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Cronaca

Interrogazione parlamentare sul caso Nader Moursy

Il caso Moursy è stato oggetto di una interrogazione parlamentare diretta al Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale. L’uomo è da 5 anni prigioniero in Oman, al centro di una vicenda che lo ha portato, in alterne vicende, a lavorare per un’azienda italiana e successivamente per una omanita, di proprietà dello stesso sceicco Nasser Bin Mohammed Al Hashar.

Come già anticipato da Yasmin Moursy, la figlia dell’uomo, intervenuta nella trasmissione “Zero in Onda” due settimane fa, la speranza di rivedere Nader a casa finalmente si stava concretizzando. Eppure agli appelli ed alle dichiarazioni, in cinque lunghi anni, non sono mai seguiti i fatti.

Il testo integrale dell’interrogazione parlamentare:

Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale — Per sapere – premesso che:

numerosi organi di stampa hanno raccontato la vicenda drammatica di Nader Moursy cittadino egiziano residente in Italia (nel comune di Gallicano nel Lazio), detenuto in Oman dal 2017, «senza una ragione specifica né alcuna giustificazione»;

l’uomo è un manager d’azienda con permesso illimitato di soggiorno in Italia, è sposato con un’italiana con cui ha avuto una figlia, è laureato in economia e lavora da tantissimi anni nel campo dell’ingegneria civile;

il caso sta suscitando particolare allarme, perché sembrerebbe, dagli appelli della famiglia, dai resoconti di stampa e dagli osservatori internazionali, che nella vicenda siano venuti meno gli elementari diritti di libertà, considerato che la vicenda giudiziaria non è del tutto chiara e che il fermo dell’uomo apparirebbe del tutto arbitrario;

il quotidiano Avvenire del 18 febbraio 2021 dà conto dell’appello della figlia di, Moursy, secondo la quale il padre «è in ostaggio in Oman da quasi quattro anni»;

il quotidiano, tra l’altro, ricostruisce la vicenda, ricordando che l’uomo è «egiziano per nascita e cittadinanza, italiano d’adozione, Paese dove ha vissuto regolarmente per decenni» sino a quando non «si è trasferito con la famiglia in Oman per lavorare con una ditta italiana. Per anni, tutto è andato bene»;

improvvisamente, secondo il quotidiano, «è cominciato l’incubo»; secondo quanto sostengono i familiari, l’azienda per cui lavorava, per non riconoscergli una commissione di 850 mila dollari per un progetto andato a buon fine, gli avrebbe sottratto i documenti, compreso il passaporto «e lo ha ricattato, intimandogli di rinunciare alla commissione per riavere i suoi documenti»;

il primo fermo risalirebbe al mese di gennaio del 2017, quando Nader Moursy sarebbe stato arrestato con l’accusa di mala gestione dell’azienda italiana, accusa dalla quale sarebbe stato prosciolto;

nonostante la disavventura, il manager sarebbe stato coinvolto nel progetto di rilancio di un’azienda locale in difficoltà che farebbe capo allo sceicco Nasser Bin Mohammed Al Hashar, progetto che lo avrebbe portato nuovamente in Italia dove, come sostiene il Sole24Ore del 4 aprile 2017, lo sceicco avrebbe manifestato l’intenzione di investire in alcuni progetti nel porto di Piombino;

al rientro in Oman, all’uomo, secondo quando hanno denunciato la moglie e la figlia, sarebbe stato confiscato ancora una volta il passaporto, mentre nel mese di settembre sarebbe stato fermato dalla polizia e messo in isolamento (senza alcun contatto con la moglie, la figlia e il suo avvocato) con l’accusa di non aver pagato una rata dell’auto, poi decaduta;

l’Osservatorio diritti, il 20 novembre 2020, avrebbe sostenuto che l’uomo sarebbe al centro di una «complessa spy-story internazionale dove i diritti civili sono stati cancellati»;

a questo proposito, il rapporto 2021 della Ong Human rights watch sui diritti umani nel mondo osserva che l’Oman continua a essere dominato da autoritarismo e limitazioni alle libertà e riferisce che i lavoratori spesso sono sottoposti a sfruttamento, sono vittime di abusi fisici e sessuali e i loro passaporti vengono di frequente confiscati dai datori di lavoro –:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza della vicenda di Nader Moursy e se non ritenga opportuno, per quanto di competenza, promuovere iniziative, anche d’intesa con l’ambasciata d’Egitto, volte ad acquisire informazioni su status giuridico e condizioni di salute dell’uomo e a favorire un chiarimento della vicenda, al fine di giungere quanto prima alla liberazione del manager per consentirgli di fare rientro presso la famiglia in Italia. 
(4-11200)

LEGGI IL TESTO SUL SITO DELLA CAMERA DEI DEPUTATI: CLICCA QUI

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