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Calcio a Palestrina, fine di una storia di 106 anni

Attività sportiva ripresa in tutto il territorio. A Palestrina il cuore calcistico della

Attività sportiva ripresa in tutto il territorio. A Palestrina il cuore calcistico della città si ferma e lo stadio comunale resta vuoto

di Massimiliano Rosicarelli

Palestrina ha una ferita aperta che sarà difficile da rimarginare. Dopo 106 anni di storia, gloria, lacrime e orgoglio, il Palestrina Calcio è ufficialmente fuori dal calcio dilettantistico che, domenica prossima, vede al via il campionato di Promozione. Né Rvm Palestrina, il cui titolo è stato venduto, né la gloriosa Us Palestrina, infatti, hanno iscritto una squadra ad alcun campionato.

Il calcio a Palestrina spegne la luce e chiude la porta

Non è stata una sorpresa per chi da settimane, anzi da mesi, seguiva le vicende del calcio prenestino. Da una parte la Rvm Palestrina, che aveva concluso al quarto posto la stagione in Promozione da neo promossa (con ampi margini di miglioramento), non poteva continuare, visto che la convenzione in essere allo stadio comunale Antonio Sbardella è della US Palestrina Calcio. Dal canto suo, la Us non è ripartita con le attività (e pare sia prossima a sciogliere la convenzione con il Comune), né di prima squadra né del settore giovanile. Il risultato è la fine con il calcio a Palestrina, che lascia attoniti tifosi, famiglie e bambini, costretti ad emigrare nei paesi limitrofi. Una scelleratezza che priva Palestrina, nonostante un impianto unico nel suo genere, di un punto di riferimento per sport e sociale.

Di fronte al disastro organizzativo e sportivo, non è chiaro cosa stia facendo il Comune visto che, sulla vicenda, non esiste alcun comunicato istituzionale. Una fine ingloriosa per un club centenario, come la Us Palestrina, che andava tutelato per dignità, onore e per una maglia che ha fatto la storia, come ricordano i libri.

Il dolore della città e la speranza di un futuro

Nei bar, sui social, nelle piazze lo sconcerto è tanto: il calcio a Palestrina non è solo una squadra ma un pezzo d’identità cittadina, un’eredità generazionale. Chi fino a ieri indossava con orgoglio la maglia arancioverde lo faceva nel nome dei nonni, dei padri, degli amici con cui ha condiviso le domeniche mattine, calde o gelide, le trasferte vicine, quelle lontane, vittorie e delusioni. Ma se è vero che il calcio ha il potere di rialzarsi, allora questa città saprà rinascere. Con dignità, coraggio e amore. Anche da zero.

Un addio, non una resa

Oggi si chiude un capitolo. Doloroso, inspiegabile, forse evitabile. E fa quasi sorridere che si organizzi una festa dello sport, il 27 settembre, con lo sport più diffuso che scompare. Ma non è la fine del calcio a Palestrina, ne siamo certi. È solo un’altra pagina da scrivere. Perché una città che ama profondamente il calcio non resta a guardare. E chi ha davvero a cuore il Palestrina, non lascerà che questa storia finisca senza lottare.

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