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La RSU della ASL RM 5 lancia il grido d’allarme. La CGIL denuncia lo stato del PS di Palestrina. “Pazienti su carrozzine e nei corridoi per giorni”

Dopo la denuncia della CISL giunta alcuni giorni fa, quella di Cittadinanzattiva e il comunicato del sindaco di Gallicano nel Lazio, la RSU invia una nota nella quale denuncia la situazione degli operatori sanitari, stanchi, in prima linea, costretti a “vivere ed operare al limite delle forze”. Si chiede l’adeguatezza immediata delle misure di sicurezza per chi lavora in ambiente sanitario. “Ancora una volta il personale è stato lasciato da solo da una Direzione Strategica maldestra nella pianificazione di azioni concrete e interventi mirati”. La CGIL denuncia lo stato del P.S. di Palestrina: “Sovraffollamento di pazienti positivi al Covid-19”.

di Matteo Palamidesse

Il personale sanitario ha timore di essere lasciato solo a gestire una situazione oltre lo straordinario, in prima linea e senza alcuna pianificazione e sicurezza, né personale né per i pazienti, oltre le proprie forze fisiche e psicologiche.

Questo è quanto denuncia la RSU della RM5 nella lettera inviata ai vertici dell’azienda sanitaria.

La lettera inviata ai vertici dalla RSU della ASL RM5

Una richiesta di aiuto in una situazione al di fuori della normalità, nella quale chi è in prima linea vorrebbe maggiori garanzie per la propria sicurezza e maggior rispetto per la qualità del lavoro. Ne va della loro vita e della vita delle persone che hanno in cura. Una condizione di stress psicofisico che appaiato alla mancanza di “pianificazione strategica” come si legge nella lettera, potrebbe divenire una bomba ad orologeria.

A poche ore dall’arrivo di questa comunicazione, la CGIL invia una nota ancor più dura, forse allarmante nei toni, in linea con l’apprensione dimostrata anche dalle altre forze sindacali e dalla RSU.

“Numerosi sono i pazienti ricoverati nella sala d’attesa, quattro per ogni stanza OBI, due sulla stessa barella, alcuni che da giorni sostano su una carrozzina e numerosi per il corridoio e nella sala attigua al Triage. 

La presenza di solo tredici erogatori di ossigeno a muro presenti nel PS non sono ad oggi sufficienti per garantire il fabbisogno di un’utenza che per patologia necessita frequentemente di ossigenoterapia, causando così il posizionamento di numerose bombole di ossigeno non in sicurezza” si legge nella nota.

Una condizione che non può garantire, si legge, la sicurezza né del personale sanitario operante né quella dei pazienti che richiedono le cure del caso.

“Le impegnative, scomode e disagevoli condizioni di lavoro – prosegue il comunicato della CGIL- sommate alla scarsità di chiari percorsi sporco/pulito e delle idonee aree di vestizione/svestizione aggravate dalla costante richiesta di ore di straordinario per ovviare al poco personale disponibile, sono  gli indici prevalenti sicuramente correlati all’aumento esponenziale del numero di Operatori Sanitari positivi al Covid-19.

Questi lavoratori non possono altresì avvalersi della obbligatoria sorveglianza sanitaria a causa della assenza di un Medico Competente assegnato al territorio di Palestrina (Circolare congiunta del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e del Ministero della Salute del 4 settembre 2020)”.

In questa situazione, gravissima e psicologicamente pesante, le comunicazioni, inviate una dopo l’altra alla direzione generale della ASL, parlano chiaro.

Lo stato delle cose, così come per il resto del Paese è grave, il personale e le strutture sottoposte a pressioni mai provate fino ad ora. Se a Luglio avessimo pensato ad una seconda ondata, di certo non avremmo pensato a questa disorganizzazione strutturale, palesata dalle forze sindacali. Dopo la primavera per niente serena, credevamo di aver imparato la lezione ed invece l’incapacità gestionale, alla luce di quanto raccontano gli operatori sanitari sul campo, i sindacati, i medici di medicina generale, sembra essere una condizione cronica, allo stato avanzato.

Eppure non è una condizione di normalità o di emergenza passeggera, ne siamo coscienti tutti. Mentre scrivo, abitando su una strada ad alto scorrimento, conto le sirene delle ambulanze. In un piccolo centro è normale accorgersene, non è normale sentirne il passaggio ad ogni ora del giorno. Non sarà il metro di giudizio scientifico di questa pandemia ma di certo influisce non di poco sulla serenità della popolazione. Se poi a questa angoscia ci aggiungiamo le notizie che ci arrivano da chi è sul campo, la sensazione è quella di essere allo sbaraglio, dove il “si salvi chi può” diviene si, un metro di giudizio.

A queste sensazioni, a queste realtà, dovrebbe porre un freno il governo, quello territoriale e quello sanitario. Attraverso una comunicazione efficace e puntuale (cosa finora non avvenuta, viste le rimostranze dei sindaci, non ultima di Pietro Colagrossi, sindaco di Gallicano del Lazio). Perché le ricadute sulle famiglie, sulle scuole e sui comuni sono ingenti; se a dare notizia dell’esito di un tampone ci si mettono due settimane o ancor peggio vengono perse nei meandri della burocrazia, le famiglie sono costrette a stare a casa, senza avere la certezza di una positività o meno, perdendo giorni di lavoro, facendo perdere giorni di scuola ai figli, obbligando alle ferie, all’aspettativa.

Se un sindaco non ha dati aggiornati in tempo reale, cosa diamine dovrebbe inventarsi per gestire una situazione sanitaria come quella attuale? Come regolare la raccolta differenziata? Come avviare la sorveglianza domiciliare? Come comunicare con la propria cittadinanza?

Attraverso la presa d’atto che forse -e lo sottolineo- la piega andrebbe aggiustata. Possiamo dissociarci da qualsiasi presa di posizione, ma è impossibile dissociarsi dalla realtà.

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