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Genazzano, una madre denuncia: “Mio figlio disabile escluso dall’incontro con il Papa”

Oggi alle 18 Papa Leone sarà al santuario di Genazzano. Una mamma denuncia: “Mio fi

Oggi alle 18 Papa Leone sarà al santuario di Genazzano. Una mamma denuncia: “Mio figlio disabile lasciato fuori. Come sono stati gestiti gli inviti. Quando venne Woytjla ci fu ben altra attenzione”.

Dovrebbe essere una giornata di fede, inclusione e vicinanza agli ultimi. Invece, per una famiglia di Genazzano, la visita di oggi di Papa Leone al Santuario della Madre del Buon Consiglio si è trasformata in una cocente delusione.

Il dolore di una mamma delusa

A rompere il silenzio è stata Vanessa Vannini, madre di Edoardo Toth, un ragazzo con disabilità, che qualche giorno fa ha affidato ai social il proprio sfogo, con un lungo e durissimo messaggio nel quale denuncia l’impossibilità per il figlio di accedere al santuario per partecipare da vicino all’incontro con il Pontefice.

Una denuncia che non si limita a raccontare un’esclusione personale, ma chiama in causa le modalità con cui sarebbero stati gestiti gli accessi all’evento.

“Avrei voluto portare mio figlio a vedere il Papa per ovvie ragioni. Ma nulla”, scrive la donna, chiedendosi chi abbia deciso l’elenco degli ammessi all’interno della chiesa e secondo quali criteri siano stati assegnati i posti disponibili.

Dove sono i valori dell’accoglienza, solidarietà e attenzione agli ultimi

Il punto centrale della polemica riguarda proprio la mancata priorità concessa alle persone più fragili. Secondo la madre di Edoardo, in una celebrazione religiosa che richiama i valori dell’accoglienza, della solidarietà e dell’attenzione agli ultimi, avrebbero dovuto essere proprio i ragazzi con disabilità ad avere un accesso privilegiato.

“Chi è stato a scegliere avrebbe dovuto riservare i posti per i nostri ragazzi disabili prima di ogni altro”, afferma nel suo intervento.

Parole che assumono un peso ancora maggiore perché toccano una ferita che, secondo la donna, va ben oltre la visita papale. Nel suo sfogo emerge infatti il senso di abbandono vissuto da molte famiglie che affrontano quotidianamente la disabilità, e i recenti – tragici – fatti di Pietralata sono ancora troppo vivi nella mente per fingere di non ricordarli.

“A Genazzano sono tanti i ragazzi disabili e più fragili. Ma sono fantasmi. Non si vedono”, sottolinea Vanessa Vannini, accusando istituzioni e comunità di non garantire una reale inclusione.

A Genazzano sarà il Papa dei Primi, con gli ultimi lasciati fuori dai cancelli

Il post alterna amarezza e indignazione, fino ad arrivare a una riflessione dal forte significato simbolico. Mentre all’interno della chiesa, scrive la madre, entreranno “le persone scelte dall’alto”, i ragazzi più fragili resteranno fuori dai cancelli. Una contrapposizione che, secondo la donna, appare in netto contrasto con il messaggio evangelico e con l’attenzione che la Chiesa ha sempre dichiarato di riservare agli ultimi.

“Comunque sarà nostro il Regno di Dio”, conclude, prima di lanciare un duro attacco agli organizzatori: “Vergognatevi”. Quando venne Papa Giovanni Paolo II – ricorda un cittadino tra i commenti – eravamo liberi di accedere. “Andai presto con la carrozzina – ricorda una mamma – e mi fecero entrare”.

Stavolta, invece, Genazzano è stato invaso da transenne e divieti. La Sala Stampa vaticana ha relegato addirittura i giornalisti, che dovrebbero raccontare questo momento. a Piazza della Repubblica e Piazza della Pace, a centinaia di metri dal Santuario, dove possono entrare solo una decina “con accredito ordinario”.

La denuncia di Vanessa ha rapidamente raccolto ampia solidarietà e condivisioni, aprendo un acceso dibattito tra cittadini e fedeli. Al centro della discussione non c’è soltanto la gestione dei posti disponibili per la visita del Pontefice ma una questione più profonda: quella della reale inclusione delle persone con disabilità nella vita pubblica e sociale della comunità.

La vicenda rappresenta l’ennesimo episodio che ripropone una domanda scomoda: quando gli eventi istituzionali e religiosi prevedono accessi limitati, chi dovrebbe avere la priorità?

Una domanda che oggi arriva da una madre ferita e delusa, ma che chiama in causa un’intera comunità. Perché, al di là delle responsabilità e delle motivazioni organizzative che potranno essere chiarite, resta l’amarezza di un ragazzo che sperava di incontrare il Papa e che, secondo il racconto della sua famiglia, è rimasto fuori dalla porta della sua chiesa.

Resta l’amarezza per una denuncia pubblica che, in quattro giorni, ha raccolto tanta solidarietà dalla gente comune ma non ha smosso nessuno né a fornire una risposta, né a muovere un dito per cedere un posto “riservato agli amici” al giovane Dodo.

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