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Allarme a Tivoli: “Nuovi prelievi al Pertuso mettono a rischio il fiume Aniene”

Il Partito della Rifondazione Comunista, Circolo di Tivoli, denuncia quella che definisce

Il Partito della Rifondazione Comunista, Circolo di Tivoli, denuncia quella che definisce una nuova minaccia per il fiume Aniene e per l’intero territorio tiburtino. Al centro della contestazione c’è la richiesta presentata da Acea ATO2 Spa per ottenere un’ulteriore concessione di 150 litri al secondo dalla sorgente del Pertuso, come riportato nell’avviso pubblicato dalla Regione Lazio il 4 agosto 2026.

Secondo il circolo politico, la sorgente del Pertuso rappresenta uno degli elementi fondamentali dell’equilibrio idrico dell’Aniene e un incremento delle captazioni potrebbe avere conseguenze significative sul corso d’acqua, sull’ambiente circostante e sulle attività economiche che dipendono dal fiume.

L’appello al Comune di Tivoli

Rifondazione Comunista punta il dito contro quello che considera il rischio di un nuovo depauperamento della risorsa idrica locale e invita l’amministrazione comunale a intervenire senza indugi.

Nel comunicato, il partito ricorda che il termine per presentare eventuali osservazioni o opposizioni alla richiesta è fissato al 3 settembre 2026, trenta giorni dopo la pubblicazione dell’avviso regionale. Per questo motivo chiede al sindaco e alla giunta di attivarsi immediatamente per formalizzare la contrarietà del Comune all’aumento dei prelievi.

“Della solita politica di palazzo non ci si può più fidare”, afferma il circolo tiburtino, che sollecita una presa di posizione chiara delle istituzioni locali.

Il collegamento con i cantieri di Pomata

Nella denuncia viene inoltre richiamata la questione dei lavori per le condotte idriche lungo l’Antica Strada di Pomata, interventi già al centro del dibattito pubblico negli ultimi mesi.

Secondo Rifondazione Comunista esisterebbe un legame tra l’incremento delle captazioni al Pertuso e le opere infrastrutturali in corso, una situazione che, a loro avviso, rischierebbe di produrre un duplice danno: da una parte una minore disponibilità d’acqua per l’Aniene, dall’altra possibili ripercussioni sul patrimonio storico e paesaggistico dell’area.

Per questo il partito chiede anche lo stop ai cantieri di Pomata e l’attivazione di tutti gli strumenti di tutela disponibili, coinvolgendo la Soprintendenza competente.

La richiesta di una mobilitazione popolare

Oltre alle iniziative istituzionali, Rifondazione Comunista propone una mobilitazione dal basso di cittadini, associazioni e comitati per difendere il fiume e il patrimonio ambientale del territorio.

Il messaggio lanciato dal circolo è chiaro: la tutela dell’Aniene non può essere affidata soltanto alle procedure amministrative, ma necessita di una partecipazione attiva della comunità locale. Per il partito, l’acqua e il fiume rappresentano un bene comune da preservare attraverso un’azione collettiva capace di contrastare quelle che vengono definite “disastrose politiche ambientali”.

La vicenda si inserisce in un confronto sempre più acceso sul futuro della gestione delle risorse idriche nell’area dell’Aniene, con l’attenzione ora puntata sulle decisioni che verranno assunte nelle prossime settimane dalla Regione Lazio e dagli enti coinvolti.

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