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Caos Valmontone Hospital: la Asl 5 valuta la dismissione, il Comune e i sindacati fanno muro

Si accende il dibattito politico e sociale. A metà ottobre 2026, il Valmontone Hospital

Si accende il dibattito politico e sociale. A metà ottobre 2026, il Valmontone Hospital è finito al centro di un vero e proprio allarme privatizzazione, innescato dalla possibile vendita delle quote pubbliche.

Valmontone hospital
Valmontone Hospital. La prospettiva di un disimpegno pubblico ha surriscaldato il clima tra le forze politiche regionali, i sindacati e i comitati cittadini, preoccupati per le sorti di un presidio sanitario considerato strategico per un vasto bacino di utenti.
A dare il via al caso è stata la decisione del Commissario straordinario della Asl Roma 5, il quale ha avviato l’affidamento di una perizia di stima finalizzata alla valorizzazione del patrimonio societario, atto propedeutico a una potenziale dismissione del 31% delle quote azionarie detenute dall’Azienda sanitaria locale. Una mossa burocratica che ha subito assunto una forte valenza politica, poiché andrebbe a scardinare gli attuali e delicati equilibri della governance della struttura ospedaliera.
Oggi la Valmontone Hospital SpA è configurata come una società a controllo pubblico congiunto, dove lo Stato mantiene la maggioranza assoluta con il 51% delle quote complessive. Questa quota maggioritaria è suddivisa tra la Asl Roma 5 (titolare del 31%) e il Comune di Valmontone (che detiene il 20%), mentre il restante 49% fa capo a un partner privato. L’eventuale cessione del pacchetto azionario in mano alla Asl determinerebbe un drastico ribaltamento dei pesi societari: la presenza pubblica crollerebbe al solo 20% comunale, decretando l’automatica perdita del controllo pubblico e il contestuale passaggio della maggioranza della struttura in mani private.
Il caso è immediatamente approdato sui banchi della Pisana attraverso un’interrogazione a risposta immediata alla Regione Lazio presentata dalla consigliera regionale del PD, Eleonora Mattia. L’esponente d’opposizione ha chiesto formalmente alla Giunta regionale di fare chiarezza sulle reali intenzioni circa la dismissione delle quote sanitarie, evidenziando che le normative vigenti escludono dagli obblighi di razionalizzazione le società nate da specifiche sperimentazioni gestionali.
Il fronte del no alla vendita, sostenuto da opposizioni e sigle sindacali, solleva forti timori legati alle possibili ricadute occupazionali e alla continuità dei servizi. Il rischio paventato è quello di una progressiva mutazione della natura del presidio, con potenziali riduzioni delle prestazioni erogate in regime di convenzione con il Servizio Sanitario Regionale a favore di logiche privatistiche, minando il diritto all’accesso a cure gratuite e di prossimità per la cittadinanza.
Le reazioni di Comune e Sindacati
L’ipotesi di una dismissione della quota della Asl Roma 5 ha immediatamente innescato una dura reazione sindacale e istituzionale. I sindacati di categoria (CGIL, CISL e UIL) e i comitati a difesa della sanità pubblica hanno espresso profonda preoccupazione, paventando il concreto rischio che una gestione totalmente privata si traduca in una contrazione dei servizi in convenzione e in un peggioramento delle condizioni contrattuali dei circa cento medici e operatori in servizio presso il Valmontone Hospital. Le sigle sindacali sottolineano come il presidio garantisca prestazioni essenziali di prossimità (dall’oculistica alla diagnostica pesante) per l’intero quadrante sud-est della provincia metropolitana, un patrimonio che non può essere sacrificato sull’altare di logiche di bilancio regionali.
Dal canto suo, il Comune di Valmontone si trova a dover gestire una complessa partita di equilibrio societario. L’amministrazione comunale, guidata dalla Sindaca Veronica Bernabei, punta a blindare fermamente il proprio 20% di quote pubbliche. Negli ambienti comunali emerge la netta volontà di fare muro contro qualsiasi operazione che possa marginalizzare il ruolo pubblico nella governance dell’ospedale. Il Comune difende lo status di una struttura che si è sempre dimostrata virtuosa, con bilanci stabilmente in attivo e utili di esercizio costanti, e rivendica il diritto del territorio a mantenere un controllo diretto sulle scelte strategiche che impattano sulla salute dei cittadini.

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