Il futuro di Ater è messo a dura prova. L’allarme arriva direttamente dal direttore generale Remo Pisani che affida ad una lettera ai vertici regionali tutta la sua preoccupazione.
L’azienda territoriale di edilizia residenziale (Ater) ha un buco di oltre 80 milioni di euro e morosità, da parte degli inquilini, di circa 207 milioni complessivi. L’ammontare dei pignoramenti inoltre, è arrivato a 26 milioni di euro. Cosa significa?

“Abbiamo una provvista di circa due mesi per pagare gli stipendi ai dipendenti” afferma senza giri di parole Pisani a Roma Today, “C’è una grossissima preoccupazione in assenza di un immediato intervento della Regione”. La richiesta di aiuto è stata corredata anche da una serie di proposte per affrontare la montagna di debiti.
Come? Il piano di risanamento delinea la dismissione di parte del proprio patrimonio immobiliare, 1596 alloggi che saranno oggetto di vendita, con un prezzo medio di cessione di 50mila euro. Per le morosità invece si tenterà il recupero, un triennio 2026-2028 durante il quale i recuperi dovrebbero attestarsi intorno tra i 20 ed i 27 milioni di euro (secondo la stima).
Ovviamente tutto ciò non sarà sufficiente a far rientrare dall’esposizione l’azienda, per questo nella relazione firmata da dg Pisani e dal commissario Paolo Della rocca, si prospettano o u. mutuo trentennale attraverso il quale potrebbe risanare l’intera esposizione per un valore di 80 milioni di euro, oppure un mutuo di 30 milioni con il quale risanare il 50% dell’esposizione “destinato esclusivamente alla liquidazione delle posizioni debitorie nei confronti dei fornitori privati mediante la procedura di ‘saldo e stralcio’.
A pesare davvero tanto sulle casse dell’Ater vi è anche il mancato pagamenti dell’Imu, con un buco di 9,5 milioni di debiti con l’Agenzia delle Entrate, 4 milioni con Velletri servizi, 9 milioni con il comune di Frascati.
Va da sé che tutto ciò influisce sul futuro delle manutenzioni degli immobili gestiti da Ater, che senza liquidità non potrà garantire interventi certi e veloci e che il futuro per i 109 dipendenti è ormai piuttosto nero. Proprio questi ultimi hanno richiesto un incontro con la regione, dalla quale cercano risposte.
Ci si chiede quale sarà il destino dell’azienda qualora la regione non metta in campo risposte certe. Si profila la liquidazione dell’azienda? Quale piano B potrebbe essere perseguito?

