Una lunga scia di luci ha illuminato mercoledì sera le strade di Colleferro. Centinaia di persone hanno preso parte alla fiaccolata organizzata in memoria di Joanna, la donna di 50 anni uccisa dal marito, padre dei suoi cinque figli.
Ad aprire il corteo uno striscione con una dedica semplice ma carica di affetto: «Grazie Joanna per la tua dolcezza, il tuo sorriso e per l’amore che ogni giorno hai donato ai nostri nonni». Un messaggio che racchiude il segno lasciato dalla donna nella comunità e nel suo ambiente di lavoro.
La fiaccolata è partita da Largo San Francesco e ha attraversato la città in un clima di profondo raccoglimento. In testa al corteo il sindaco Giulio Calamita, l’ex sindaco Pierluigi Sanna, rappresentanti delle istituzioni, colleghi, amici e tanti cittadini che hanno voluto testimoniare la propria vicinanza alla famiglia e ribadire un deciso no a ogni forma di violenza.
Particolarmente toccante il passaggio davanti alla casa di riposo Regina Pacis, dove Joanna lavorava ed era stimata da colleghi, ospiti e familiari degli anziani per la dedizione, la sensibilità e l’amore che mostrava ogni giorno. Dopo una breve sosta, il corteo ha proseguito fino a Piazza Mazzini, dove la manifestazione si è conclusa con un momento di raccoglimento.
Profonda la commozione espressa dai colleghi e dagli ospiti della Rsa, che hanno raccontato il silenzio carico di dolore che ha accompagnato la camminata: «Una grande partecipazione, un silenzio assordante e tanta commozione nel ricordare Joanna. Ognuno di noi ha camminato con una fiaccola in mano e con un grande dolore nel cuore». Anche alcuni anziani della struttura hanno voluto partecipare simbolicamente, accendendo una fiaccola e dedicandole un lungo applauso per far sentire la propria vicinanza ai figli.
Tra i momenti più intensi della serata, quello vissuto proprio dai cinque figli di Joanna davanti al cartellone preparato dagli ospiti e dal personale della Regina Pacis, con una poesia scritta da uno degli anziani, messaggi di affetto e fotografie della donna. «Non riuscivano a staccare gli occhi da quel volto sorridente. Si stringevano l’uno all’altro, cercando conforto tra fratelli e sorelle. Quel sorriso raccontava la donna che era, la sua dedizione al lavoro e l’amore che metteva in tutto ciò che faceva», hanno raccontato dalla struttura.
Nel suo intervento conclusivo, il sindaco Giulio Calamita ha lanciato un appello alla responsabilità collettiva e alla solidarietà di comunità. Richiamando il principio del rispetto reciproco alla base della vita familiare, ha sottolineato come sia fondamentale non voltarsi dall’altra parte di fronte a situazioni di disagio o possibili segnali di violenza. «Nella maggior parte dei casi non serve trasformarsi in supereroi. Occorre avere cura del nostro vicino, della famiglia accanto, di chi vediamo ogni giorno. Una chiamata ai numeri di emergenza, ai servizi sociali, una segnalazione anonima possono salvare delle vite», ha detto il primo cittadino, invitando tutti a parlare, a chiedere aiuto e a non restare in silenzio davanti alla violenza.

