L’incendio del P.O. di Tivoli, con il conseguente blocco di tutte le attività della struttura ospedaliera, sta rapidamente evolvendo verso una situazione di grave emergenza sanitaria che investe l’intero quadrante nord-est della Capitale.

Sanità regionale. La chiusura del nosocomio tiburtino, sede di DEA di I livello, rischia di mettere in crisi gli ospedali romani e l’intera rete dell’emergenza-urgenza.

L’intero bacino di utenza che si riferiva fino a qualche giorno fa sul nosocomio di Tivoli si sta riversando sugli ospedali della capitale ( policlinico Umb 1 – Tor Vergata-Casilino – Figlie di San Camillo – Pertini ) le condizioni d iperaflusso che si stanno registrando sono tali da bloccare un rilevante numero di mezzi nei pronto soccorso: alle 20:00 del 15.12 potevano contarsi non meno di 55 ambulanze bloccate e centinaia erano i soccorsi in coda.

E’ una situazione che rischia di precipitare rovinosamente e che merita uno sforzo ulteriore rispetto alle misure intraprese.

Le misure attualmente in campo non appaiono sufficienti a garantire la sicurezza della popolazione.

I ritardi che si stanno registrando nell’intervento delle ambulanze del 118 non possono passare inosservati. La regione ha implementato di 10 mezzi il parco ambulanze sul settore interessato: uno sforzo apprezzabile ma di certo non sufficiente a fronte dell’impressionante numero di mezzi di soccorso che rimangono bloccati nei nosocomi romani.

Stante la situazione le ambulanze vanno quantomeno quadruplicate nel loro numero.

Ricordiamo che il nosocomio tiburtino era dotato di reparto di emodinamica fondamentale per il trattamento delle cardiopatie ischemiche: oggi questo servizio è stato dislocato sul Policlinico Umberto I.

I ritardi nell’arrivo dei soccorsi, la distanza da percorrere, la situazione di iperaflusso negli ospedali romani sono condizioni che debbono essere prese in seria considerazione quando si parla di trattamenti salvavita.

L’intera Valle dell’Aniene non può rimanere scoperta e non può di certo rischiarsi il collasso degli ospedali romani. Di certo, l’apertura di un Punto di Primo Soccorso a Tivoli, sebbene implementato con figure mediche specialistiche, e con la presenza di ambulanze specificatamente dedicate, non può sopperire all’assenza dell’intero ospedale che era sede di DEA di l livello.

E’ necessario un ulteriore implemento delle degenze di medicina interna per decongestionare i Pronto Soccorso ( sindrome influenzale- covid ).

La Regione Lazio ha implementato le degenze di 170 posti letto: non è sufficiente.
A fronte di RSA vuote non è possibile non pensare a trasformarle in degenze di area medica.

Quello che si sta rischiando è l’implosione del sistema che garantisce l’assistenza nell’emergenza-urgenza sanitaria nell’intero settore nord-est.

Le condizioni che ci si stanno ponendo di fronte sono tali da giustificare uno sforzo ulteriore, fino ad arrivare a parlare di un vero e proprio “STATO DI EMERGENZA ” .

Chiediamo alle autorità competenti che questo “ STATO DI EMERGENZA“ venga dichiarato nei tempi più brevi possibili, facendo affluire risorse centrali per risolvere la condizione di crisi.

CISL FP Roma
Dimitri Cecchinelli.

C.S.

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