Nella notte fra domenica 6 e lunedì 7 settembre, intorno alle 3 del mattino, un uomo con il volto coperto da un cappuccio ha tentato di dare fuoco al ristorante “Da Ale” ad Artena.
ARTENA – Tre del mattino. Via Stefano Serangeli è deserta. Un uomo incappucciato si avvicina alla saracinesca del ristorante “Da Ale”, precedentemente conosciuto come Nai Bistrot. Versa del liquido infiammabile, accende, scappa.
È il tentato incendio che nella notte tra domenica 6 e lunedì 7 settembre ha colpito il locale di proprietà di Alessandro Bianchi, fratello maggiore di Marco e Gabriele, i fratelli Bianchi condannati all’ergastolo per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte.

Le fiamme si sono spente da sole dopo pochi secondi. A salvarsi sono state una fioriera esterna e la saracinesca annerita. Nessun danno strutturale, nessuna persona ferita. Il ristorante era chiuso.
A dare l’allarme, secondo quanto ricostruito, sono stati alcuni residenti. Immediato l’intervento dei carabinieri della Stazione di Artena e del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Colleferro. I militari hanno effettuato i rilievi alla ricerca di tracce biologiche, impronte e residui dell’innesco. La Procura di Velletri ha aperto un fascicolo e sta coordinando le indagini, anche attraverso l’acquisizione dei filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona.
Il dettaglio che ha fatto scattare tutti gli allarmi è la data. Il rogo è avvenuto a poche ore dalle celebrazioni per il sesto anniversario della morte di Willy Monteiro Duarte.
La comunità di Paliano si stringe nel ricordo di Willy

Il 21enne di Paliano, aiuto cuoco e calciatore della polisportiva locale, fu ucciso nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2020 a Colleferro, massacrato a calci e pugni per aver difeso un amico. Autori del pestaggio, secondo la sentenza definitiva, Marco e Gabriele Bianchi, Francesco Belleggia e Mario Pincarelli. Dopo aver ridotto Willy in fin di vita, il gruppo fuggì in auto e si rifugiò proprio a bere nel bistrot di Alessandro ad Artena.
Sabato, poche ore prima del tentato incendio, Colleferro si era fermata per ricordare Willy con una fiaccolata e un momento di preghiera organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e dal Comune.
Gli inquirenti, però, frenano sulle ipotesi di una vendetta simbolica. Al momento non ci sono elementi concreti che colleghino l’attentato alla vicenda giudiziaria. Nessuna rivendicazione, nessun messaggio lasciato sul posto.
Al vaglio ci sono tutte le piste: dall’atto ritorsivo legato al clamore mediatico che ancora circonda la famiglia Bianchi, a una vicenda di natura personale, economica o estorsiva completamente slegata dal caso Willy.
Il cognome ingombrante
In questa storia, Alessandro Bianchi è la parte lesa. Estraneo ai fatti di Colleferro fin dal primo giorno, si ritrova a pagare le conseguenze di un cognome diventato tristemente noto in tutta Italia e delle parole pronunciate all’indomani dell’arresto dei fratelli. Aveva detto infatti: “Se hanno sbagliato pagheranno, ma non hanno ucciso Willy“. Poi ha scelto il silenzio e il lavoro nel suo ristorante.
Intanto la giustizia ha chiuso il suo cerchio: ergastolo definitivo per Marco e per Gabriele Bianchi – per quest’ultimo confermato l’8 giugno 2026 dalla Corte d’Assise d’Appello di Roma nell’appello ter – 23 anni per Belleggia e 21 per Pincarelli, pene rese irrevocabili dalla Cassazione.

