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Palestrina

La Procura di Tivoli sul palazzetto: coinvolti ex sindaco, Giunta e dirigenti

Sono 13 i nomi che compaiono negli atti della Procura sulla transazione del 2018 tra Comune di Palestrina e associazione sportiva La Selciata.

di Massimo Sbardella

La Procura della Repubblica di Tivoli ha chiuso le indagini comunicando a ben 13 persone che, nella transazione tra il Comune di Palestrina e l’Associazione sportiva “La Selciata” (deliberata tra novembre e dicembre 2018), si ravvisano diversi “ruoli” tutti orientati a procurare “un ingiusto profitto all’associazione sportiva La Selciata, a danno dell’ente comunale”.

GLI INDAGATI

Tredici sono, infatti, i nominativi che compaiono nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari firmato dalla dottoressa Lelia Di Domenico, sostituto procuratore presso il Tribunale di Tivoli, che ha comunicato gli atti all’ex sindaco, Adolfo De Angelis, agli ex assessori Fiorella Tomassi, Nello Sabelli e Micol Urtesi, all’ex dirigente dell’area tecnica, Fabio Gambini, ai sei fideiussori dell’associazione sportiva “La Selciata” (Giuseppe Cilia, Antonio Vitale, Francesco Anconitano, Luigi Braghese, Raoul Mattogno e Daniele Fontana), che avrebbero tratto vantaggio dagli atti del Comune, nonché – per la mancata risposta all’interrogazione della minoranza, alla ex segretaria comunale, Giosy Tomasello, e all’ex dirigente Maurizio Sabatini (nonché ex assessore).

In realtà l’inchiesta della Procura di Tivoli, coordinata dal magistrato Francesco Menditto, prenderebbe spunto dall’interrogazione a risposta scritta con cui gli ex consiglieri di minoranza, Andrea Saladino e Giuseppe Pizziconi, il 21 dicembre 2018 chiedevano al sindaco De Angelis chiarimenti riguardo la delibera da poco approvata e segnalavano delle criticità in merito all’approvazione di quella del 28 dicembre. Interrogazione a cui nessuno avrebbe risposto.

LE ACCUSE

Le tribune del Palaiaia

La Procura contesta, in particolare al sindaco e agli assessori Tomassi e Sabelli, di aver utilizzato la perizia del tecnico comunale, che accertava le opere realizzate al Palaiaia da La Selciata, a scomputo di alcune somme che il Comune avrebbe dovuto incassare dall’associazione stessa, andando così a compensare i 100 mila euro di credito dell’Ente (“per mancato pagamento di avvisi di accertamento Tarsu/Tares/Tasi anni 2009-2014”) in parte “con il contributo di 40 mila euro, spettante alla Selciata per l’anno 2014 come da convenzione n.2598 del 16 gennaio 2009, stipulata tra le parti per la concessione in uso dell’impianto sportivo”, mentre i restanti 60 mila euro venivano azzerati “all’asserito fine di evitare una presunta azione civile per indebito arricchimento in ordine all’esecuzione di lavori afferenti la realizzazione delle tribune del Palaiaia, il cui pagamento non era dovuto da parte del Comune, in quanto non rientrante negli obblighi stabiliti dalla Convenzione n.2598”.

Nella sostanza, la Procura mette in discussione la perizia di stima con cui il direttore dell’ufficio tecnico, Fabio Gambini, accertava l’importo delle spese sostenute dall’associazione sportiva La Selciata per il Palaiaia sostenendo – si legge negli atti – “che lassociazione aveva realizzato a sue spese opere relative alla copertura e pavimentazione del campo sportivo polifunzionale e relativi spogliatoi nonché allinstallazione di tribune prefabbricate per un importo superiore a 783 mila euro negli anni 2008/2009 (opere in realtà realizzate dalla società XXXX, le cui fatture (…) del 31.10.2008, per complessivi 123 mila euro, non erano state saldate da La Selciata, ed essendo stato erogato per il saldo dei lavori limporto complessivo di 520 mila euro tramite contributi della Regione Lazio, Banca di credito cooperativo di Palestrina e sponsor private”.

Vengono, infine, chiamati in causa, insieme al sindaco, sia la segretaria comunale Tomasello che il direttore Sabatini per non aver risposto all’interrogazione di Pizziconi e Saladino.

L’informazione di garanzia, notificata nei giorni scorsi agli interessati, di fatto mette le 13 persone coinvolte nella condizione di poter spiegare la propria situazione e dimostrare se la teoria della Procura della Repubblica sia fondata oppure no.

LE REPLICHE

Adolfo De Angelis

“Sono sereno – afferma l’ex sindaco De Angelis – la transazione è stata fatta non per favorire l’associazione bensì per consentire al Comune di entrare in possesso di un impianto sportivo del valore catastale di oltre 800 mila euro, che come prezzo di mercato vale quindi molto di più”. “Ci siamo trovati – precisa De Angelis – a dover risolvere prima della scadenza una convenzione in essere. Il Comune aveva concesso all’associazione un’area, con due campi di calcetto scoperti, che ci è stata riconsegnata con sopra il Palaiaia che, vale la pena precisarlo, con la transazione è stato annesso al patrimonio comunale. Per indennizzare a La Selciata le opere realizzate e, al tempo stesso, evitare di trascinare il Comune in un lungo e costoso contenzioso, abbiamo fatto un accordo nell’esclusivo interesse dell’ente”.

“Questa vicenda parte da lontano – precisa Raoul Mattogno, uno dei fideiussori de La Selciata – quando, nel 2014, cercarono di creare le condizioni per rendermi incompatibile. Senza riuscirci. Ancora una volta, qualcuno ha raccontato fatti e cose diverse dalla realtà, creando un grosso equivoco: so bene i soldi che sono stati spesi su quel palazzetto. Un indennizzo di centomila euro su un patrimonio che vale più di un milione!”.

Tra gli indagati c’è anche Micol Urtesi, nominata assessore il 3 dicembre 2018, ovvero nel lasso di tempo tra le due delibere incriminate (quella del 30/11 e quella del 28/12/2018). Quando, pochi giorni dopo, arriva in Giunta quella delibera che sana una storia lunga 10 anni è tranquilla: c’è la relazione del tecnico, i pareri di legittimità, le rassicurazioni di amministratori e dirigenti. Oggi si dice amareggiata: “Sono stata assessore per pochi mesi, abbiamo cercato di fare solo il bene di Palestrina. Dimostrerò la mia totale estraneità alle accuse”.

Quel che colpisce di più, in questa vicenda, è il silenzio che la circonda. Sono ormai due settimane che gli atti sono stati notificati ai 13 indagati. Sono in mano, da giorni, a maggioranza e opposizione, ai politici di ieri e quelli di oggi. Eppure, in un Paese in cui ogni pagliuzza diventa una trave, stavolta tutti tacciono: né un commento positivo, né in negativo. Noi, dopo aver reperito i documenti e ascoltato le parti, lanciamo il sasso nello stagno.

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