolaj Demianchenko, Anatolij Kurepin e Vasilij Skorokhodov andavano a Gallicano. Il loro movimento, da dietro, era coperto da Petr Il’inykh e Aleksandr Skorokhodov. Per la strada la pattuglia nazista aveva cercato di fermare i partigiani per controllare i documenti. Vasilij Skorokhodov aprì il fuoco con una pistola, uccidendo l’ufficiale nazista e altri due agenti di pattuglia. Tuttavia, altri nazisti risposero al riuscendo a ferire mortalmente Vasilij Skorokhodov e Nikolaj Demianchenko. Anatolij Kurepin venne ucciso e Petr Il’inykh e Aleksandr Skorokhodov, sempre sparando, riuscirono invece a scappare. Subito, i compagni si stavano già affrettando ad aiutare i partigiani. Nella sparatoria, riuscirono a recuperare dai nazisti i corpi dei tre eroi morti e a portarli lontano dalla strada.

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