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San Cesareo

Con Anna Dente se ne va una figura che ha fatto la storia di San Cesareo

Marco Miglio ricorda a modo suo Anna Dente: uno dei personaggi che ha colorato la vita del paese, dalla macelleria ad una cucina tradizionale in grado di conquistare il mondo.

di Marco Miglio

Tra ieri e oggi in molti stanno parlando della morte e della vita di Diego Armando Maradona, delle sue gesta sportive e della sua ‘vita spericolata’, condivisibile oppure no. Con certezza è stato lo sportivo che ha incarnato molte (non tutte) delle doti che un calciatore dovrebbe avere e che, oggi, a guardar quei quattro calciatorini in televisione, va via via scomparendo; del resto sono l’espressione della modificazione dell’uomo e della sua femminilizzazione.

La scomparsa del Pibe de Oro, di conseguenza, è un fatto di rilevanza planetaria più del fatto che Edson Arantes do Nascimento, in arte Pelè, calciatore Fifa del Secolo Scorso, nato nel 1940 ancora sia vivo, vegeto e pronto a seppellirne altri.

Anna Dente

Per me invece, arrivato a San Cesareo all’inizio degli anni ’70, il 25 novembre sarà da ricordare per la scomparsa di Anna Dente, quella donna che, per suoi meriti, è diventata l’ambasciatrice della Cucina Romana e Laziale nel Mondo.

Per me, e forse per molti della mia età, è stata e sarà sempre ‘Anna la Macellara’, figura di altri tempi che stimola i miei ricordi di bambino, quella che vedevo insieme alla mamma e al marito dietro al banco della macelleria e che era parte integrante di Piazza Giulio Cesare e delle vie che da essa dipartivano che erano per noi centro di gravità permanente, ritrovo, luogo di incontro, comunità.

Da quella Piazza sognavamo l’America, perché anche noi avevamo il nostro grattacielo, quel Palazzo del Sole che ospitava tantissime famiglie, compresa la mia al terzo piano, fronte chiesa e sala parrocchiale. con vicini le famiglie Casini e Vernini. Noi avevamo quel palazzone diretto verso il sole, che aveva la famosa galleria coi due portoni pieni di campanelli da suonare di nascosto, con la gioielleria, con l’alimentari di Peppino, col Bar Centrale di Dandolo, il negozio di abbigliamento di Angela e Armida e, vicino, il bar dei Ferracci, l’Edicola di Romeo il milanese e poi il benzinaio Bianchi e il Bar della Dispensa, la Macelleria delle Fratte, questo dal lato prospicente alla via Casilina.

Dietro queste attività c’era Marcello il Fotografo, il barbiere Antonio, la frutteria di Giulio e Vincenza, la ferramenta Cacciotti e la Trattoria della Sora Linda. Dalla parte opposta della piazza (che aveva parcheggi e palo della luce al centro che faceva da rotatoria) c’erano i “giardinetti” con la fontanella, il negozio di elettrodomestici di Mario Savina, nel quale mio padre acquistò il primo televisore a colori, e nello stesso edificio gli uffici del Dazio e la boutique-laboratorio di abbigliamento di Giuseppe Moreschi.

Vicino invece c’era il palazzo di Tullietto Ferracci, dove abitava la sua famiglia e dove c’era il Bar della Negra, l’alimentari di Sesto e Maria, la pasticceria dei miei genitori (dopo poco tempo spostatasi dov’è ora), la macelleria di Pizziconi, la filiale della Cassa Rurale e Artigiana coi mitici Marcello e Giovanni e, a seguire, i barbieri Luigino e Mario (dove poi aprì Leonella Moda), le Poste e la Ferramenta di Filomena e Angela.

Questi negozi avevano, di fronte, la parte laterale della chiesa – che dava su Piazza Giulio Cesare – nella quale c’era il vecchio Monumento ai Caduti, la Pizzeria di Ottavio, lo Studio Tecnico del geometra Antonio Bianchi, il negozio di Mario De Rossi, il negozietto di Sistina che vendeva le scarpe (MECAP comprese), la farmacia e il cinema (sì, il cinema) che avevano di fronte la pizzeria di Lillo e, a scendere in piazza, Giovanna la Parrucchiera, l’assicurazione di Angelo Sabelli, la profumeria di Clorinda, la pasticceria dei miei genitori (che all’inizio stava nel buchetto vicino la macelleria di Pizziconi) per arrivare alla Caserma dei Carabinieri, comandata dal Maresciallo Bartolone, che aveva da una parte la pasticceria e dall’altra la macelleria dove lavorava Anna Dente e la sua famiglia, dove da venticinque anni è situata l’Osteria di San Cesario.

Ecco, Anna Dente era parte integrante di questo tipico ritratto dell’epoca e quello che Lei era è rimasta:

simpatica o antipatica in base ai gusti, ma autentica, schietta, spontanea, suscettibile e battagliera, col merito di esser riuscita ad emergere portando alla luce le tradizioni culinarie della sua terra tramandate dalla sua famiglia. E’ stata brava, non è semplice arrivare in alto e non è facile diventare una risorsa per il territorio in cui si vive.

Marco Miglio

Questo tema fu il leit motive di un dialogo di qualche anno fa, d’ estate, in un primo pomeriggio ventilato, in uno dei tavoli dell’Happy Bar, lei parlava della mia arte ed io della sua arte culinaria ed era dispiaciuta dello scarso riconoscimento che, secondo lei, il Paese ci riservava: del resto, le dissi scherzando, che in alcuni testi chiamati Vangeli, un certo Gesù Cristo, parlando del suo ritorno a Nazareth disse:” Nemo propheta in patria (sua) – “Nessuno è profeta nella [propria] patria” . Così è e sempre così sarà. Fu un bel dialogo che mi permise di cogliere un lato più riflessivo della sua personalità che non conoscevo.

In queste ore ho letto alcuni post in cui si dice che, come fu quando morì mio padre, Pino il Pasticcere, è scomparsa un’altra persona che ha fatto la storia di San Cesareo.

Stamattina mi son chiesto: “Chi prenderà il posto di quella generazione? Chi sono quelli che stanno facendo la storia di questo Paese? Chi penserà, preparerà e realizzerà il futuro del paese che è cresciuto sui resti archeologici degli antichi romani e che ha in dote la Villa di Giulio Cesare e Massenzio?”.

Anna Dente è stata vessillo della propria terra e di San Cesareo e oggi nel giorno delle sue cerimonie funebri il riconoscimento Le appartiene.

Guarda il video di Repubblica

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