La crisi idrica dei laghi Albano di Castel Gandolfo e di Nemi rappresenta una delle sfide ambientali più complesse e urgenti per il territorio dei Castelli Romani. Per frenare il progressivo abbassamento dei livelli dei due bacini lacustri, è stato varato un piano d’azione strutturale dal valore complessivo di circa 60 milioni di euro. L’obiettivo straordinario è quello di recuperare e risparmiare oltre 5 milioni di metri cubi d’acqua all’anno, attraverso 15 interventi prioritari da attuare progressivamente in base ai finanziamenti.

Albano. Il piano è il risultato del Tavolo Tecnico coordinato dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale (AUBAC). Al tavolo partecipa attivamente un fronte compatto di istituzioni: l’Ente Parco dei Castelli Romani, la Regione Lazio, la Città Metropolitana di Roma Capitale, Acea Ato 2, l’ANBI e i Comuni di Nemi, Albano Laziale, Castel Gandolfo e Genzano di Roma.
“Il percorso intrapreso vede l’azione congiunta di tutte le realtà istituzionali coinvolte e lo stanziamento di fondi consistenti”, spiega Ivan Boccali, presidente dell’Ente regionale Parco dei Castelli Romani. “Si basa sulla collaborazione istituzionale, sul confronto con il territorio e sulla ricerca di soluzioni sostenibili e condivise. Solo attraverso un’azione coordinata, supportata da dati scientifici e da investimenti mirati, è possibile favorire il riequilibrio del sistema idrico e tutelare nel tempo il patrimonio naturale rappresentato dai laghi dei Castelli Romani”.
Il Tavolo Tecnico ha analizzato i tre fattori principali che mettono a rischio i bacini: il cambiamento climatico (con l’aumento delle temperature e la drastica diminuzione delle piogge), la forte pressione demografica che ha fatto impennare la domanda d’acqua, e infine il consumo di suolo, con l’impermeabilizzazione dei terreni che impedisce alla pioggia di ricaricare le falde sotterranee.
Gli esperti hanno anche voluto fare chiarezza su alcuni miti e dati scientifici per informare correttamente i cittadini.
In primo luogo, il ruolo dei mezzi antincendio: i prelievi di acqua effettuati dai Canadair durante le emergenze estive risultano del tutto marginali rispetto alla portata del fenomeno. La natura del problema è invece sistemica e legata a una pluralità di fattori. Di conseguenza, ogni intervento futuro dovrà superare rigide valutazioni ambientali per preservare i delicati equilibri ecologici dell’area.
La strategia complessiva approvata si sviluppa lungo tre direttrici principali. La prima prevede la drastica riduzione delle perdite idriche e l’uso efficiente della risorsa, con il proseguimento dei lavori di efficientamento delle reti urbane e la promozione di consumi sostenibili.
La seconda punta sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento e sulla tutela del territorio, creando interconnessioni con reti idriche esterne per togliere pressione ai bacini locali e limitando il cemento. La terza linea d’azione, infine, si concentra sul monitoraggio ambientale continuo e su mirati interventi di ingegneria naturalistica per conservare gli ecosistemi del territorio.

