Il Comune di Labico si schiera in prima linea contro gli abusi online e lancia un appello formale a tutte le amministrazioni locali del territorio. Con una lettera ufficiale firmata dal sindaco Danilo Giovannoli e dall’assessora alle Politiche sociali e di genere, Giulia Lorenzon, l’ente prenestino ha invitato i sindaci del circondario ad aderire compattamente alla campagna nazionale “Libere Anche Qui”, nata per contrastare la violenza digitale di genere.

La proposta scaturisce da una precisa scelta politica e civile della cittadina di Labico, il cui Consiglio comunale ha recentemente approvato all’unanimità una mozione ad hoc. Un voto compatto che ha visto convergere d’accordo l’intera maggioranza e le forze di opposizione, a dimostrazione di come la tutela della sicurezza e della dignità delle donne rappresenti una battaglia trasversale e priva di bandiere di partito.
L’obiettivo della missiva è quello di tessere una vera e propria rete istituzionale tra i Comuni, considerati dai promotori come i luoghi primari in cui le politiche pubbliche intercettano i bisogni reali delle persone e dove si definiscono i modelli culturali da trasmettere alle nuove generazioni.
La violenza di genere, si legge nel documento, ha ormai travalicato i confini fisici per insidiarsi prepotentemente negli spazi digitali, sulle piattaforme web, sui social network e nelle app di messaggistica istantanea. I rischi maggiori si registrano soprattutto a danno di bambine, ragazze e donne, ma il fenomeno colpisce in modo mirato e sistematico anche le donne che rivestono ruoli pubblici, nella politica e nell’amministrazione delle comunità.
Tra le minacce più urgenti e odiose sollevate dall’amministrazione di Labico figurano gli attacchi sessisti via web, la condivisione illecita e non consensuale di materiale fotografico o video e, non ultimo, il ricorso distorto alle moderne tecnologie di intelligenza artificiale, utilizzate per modificare, manipolare e sessualizzare le immagini all’insaputa delle vittime.

Per i rappresentanti di Labico, l’adesione a “Libere Anche Qui” non deve tradursi in un mero adempimento burocratico o nella semplice votazione di un testo scritto. Significa, al contrario, assumere un impegno civile riconoscibile, promuovere la cultura del consenso, condividere le buone pratiche tra enti e programmare eventi educativi condivisi che diano risposte serie alle sfide del nostro tempo. La lettera si chiude con l’auspicio che l’invito venga accolto rapidamente da un numero sempre maggiore di comunità disposte a fare fronte comune per una società del tutto libera da discriminazioni, sia offline che nel mondo virtuale.

