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Palestrina

Ospedale Covid a Palestrina: è il giorno della verità

Nell’incontro in video di ieri, il sindaco Mario Moretti, il vice presidente della regione Lazio, Daniele Leodori e i sindaci dell’area hanno chiarito gli scontri dei giorni scorsi e si sono aggiornati ad oggi per capire, insieme alla Asl, come fornire le garanzie che Moretti chiede

Per l’ospedale di Palestrina oggi sarà il giorno della verità. Dopo un weekend concitato, con il sindaco di Palestrina, Mario Moretti, protagonista di una dura presa di posizione contro le modalità di attuazione dello spoke Covid all’ospedale di Palestrina (che aveva portato 8 sindaci del territorio a prendere le distanze), ieri pomeriggio c’è stato un passo avanti importante. 

Il vice presidente della Regione Lazio, Daniele Leodori, ha convocato una video conferenza con tutti i sindaci per un confronto serene e costruttivo. E, alla fine, l’esito è stato positivo se si considera che Leodori ha ascoltato le lamentele di Mario Moretti, e di qualche altro sindaco, aggiornando la riunione ad oggi, anche con la direzione generale della Asl Roma 5.

Se da un lato Leodori ha spiegato che il suo comunicato di sabato non era rivolto a Moretti bensì ad altre polemiche, il sindaco di Palestrina ha smorzato i toni, sottolineando come, pur se con fermezza, la sua era stata una presa di posizione sul merito e non sulle persone: “io – afferma il sindaco Moretti – ho contestato alcuni atti che si stavano compiendo, in disaccordo con quanto garantito. Pressato dai cittadini e dagli operatori, preoccupati per quello che stava accadendo, ho sicuramente usato toni forti ma, ripeto, senza offendere nessuno, al contrario di altri che hanno dato a me dello sciacallo. Io voglio solo tutelare la sanità di un territorio e la salute dei cittadini”. 

“I fatti – sottolinea Moretti – confermano che le mie preoccupazioni erano fondate visto che i  progetti della Asl si sono rivelati impraticabili e, per fortuna, siamo riusciti a fermare i trasferimenti. Vi dico solo che l’esperto dello Spallanzani ha fermato i lavori sulla terapia sub intensiva, che stavano facendo in un locale inadeguato, e adesso i posti si riducono a due, anziché quattro, da ricavare in una sala operatoria. Senza parlare dei dispositivi personali di sicurezza, che mancano. Non si fanno così certe cose”. 

Ciò che più agita il sonno del sindaco, però, è il “presunto pronto soccorso” attrezzato fuori l’ospedale, roba da Giovani Marmotte: due tendoni blu con sei brandine da campo, un lavandino portatile poggiato da una parte, un pc e qualche sedia. Sfido chiunque a credere che siano un primo soccorso per un ospedale che, fino a ieri, contava 33 mila accessi l’anno di pronto soccorso, per un territorio di 10 comuni e più di 100 mila abitanti”. 

Per non parlare del mistero dei positivi: per il primario del pronto soccorso, Ferri, sarebbero 23 ma sia il direttore generale Santonocito che chiunque sia stato dentro l’ospedale affermano che sono ancora 12. E allora, chi mente e perché?

“E’ stato un incontro utile – dichiara il sindaco – con il vice presidente Leodori che si è mostrato attento alle problematiche sollevate ed ha aggiornato la riunione ad oggi alle 14.30, con tutti i sindaci e, stavolta, anche i vertici della Asl, per valutare cosa fare per mettere in sicurezza chi lavora e dare, nei prossimi mesi, un’assistenza dignitosa a chi verrà a Palestrina per il pronto soccorso e non sarà covid. Io non posso permettere né che chi lavora si ammali per negligenza, né che in questi mesi si possa perdere qualche vita che poteva essere salvata. Garantitemi queste cose e, come affermato all’inizio, non ho alcun problema al fatto che il centro Covid si faccia nel nostro ospedale”. 

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