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Riforma della disabilità, la denuncia del Sindaco di Colleferro: “Siamo soli”

L’appello al Governo del sindaco di Colleferro: “Comuni lasciati soli sulla riform

L’appello al Governo del sindaco di Colleferro: “Comuni lasciati soli sulla riforma della disabilità”. Le difficoltà nell’attuazione della riforma prevista dal decreto legislativo n.62/2024

Disabilità. Il sindaco di Colleferro, Pierluigi Sanna, ha recentemente lanciato un appello forte e chiaro al Governo italiano, denunciando l’isolamento e le difficoltà che i comuni stanno affrontando nella gestione e nell’attuazione della riforma sulla disabilità, prevista dal decreto legislativo n. 62 del 2024.

disabilità

La sua diagnostica conclusione è che i comuni italiani, già gravati da bilanci fragili e risorse incerte, non possono essere lasciati soli di fronte a un processo così complesso e fondamentale per garantire i diritti delle persone con disabilità, un tema che rappresenta una priorità civile e sociale del Paese.

Questa presa di posizione nasce anche in seguito all’interrogazione parlamentare presentata il 15 ottobre 2025 dall’onorevole Paolo Ciani, con la firma di altri deputati, che ha messo in luce le criticità e le reticenze degli enti locali nel gestire i progetti di vita previsti dal decreto.

La riforma, infatti, rappresenta un passo importante verso la piena inclusione delle persone con disabilità, con un nuovo approccio che si ispira anche agli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e ai principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

Tuttavia, la sua attuazione si sta rivelando più difficile e lenta del previsto, e ci sono ampie preoccupazioni circa la reale portata e sostenibilità di questa riforma a livello territoriale.

Il nuovo quadro normativo, che si propone di adottare un “modello” più personalizzato e centrato sui progetti di vita, è stato introdotto con grande ambizione.

La fase sperimentale, partita il 1° gennaio 2025, è limitata a sole nove province, per poi essere estesa a ulteriori undici con il Decreto Milleproroghe, con l’obiettivo di arrivare alla piena implementazione prevista per il 1° gennaio 2027.

Questo significa che le grandi città, che costituiscono la maggior parte del tessuto sociale ed economico del Paese, sono state inizialmente escluse, e questo ha sollevato molte polemiche.

La criticità più seria riguarda anche le risorse stanziate: un fondo di soli 25 milioni di euro all’anno destinato all’attuazione dei progetti di vita, che viene considerato assolutamente insufficiente non solo dai sindaci, ma anche dalle associazioni di categoria e dai rappresentanti delle famiglie.

La cifra, infatti, appare insufficiente a coprire le molte spese straordinarie che spesso caratterizzano le esigenze delle persone con disabilità e delle loro famiglie, e che in molti casi richiedono interventi legali e ricorsi amministrativi presso i tribunali amministrativi (Tar).

Sanna evidenzia come una norma approvata dal Parlamento debba essere rispettata e correttamente finanziata, sottolineando che i fondi pubblici devono essere distribuiti equamente e non concentrarsi solo sui territori coinvolti nella fase sperimentale.

“Non è accettabile che i comuni debbano affrontare da soli questa responsabilità,” afferma il sindaco. “I bilanci locali sono già sotto pressione, e gravare ancora di più su di essi rischia di compromettere la qualità dei servizi erogati alle famiglie e alle persone con disabilità. La riforma è fondamentale, ma senza risorse adeguate rischia di rimanere sulla carta, senza mai essere completamente attuata.”

In parallelo, Sanna ha inviato lettere ufficiali ai principali rappresentanti dell’amministrazione dei comuni italiani, come l’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani), ALI (Associazione delle Agende Locali Italiane) e UPI (Unione delle Province d’Italia), chiedendo loro di assumere posizioni nette e condivise a favore di una maggiore sensibilità e di una redistribuzione più equa delle risorse.

Allo stesso tempo, ha sollecitato la Regione Lazio, per tramite dei suoi organi politici e tecnici, a intervenire e a garantire finanziamenti adeguati, affermando che solo investendo a livello centrale e regionale si può riuscire a sostenere realmente quei territori maggiormente dramatticizzati dal problema.

Il messaggio di Sanna è molto chiaro: senza il sostegno concreto di istituzioni sovraordinate, come il Parlamento e le Regioni, i comuni rischiano di essere l’anello debole nel percorso di attuazione di questa importante riforma.

Le conseguenze di questa incompletezza potrebbero essere devastanti per le famiglie, che spesso si trovano a dover affrontare battaglie legali per il riconoscimento dei diritti

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