Il caso della signora che dorme sulla panchina in zona San Rocco ha scatenato le polemiche sui social. Per alcuni il fatto che la signora abbia rifiutato un tetto è un buon motivo per lasciarla a sé stessa. Forse, sono proprio queste le circostanze in cui dovremmo ritrovare la capacità di metterci nei panni e nelle scarpe degli altri.

Mi è capitato di passare per la rotatoria in zona San Rocco e ho visto la signora sulla panchina, ho cercato di capire, ho chiamato il mio amico e collega Sbardella, ho tentato di comprendere quale fosse la miglior soluzione per la donna.
Si certo, ho pensato al caldo di queste giornate, alla mancanza di una sistemazione, di un bagno, di cibo e vestiti puliti, insomma di quel poco che possa chiamarsi dignità.
Poi sono venuto a conoscenza dei contatti con il comune, del lavoro dei servizi sociali, dell’assistenza della Caritas diocesana e anche di quello (fosse anche solo un po’ di compagnia) di alcuni miei concittadini.
Sono venuto a conoscenza anche “dell’apparente rifiuto” – da parte della donna- di avere una sistemazione più dignitosa; si potrebbe far fatica a comprendere, ma occorrerebbe sapere le motivazioni prima di parlare.
Già, il parlare. In mezzo alle richieste di aiuto, purtroppo vi è – come già capitato – una parte di miei concittadini che non hanno perso tempo nel lanciare in mezzo al corridoio dei social il loro giudizio, o meglio direi pregiudizio. Il fatto che la signora – apparentemente, lo ripeto – abbia rifiutato un tetto è divenuto la pietra dello scandalo: “Come si è permessa? Se non vuole aiuto allora, lasciamola perdere, smettiamo di aiutarla, perché mai dovremmo pensare a lei, la si mandi via!”.
Non so da cosa siano dettati questi pensieri, ma se bisogna essere molto distratti per non essere minimamente colpiti da un uomo o una donna che dormono su una panchina, occorre una buona dose di cinismo o banale cattiveria per chiedere di cacciare una persona per il semplice motivo di esserne infastiditi.
Ci sono persone che non vogliono vedere, ciò che non è dignitoso ai loro occhi (potrei aggiungere sporco o miserabile, ma non è il caso della signora, che appare in buona salute e in uno stato più che decoroso) o che semplicemente non rientra nella loro idea di esistenza. “Che vadano in un ostello, in una casa famiglia, e se non vogliono essere aiutati che vengano rimossi”.
Non fraintendetemi, la signora non può e non deve vivere su una panchina, ma questa voglia di non voler vedere e non far vedere, mi ha infastidito, e non poco.
Quest’ansia di rendere invisibile per decoro, stona con la nostra città, con la sua bellezza, stona con chi si è prodigato ad avvicinare con delicatezza la signora, capirne il vissuto e le necessità, stona con quanto stanno facendo Comune e Caritas.
C’è del perbenismo in questa voglia di decoro e il fastidio che qualcuno prova di fronte a questa vicenda ne è solo la bigotta conseguenza. Peccato trovi tanto spazio sui social.

