Ad Albano Laziale, Genzano ed Ariccia è tempo di elezioni. Torna attuale il termovalorizzatore di Santa Palomba: l’iter, le bugie, le competenze e i ricorsi respinti
Ad Albano Laziale, Genzano ed Ariccia si vota per il rinnovo del Consiglio comunale. Nei primi due comuni sono in lizza i due sindaci uscenti (di centrosinistra), ad Ariccia quello di centrodestra. Dal 2022 al 2026 hanno assistito, senza poter toccare palla, all’iter autorizzativo che ha portato al via libera alla realizzazione del termovalorizzatore di Roma, destinato a sorgere nell’area industriale di Santa Palomba.
Un percorso amministrativo e normativo lungo e controverso, ormai definito. Una vicenda sulla quale, al di là sterili polemiche elettorali, i tre comuni non hanno avuto alcuna voce in capitolo e mai ne potranno avere. Da sinistra a destra chiunque affermi il contrario o, peggio, ipotizzi ancora vie d’uscita mente sapendo di mentire.
Il quadro normativo: i poteri del Governo e del Commissario
Sulla questione dell’impianto di Santa Palomba la svolta arriva nel 2022, quando il Governo nazionale inserisce la realizzazione del termovalorizzatore nel perimetro degli interventi strategici legati al Giubileo 2025 e al superamento strutturale dell’emergenza rifiuti di Roma. Con il decreto-legge 50/2022, convertito dal Parlamento, il Sindaco di Roma viene nominato Commissario straordinario, dotato di poteri speciali per accelerare l’iter autorizzativo e realizzativo dell’impianto.
Questa scelta sposta l’asse decisionale dal livello comunale a quello statale: l’impianto viene qualificato come opera di interesse nazionale, sottraendolo agli ordinari strumenti di pianificazione urbanistica e rafforzando la preminenza delle decisioni commissariali.
Il ruolo della Regione Lazio
Alla Regione Lazio spetta un ruolo cruciale, sotto il profilo tecnico-amministrativo. In particolare, la Regione è l’autorità competente per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), che valuta l’impatto dell’impianto su aria, suolo, acqua e salute. Dopo l’istruttoria, e il confronto con gli enti coinvolti, la Regione ha rilasciato l’autorizzazione, ritenendo il progetto conforme alla normativa ambientale europea e nazionale.
Con questo atto, la filiera decisionale si è sostanzialmente conclusa: la Regione ha esercitato una funzione propria, mentre il Governo ha definito il quadro di urgenza e interesse pubblico entro cui l’opera deve essere realizzata.
Perché i Comuni confinanti non possono fermare l’impianto
I Comuni limitrofi all’area di Santa Palomba – pur avendo espresso contrarietà politica e preoccupazioni ambientali – non dispongono di strumenti giuridici efficaci per bloccare il progetto. Non sono titolari del procedimento, non rilasciano autorizzazioni decisive e non possono opporre il proprio piano urbanistico ad un’opera qualificata come strategica e commissariata. L’unica strada percorribile è stata quella giudiziaria, attraverso il ricorso ai tribunali amministrativi.
I ricorsi e le sentenze: TAR e Consiglio di Stato
Numerosi ricorsi al TAR del Lazio, presentati da Comuni, comitati e associazioni, hanno tentato di contestare il decreto governativo, la localizzazione dell’impianto e gli atti regionali. Tutti questi ricorsi, però, sono stati respinti, con sentenze che hanno ribadito la legittimità dei poteri straordinari del Commissario e la competenza statale in materia di gestione dei rifiuti in situazione emergenziale.
Le successive impugnazioni davanti al Consiglio di Stato hanno avuto lo stesso esito: anche il giudice amministrativo di secondo grado ha confermato le decisioni del TAR, chiarendo che:
- l’interesse nazionale alla chiusura del ciclo dei rifiuti di Roma prevale sugli interessi locali;
- i comuni confinanti non hanno un potere di interdizione su un’opera commissariata;
- le valutazioni ambientali rientrano nella discrezionalità tecnica dell’amministrazione competente, in questo caso la Regione.
Un percorso ormai tracciato

Alla luce di tutto, il tracciato istituzionale appare ormai definito: il Governo ha creato il quadro normativo e l’urgenza, il Commissario esercita i poteri attuativi, la Regione Lazio ha autorizzato l’impianto sotto il profilo ambientale, e la giustizia amministrativa ha confermato la legittimità dell’intero impianto decisionale.
Le proteste politiche e territoriali restano sul piano del dibattito pubblico, ma sul piano giuridico e amministrativo non esistono più strumenti in grado di impedire la realizzazione del termovalorizzatore di Santa Palomba, che si avvia così a diventare un tassello centrale nella nuova gestione dei rifiuti della Capitale.
La mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini elettori
A fronte di questo crea amarezza la mancanza di rispetto nei confronti degli elettori di chi, da destra ad Albano e Genzano e da sinistra ad Ariccia, ancora ha il coraggio di prendere in giro gli elettori con fantomatiche promesse sull’eventualità di poter impedire la realizzazione dell’impianto. Ammesso che un barlume di speranza ci sia ancora, questa non viene certo dai futuri sindaci dei tre comuni dei Castelli che, al pari dei tre che sono stati in carica fino ad oggi, non potranno fare altro che assistere passivamente ad “un’opera di interesse nazionale”.

